CAOS MIGRANTI/ Aquarius e governo: ecco perché i rimpatri non funzionano

- int. Gianandrea Gaiani

Gli immigrati dell’Aquarius saranno ricollocati tra Portogallo, Spagna, Germania e Francia. La soluzione a 4 permette ora a Macron di puntare il dito contro l’Italia. GIANANDREA GAIANI

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LaPresse

L’Aquarius sbarcherà a Malta e gli immigrati saranno ricollocati tra Portogallo, Spagna, Germania e Francia. La nave di Sos Méditerranée, divenuta un caso diplomatico perché rimasta senza bandiera, stava facendo rotta su Marsiglia ma Parigi ha detto no. La soluzione a quattro permette ora a Macron di puntare il dito contro l’Italia: “C’è una crisi politica tra l’Italia e il resto dell’Europa” ha detto il presidente francese. Sempre nella giornata di ieri si segnala l’intervento all’Onu del segretario generale António Guterres. Ne abbiamo parlato con Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, esperto di politica estera. Gaiani prevede che sempre più Stati europei arriveranno sulle posizioni dell’Italia.

Chi chiude i confini ai migranti regolari foraggia i trafficanti, ha detto ieri nella plenaria il segretario generale dell’Onu, Guterres.

L’Italia non chiude i confini ai migranti regolari, ma a quelli irregolari. Al contrario, si foraggiano i trafficanti proprio aprendo i porti ai clandestini, come vorrebbero le Ong. Tutti i migranti partiti dalla Libia sono partiti non autonomamente ma pagando i trafficanti. 

Con i porti chiusi invece?

Con i porti chiusi nessun trafficante potrà più garantire ai migranti di venire accolto in Europa. Ma c’è una ragione se Guterres si scaglia contro i “populismi” e la demagogia. Da anni l’Onu sostiene politiche migratorie con lo scopo di meticciare i popoli e far venire il terzo mondo nel primo mondo. Non lo dico io, lo dicono i documenti delle Nazioni Unite sulle migrazioni.

Portogallo, Spagna, Germania e Francia hanno trovato una soluzione su Aquarius 2 dopo che la Ue aveva detto che la situazione “non impegna la responsabilità europea” perché “è una nave senza bandiera europea, e ha operato in un’area di ricerca e salvataggio libica”.

Questo è vero: l’Aquarius sul piano giuridico ha compiuto un’azione pirata non solo perché non ha più una bandiera dopo che Gibilterra e Panama l’hanno ritirata, ma perché ha effettuato un soccorso in mare all’interno della zona Sar libica rifiutandosi di consegnare gli immigrati ai libici.

Perché le condizioni dei campi in Libia sono disumane.

No, perché una volta in Libia l’Oim (Organizzazione mondiale per le migrazioni, ndr) procede ai rimpatri. Da fine novembre 2017 al marzo scorso l’Oim ha rimpatriato dalla Libia 10.700 migranti.

Come mai questa scelta da parte di Aquarius e Sos Méditerranée?

Perché questa e altre Ong hanno una motivazione ideologica, attuare le politiche migratorie di cui sopra. Non si fanno scrupolo di diventare il principale partner dei trafficanti, che per ovvie ragioni hanno tutto l’interesse ad alimentare il loro business.

Come giudica la linea di Parigi?

E’ la politica imbarazzante di un paese che chiude i porti e si appella all’Europa, facendo esattamente quello che hanno fatto Salvini e Conte prendendosi gli insulti di un certo Macron. O sbaglio?

Ora Macron accusa l’Italia.

Se è per questo, lo faceva anche prima. Non ha certamente rinunciato a fare il campione dell’antipopulismo europeo, a costo di suscitare l’ilarità generale. Non è credibile.

C’è una sinistra che continua a guardare a lui.

Ma quale sinistra? Quella che invece di tutelare gli operai è andata per vent’anni a cena coi banchieri. Io però la vedo sempre più in crisi.

Lei cosa propone di fare?

Al di là delle schermaglie ideologiche, quello dell’immigrazione illegale è un problema vero. Nel 2014, quando cominciò l’operazione Mare nostrum, elaborai la proposta dei “respingimenti assistiti” che poi è finita nel programma del centrodestra alle elezioni del 4 marzo. Il mio assunto era che sull’immigrazione illegale l’Europa si sarebbe giocata il suo futuro. Era chiaro che i cittadini europei non avrebbero potuto accettare che chiunque paghi dei criminali possa arrivare nei paesi dell’Unione e avere più diritti di una persona anziana, disagiata o disabile e che per lui vengano spesi più soldi di quanti se ne spendono per un italiano, un francese o un tedesco. 

Ci faccia un esempio a sostegno di quello che sta dicendo.

Giovedì scorso a Parma si è suicidato un 65enne senza lavoro dopo aver ricevuto lo sfratto da un’abitazione nella quale la luce mancava ormai da giorni. In quella città si spendono 34 milioni di euro l’anno per accogliere dal 2015 1.424 immigrati clandestini dediti per lo più allo spaccio o a elemosinare soldi per la strada. 

L’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti (Pd), ha detto che il Decreto sicurezza contiene due “mele avvelenate”. La prima è la cancellazione dei permessi umanitari, che consentivano un percorso di integrazione. Ora invece si avrà più marginalità.

Il permesso umanitario non viene tolto, viene articolato in sei fattispecie di permessi speciali tratti da un’abbondante casistica già prevista nel permesso umanitario.

L’altro errore gravissimo per Minniti è il depotenziamento dei centri Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Dà una mano alla radicalizzazione.

Nei centri della rete Sprar vanno solo quelli che l’asilo lo hanno ottenuto. Chi non è in questa condizione, deve stare nei Cara e nei Cie. Io ho molta stima di Minniti, ma faccio notare che è stato la carta giocata dal Pd sul fronte del contenimento dell’immigrazione illegale dopo aver preso la batosta alle amministrative del giugno 2017.

Perché dice questo?

Perché sono convinto che l’obiettivo dell’Italia, ma sarà sempre più così anche per altri paesi europei, debba esser quello di rimandare a casa il maggior numero possibile di migranti. Economici, e lo sono la stragrande maggioranza di quelli illegali, e rifugiati. 

Ma queste persone molto spesso sono scappate da situazioni drammatiche. Perché anche loro?

Quelli che hanno ottenuto lo status di rifugiato per ragioni politiche sono pochissimi. Iracheni e siriani sono fuggiti dalla guerra, ma in molte parti di Siria e Iraq la situazione è tornata vivibile, e tra Etiopia ed Eritrea è stata siglata la pace. In molti casi il motivo per cui hanno ricevuto l’asilo non esiste più. 

Cosa deve fare il governo?

Stipulare accordi con i singoli paesi per consentire che venga facilitato il rimpatrio.

Questo anche Minniti lo dice. E fa un’obiezione: “Possiamo fare rimpatri solo se siamo in condizione di rimandarli nei paesi di provenienza, con un’attività diplomatica che da questo governo non vedo”.

Ma quella politica non funzionava nemmeno nel suo, di governo. E’ difficile fare rimpatri, è vero. Tutti i migranti che sono in Italia, anche chi vive di espedienti e spaccia droga, manda soldi a casa. E ogni Stato africano ha tutto l’interesse ad avere cittadini in Europa, perché sono fonte di valuta pregiata. Se il governo finora non è riuscito a concludere degli efficienti accordi di rimpatrio, è anche e soprattutto per questo.

(Federico Ferraù)

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