POPBARI/ Così Conte poteva salvare la banca mesi fa (e senza costi per nessuno)

- Giulio Centemero

Sarebbe stato possibile salvare la Popolare di Bari senza gravare sulle tasche dei contribuenti, come spiega Giulio Centemero (tesoriere della Lega)

manovra
Il premier Giuseppe Conte con il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri (LaPresse)

Caro direttore,
lo sblocca Cantieri e il Crescita furono, nello stesso periodo del 2019, i due ultimi significativi decreti in materia economica del governo Lega-5 Stelle. La Lega riuscì ad avere un impatto positivo su entrambi portando avanti norme di buon senso per la nostra economia, tra cui quella della trasformazione delle imposte differite attive (DTA) in crediti d’imposta.

Inizialmente presentammo un emendamento a sole firme Lega (i miei colleghi della commissione Finanze) per convertire le DTA relativamente al solo settore bancario ma su tutto il territorio nazionale. Dopo un confronto tecnico con il Mef ritirammo l’emendamento poiché, in base alla norma sugli aiuti di Stato, ci dissero non si sarebbe mai trovato accordo con la DG COMP (Concorrenza) della Commissione europea. L’emendamento venne riformulato e assunse una dimensione più trasversale in termini settoriali (non più solo ambito finanziario), ma più focalizzata in termini geografici: il Mezzogiorno.

L’emendamento dei relatori (il collega Raduzzi del M5s ed io), poi approvato, prevede infatti la conversione delle imposte differite attive in crediti d’imposta nel Mezzogiorno sino a 500 milioni di euro entro 18 mesi dall’entrata in vigore della norma: la cornice normativa perfetta per lanciare tante operazioni di aggregazione (pensiamo a passaggi generazionali, capitalizzazione delle imprese e M&A come strumento di crescita) e anche la piattaforma ideale per quell’istituto che avrebbe potuto essere un importante aggregatore nel Mezzogiorno, ovvero la Popolare di Bari. Una norma che, se ben pubblicizzata tramite le nostre rappresentanze diplomatiche, avrebbe potuto attrarre consistenti risorse da parte di investitori internazionali in un territorio come quello del Sud che è normalmente tagliato fuori dai principali circuiti finanziari.

Tornando a DG COMP, Popolare di Bari usciva da un’importante vittoria comunitaria in tema aiuti di Stato per la vicenda Tercas, dando all’Italia un’immagine positiva a livello internazionale. Con il salvataggio dell’Istituto abruzzese e dei suoi obbligazionisti ricordiamoci che si prestò un supporto al sistema Italia che in quei giorni viveva momenti durissimi e che il peso di Tercas fu enorme per l’istituto pugliese, soprattutto alla luce delle numerose operazioni di cessione di crediti provenienti dal primo.

Proprio da quella vicenda si generò un significativo ammontare di DTA che, in base alla norma primaria e puramente contabile votata nel Crescita, sarebbero potute diventare crediti d’imposta e raddrizzare i parametri dell’Istituto senza gravare sulle tasche dei contribuenti. Invece è mancata l’azione politica di un Premier, Conte, che poche settimane fa cantava vittoria per il salvataggio dell’Istituto, ma che non si è adoperato, insieme ai suoi ministri dell’Economia e del Sud, a rendere attuabile una norma di sistema per il Mezzogiorno.

Questi non agire e non decidere hanno allontanato sempre più il progetto di integrazione tra popolari (ci sono ancora soggetti deboli che devono essere aiutati) che era la via d’uscita per il sistema bancario meridionale che sconta un’economia tra le più deboli d’Europa, un processo che fu reso possibile per la prima volta grazie al nostro emendamento sulle DTA.

Ora invece non si fa altro che far nascere sotto una cattiva stella e mettere in cattiva luce un’operazione che industrialmente ha senso, ovvero l’acquisizione di clienti da parte del Medio Credito Centrale, una banca che clienti non ne ha, facendola passare per l’ennesimo salvataggio (con denaro pubblico, usando 900 milioni di euro dei contribuenti) di una banca i cui parametri (basta aver tenuto d’occhio la Texas ratio su Google) erano sballati da troppo tempo.

Questo è il Governo delle occasioni mancate e degli interventi tardivi, abbiamo una cornice normativa e un tessuto sociale promettenti, ma spesso la prima resta lettera morta e il secondo viene ignorato. Si pone anche un problema di democrazia visto che la norma elaborata dal Parlamento, eletto dai cittadini a suffragio universale, spesso non vede applicazione (a volte mancano i decreti attuativi per esempio) o perché il Governo, in particolare questo, non distingue “gli elefanti dalle noccioline”.

Con la norma DTA del Crescita, insieme all’allargamento del cosiddetto regime degli impatriati che nel medesimo decreto ha visto riconoscere al Sud un significativo aumento di quota esentasse della base imponibile per chi, italiano e non, decide di andarci a vivere, lavorare, fare impresa, volemmo dare degli strumenti efficaci al Mezzogiorno che ha voglia di fare. Conte, Di Maio, Gualtieri & co. hanno invece scelto la solita ricetta assistenziale, sentenziando che il Mezzogiorno deve restare assistito a vita e non “si merita” degli strumenti che gli diano un vantaggio competitivo che invece a mio avviso si merita.

Peraltro la via scelta dal Governo è non solo onerosa per i contribuenti, ma anche tortuosa, perché il D.L. 142 del 2019 recante misure urgenti per il sostegno del sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento, certo non è il massimo della linearità. Riportando il commento dell’ufficio studi della Camera dei Deputati infatti con tale decreto “i) sono attribuiti a Invitalia uno o più contributi in conto capitale, fino a 900 milioni di euro nel 2020, interamente finalizzati al rafforzamento patrimoniale della società Banca del Mezzogiorno – Mediocredito Centrale – MCC; ii) l’operazione è volta a consentire a MCC la promozione di attività finanziarie e di investimento, anche a sostegno delle imprese nel Mezzogiorno, anche mediante l’acquisizione di partecipazioni al capitale di banche e società finanziarie; iii) a seguito di tali operazioni realizzate da MCC, viene prevista la possibilità di scindere MCC e costituire una nuova società, a cui sono assegnate le menzionate attività e partecipazioni acquisite da banche e società finanziarie. Le azioni rappresentative dell’intero capitale sociale della società così costituita sono attribuite, senza corrispettivo, al Ministero dell’Economia e delle Finanze”.

Et voilà! La collettivizzazione delle perdite e la creazione dell’ennesima banca pubblica sono serviti!

La settimana prossima in VI Commissione Finanze alla Camera si terranno le audizioni relative al decreto, da Fitd a Invitalia, da Federcasse al sindaco di Bari per culminare venerdì alle 9:30 con quella del Ministro Gualtieri da cui sarà interessante farsi spiegare perché si sia scelta la via più complessa e onerosa invece che la più semplice, dignitosa e meno onerosa per i contribuenti. Sarebbe bello inoltre farsi spiegare da Conte, uomo del Sud, perché non creda nelle capacità delle donne e degli uomini della propria terra. È tuttavia molto probabile che non si otterranno risposte.

© RIPRODUZIONE RISERVATA