CASO MARINO/ Quegli strani silenzi su un’assoluzione scomoda (nel Pd)

- Monica Mondo

“Non ho nulla da replicare a chi ha portato alla rovina il Pd”: lo ha detto l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, assolto in Cassazione

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Ignazio Marino festeggia cn i suoi supporter dopo la prima assoluzione, nel 2016 (LaPresse)
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Sarebbe semplice leggere la vicenda Marino come viene letta, schierandosi indignati dalla sua parte, ergendolo a vittima sacrificale anche più di quanto non faccia lui stesso, o umiliandolo vieppiù come fanno i suoi ex compagni di partito, che lo condannano per l’inadeguatezza, per non aver compreso e frenato mafia capitale, e non per via giudiziaria.

Peccato però che l’abbiano scelto loro, osannandolo come homo novus, benché non fosse nuovo alla politica affatto; che mafia capitale abbia visto implicati parecchi altri della loro schiera, di dritto o di rovescio, e che abbiano aspettato il parcheggio vietato di una Panda e la vicenda scontrini ad uso privato per decretarne la fine.

Orfini si strofina la coscienza, anche perché l’imputato denuncia un solo mandante, e il nome l’aveva fatto espressamente, non era il suo. Però anche le dichiarazioni di Renzi non fanno una piega, perché ha ragione formalmente a scaricare le responsabilità sul Pd romano (che lui non governava mica), a ricordare che l’impeachment  è stata una scelta solo politica. Come lui con Letta. Come altri con lui.

Qualcuno però avrebbe dovuto dirlo, perché il medico era stato candidato e votato, anzi stravotato, e come abbia fatto a macchiarsi di totale incapacità nel breve tempo del suo interrotto mandato. Altra lavata di mani. Zingaretti naturalmente non c’era, era solo presidente della Regione e dunque la sua non vicinanza al caso era per discrezione, naturalmente. Altra risciacquata di mani.

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Dall’altra parte, per passare a Marino, qualcuno dovrà spiegarci come mai la Cassazione ha ritenuto che su di lui non esistono pendenze perché il fatto non sussiste. Si trattava di scontrini fasulli? Hanno mentito i ristoratori dicendo che le cene in questione riguardavano i suoi stretti parenti? Oppure non sussiste un fatto penale, ma soltanto etico? E qui dobbiamo decidere se l’etica conti, per Marino, per il Pd, per la politica. Aspettiamo le motivazioni della sentenza, prima di dipingere aureole o nuove gogne.

Intanto gli sbandieratori dell’etica, quelli di onestà-onestà che a Marino volevano portare le arance in carcere, non arrossiscono neanche un po’, nonostante le grida improvvide, nonostante corruzione, malagestione, degrado evidente della città più bella del mondo, affidata loro per disperazione. Al peggio non c’è mai fine, pensano i romani. Almeno Marino aveva chiuso i Fori Imperiali: si è preso le stramaledizioni per il traffico impazzito in centro, ma quando passeggi nel parco archeologico più grande e antico, un po’ lo rivaluti, Marino. Che ha fatto la Raggi?

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