DIETRO LE QUINTE/ Mattarella e Salvini nella trappola degli Usa

Il Colle ha dato 24 ore a Di Maio per convincere Salvini a mettere da parte Savona e fare il governo. Salvini non ha ancora risposto. Ci sono di mezzo anche gli Usa. ANTONIO FANNA

31.05.2018 - Antonio Fanna
sergio_mattarella_15_lapresse_2018
Sergio Mattarella (Lapresse)

“Può essere che nella storia scopriremo che tutti quelli con cui abbiamo avuto a che fare ci hanno fregato, ma io preferisco passare per una brava persona che per un furbo o per qualcuno che cerca di fregare la gente”. Più che la storia, saranno banalmente le prossime ore a svelarlo.

Questa dichiarazione di Luigi Di Maio sembra infatti fatta apposta per scaricare la colpa di un eventuale ritorno alle urne sul solo Salvini. Una dichiarazione da furbo insomma. Ed infatti dopo poco è seguita da un’altra.

La buona riuscita della proposta per il Mef di un nome alternativo a Paolo Savona, con l’economista sardo comunque nella squadra di governo, “non dipende da noi, il M5s ci sta, dipende dall’altra forza politica che fa parte del contratto. Se ci sta chiederemo di richiamare Conte al Quirinale per l’incarico, è una grande occasione”. Lo afferma sempre il capo politico M5s Luigi Di Maio in diretta su Facebook.

Manovra di accerchiamento nei confronti di Salvini insomma. Ed effettivamente la pressione sul capo della Lega è aumentata a dismisura nelle ultime ore.

Riepilogando, tre elementi di novità mentre volge al termine il giorno numero 85 della crisi: Mattarella ha concesso 24 ore a Di Maio perché convinca Salvini a starci (possono anche fare il premier lui o Giorgetti, però via Savona e al Mef ci va un M5s — cioè decide il Quirinale).

Questa linea è stata imposta al Colle dagli americani, che non disdegnano un governo dei 5 Stelle e temono invece Salvini ed i suoi stravaganti rapporti in politica estera, ma ritengono altresì di poterlo condizionare meglio se nascerà un governo in cui per il momento sia ancora azionista di minoranza.

Terzo fattore: Calenda ed altri di area dem premono per la nascita di un nuovo soggetto politico che si proponga come fronte repubblicano in difesa dell’euro. Un fronte antipopulista che dovrebbe far convergere su quello che resta del Pd i voti degli euroimpauriti.

Peccato che questa logica faccia il paio con la teoria di Salvini sullo scontro tra élites e popolo. Una contrapposizione fatta su misura per far stravincere i populisti pur di assicurarsi qualche strapuntino in più nel prossimo parlamento.

A Mattarella questo schema appare folle. Mentre lui si sforza di costituzionalizzare i 5 Stelle, i dem, superando lo schema destra-sinistra come già auspicato dallo stesso Renzi in passato, garantiscono il trionfo del “nuovo” in politica.

Ma questo nuovo sa di antico. Il fronte costituzionale che non piace al canuto presidente della Repubblica sa tanto del Fronte popolare che si schiantò contro gli agili comitati civici democristiani del 1948. Meglio troncare, sopire e diluire la furia delle piazze giallo-verdi in un governo che duri un paio d’anni.

Oggi si replica. I bookmaker danno la nascita di un governo politico al 40 per cento delle possibilità. Salvini lo hanno cercato fino a notte tarda. Lui ha fatto il prezioso. Come Di Maio pensa di essere il solo ingenuo del Palazzo.

I commenti dei lettori