Reato di ecocidio, proposta di legge Verdi-Sinistra”/ “Fino 20 anni di carcere”: economia a rischio paralisi

- Niccolò Magnani

AVS presenta alla Camera il reato di ecocidio con pena fino a 20 anni di carcere: cosa prevede la proposta di Fratoianni e Bonelli e perché rischierebbe di paralizzare lo sviluppo economico

Bonelli e Fratoianni, AVS Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, portavoce di AVS (ANSA 2024, Ettore Ferrari)

DOPO IL NEGAZIONISMO CLIMATICO ECCO L’ECOCIDIO, LA NUOVA PROPOSTA DI LEGGE AVS

E se dopo il reato di opinione sul “negazionismo climatico” si arrivasse anche a teorizzare il reato di “ecocidio”? No, non è distopia, ma solo le ultime proposte di legge del ‘combinato disposto’ Fratoianni-Bonelli: forte di uno sfiorato 7% alle Elezioni Europee 2024, il partito AVS – ovvero l’Alleanza Verdi-Sinistra – prosegue la sua lotta per la difesa dell’ambiente e dei “diritti”, incamerando polemiche per le proposte choc di alcuni suoi eletti (vedasi il “diritto ad occupare” di Ilaria Salis, ma non solo) e parlamentari.

L’ultima appunto è quella di un reato specifico che ponga un qualsiasi illecito “contro l’ambiente”, anche arbitrario e non doloso, a rischio di carcere da un minimo di 12 ad un massimo di 20 anni di carcere: l’ipotesi è già divenuta una proposta di legge a firma Filiberto Zaratti, seguito dai leader Bonelli (Europa Verde) e Fratoianni (Sinistra Italiana), con anche gli altri parlamentari Zanella, Borrelli, Dori, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti. Quanto scritto nel faldone presentato alla Camera fa già intuire la portata ideologica della proposta: «introdurre il reato di ecocidio nel nostro ordinamento vuol dire anche cambiare le regole di base con cui opera l’economia nazionale perché renderebbe giuridicamente e moralmente inaccettabile un eventuale grave danno alla natura, e conseguentemente riuscirebbe ad allontanare i finanziamenti dalle pratiche che distruggono in modo significativo gli ecosistemi». La pena “monstre” ipotizzata nel reato di ecocidio deriva dal risarcimento integrale del danno, con aggiunta dell’esecuzione degli interventi in sicurezza successivi e senza addirittura possibilità che vi sia applicata la prescrizione: una sorta di “grande fratello perenne” che davanti ad un (presunto) e arbitrario danno ambientale rischia di bloccare e paralizzare parte dell’economia italiana, inserendo questioni “morali” all’interno di leggi penali.

IN COSA CONSISTE IL “REATO DI ECOCIDIO”, QUALI PENE IPOTIZZATE E QUANTI RISCHI PER IL SISTEMA ECONOMICO

Nella modifica richiesta degli articoli 9 e 41 della Costituzione, in difesa dell’ambiente come premesse ideologica, il reato di ecocidio presentato da AVS punta all’intervento massiccio contro i crimini ambientali: nella proposta di legge si pone anche la reclusione da 3 a 6 anni per «istigazione, il favoreggiamento, il concorso e il tentativo di commettere il reato di ecocidio», con anche la possibilità di applicare le pene quando il fatto viene commesso all’estero ma da cittadini italiani.

Sempre i primi firmatari della proposta di Alleanza Verdi-Sinistra ripetono come l’introduzione di un reato del genere potrebbe stimolare «l’innovazione in una direzione sana ed ecologicamente sostenibile». In ultime istanza, si legge negli articoli presentati da AVS a Montecitorio (e pubblicati dal deputato di Azione Enrico Costa, molto critico sulla proposta di legge) come il Ministro di Giustizia dovrebbe garantire con misure nette la tutela di chiunque denunci i reati di ecocidio. Da Fratoianni a Bonelli fino a Salis e Piccolomini, le proposte italiane si connettono integralmente con quelle europee in quanto lo scorso 27 febbraio 2024 con la direttiva “Ripristino della Natura” si ribadiva per l’appunto l’introduzione nei Paesi membri Ue di misure per «criminalizzare l’ecocidio», sebbene non si parli necessariamente di introdurre un reato del genere.

Aziende a rischio paralisi qualora passasse questa nuova legge proposta da AVS, così come interi settori produttivi che potrebbero bloccarsi qualora il reato “ambientalista” dovesse tenere ferme filiere magari per anni per verificare presunti illeciti denunciati. Si tratta, attacca Costa contro Bonelli e Fratoianni, di un classico utilizzo della giustizia «per ottenere visibilità. L’invenzione di un reato per conquistare i titoli dei giornali, una norma manifesto vaga e generica che delega tutto alla magistratura. Mi chiedo con quale coraggio potranno contestare alla maggioranza di inventare reati ad ogni piè sospinto».







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