Radio, Mise a editori: “Scriviamo insieme roadmap DAB+”/ “Nessuno switch-off su FM”

- Silvana Palazzo

Radio, Ministero dello Sviluppo economico convoca gli editori: “Scriviamo insieme roadmap DAB+, nessuno switch-off su FM”. La decisione dopo il Consiglio dei ministri

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Antenne radio (foto: Pixabay)

Non c’era solo il Green pass sul tavolo del Consiglio dei Ministri. È stata infatti affrontata un’altra questione molto delicata, cioè lo spegnimento di tutte le frequenze radiofoniche in FM a favore del digitale DAB. Il “rumore” mediatico dei giorni scorsi è servito, perché si andrebbe verso un binario parallelo tra FM e DAB per arrivare alla morte naturale dell’analogico. Quindi, sarà spento quando non sarà più giustificato il costo rispetto all’utenza, proprio come accaduto con le onde medie. Già alla vigilia del Cdm era arrivata una prima retromarcia del governo sullo switch off per prendere invece in considerazione uno switch over, la sovrapposizione tra FM e Dab. Del resto, la prima soluzione avrebbe creato non pochi problemi al settore radiofonico, consacrando la morte del settore.

Invece, il Governo ha deciso di convocare i rappresentanti delle radio per discutere insieme di regole e tempi. L’appuntamento è fissato per il prossimo 9 settembre al Ministero dello Sviluppo Economico guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti.

DA FM A DAB+: “REGOLE DA SCRIVERE INSIEME”

«Nessuna tagliola dall’alto, regole e road map saranno scritte insieme con gli operatori del settore», hanno fatto sapere dal Mise. Non è tardata ad arrivare la replica di Lorenzo Suraci, presidente di RTL 102.5, cioè la prima radiovisione italiana: «Lo spegnimento dell’FM in favore del DAB rappresenterebbe un vero e proprio attacco alla radio commerciale e indipendente e ne decreterebbe la morte». Suraci ha sottolineato che si tratta di una questione di non poco conto, «che riguarda milioni di persone e che il Governo non deve sottovalutare». Il suo auspicio è che «le istanze del nostro settore possano essere prese seriamente in considerazione». Ma non è l’unico. Il numero uno di RTL 102.5 si aspetta anche che «le regole del sistema radiofonico possano essere riscritte dagli operatori che nella radio hanno investito e che mirano a crescere e non da fantomatiche associazioni non più rappresentative».



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