RETROSCENA/ L’Europa approva i conti (e i tagli) di Tria, Salvini e Di Maio

- Antonio Fanna

Altro che scontro tra Di Maio e Tria, incognita sulla legge di bilancio, eccetera. Macché. In Europa il governo piace. Anche perché userà le forbici. ANTONIO FANNA

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Luigi Di Maio e Giuseppe Conte (LaPresse)

Notiziona: gli gnomi di Bruxelles vanno d’amore e d’accordo con il governo gialloverde. Fonti Ue, infatti, hanno espresso a Bruxelles una valutazione di massima certamente non negativa per esempio del decreto Salvini sulla sicurezza: “Non lo vediamo completamente fuori luogo”. “Dovremo vedere, esaminare la compatibilità della nuova legge” con il diritto comunitario, sottolineando che la protezione umanitaria istituita dal governo Prodi “non è regolata dall’Ue” e quindi gli Stati membri “possono fare quello che vogliono”. Nessuna violazione dei diritti fondamentali in Italia, dunque, piuttosto un’argine quasi tardivo al lassismo del passato che creava grossi problemi al resto d’Europa sui cosiddetti “movimenti secondari”.

Ma non è finita: sul versante della manovra economica e delle infrazioni non si è mai visto a Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea, un governo italiano così collaborativo come quello di Conte, Tria e Moavero. In realtà nelle istituzioni comunitarie si leccherebbero i baffi se il deficit venisse contenuto entro il 2 per cento. Appare incomprensibile quindi il coro dei giornaloni italiani fatto di titoli allarmistici che scommettono sulla crisi dei rapporti con l’Europa. Lo stesso Roberto Gualtieri, presidente Pd della commissione economica del Parlamento europeo ieri ha spostato il tiro addirittura paventando una manovra italiana con dentro “molti tagli”. Altro che spendere e spandere. Anzi. Potrebbe perfino accadere che i grilloleghisti facciano al mondo la sorpresa di una politica economica con sforbiciate alla spesa pubblica che garantiscono le riforme promesse.

Resta il fatto che nel pacchetto di mischia del governo degli “incompetenti” Di Maio e Salvini, i professori universitari (Conte, Savona, Tria, Moavero) abbondano. Come nel governo Monti. E neanche troppo sovranisti.

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