LETTURE/ Nella Terra di Dio solo dalla carità può venire la pace

- Monica Mondo

La vita di Vincent Nagle (Fraternità San Carlo) non è cronaca che fa scalpore, ma insegna che si può fare esperienza di carità e amicizia in Terra Santa. MONICA MONDO racconta la sua storia

benedettoxvi_terrasantaR400
Benedetto XVI al Santo Sepolcro, 15 maggio 2009 (Ansa)

Noi non ci speriamo più. Abituati da troppi anni a guardare le divisioni, le lacerazioni tra i popoli che vivono in Terra Santa, sfiduciati da una diplomazia che non offre spiragli, ma solo varchi alla violenza. Non abbiamo speranze che davvero si trovi una soluzione politica che rispetti le identità e le fedi. Vincent Nagle ci crede ancora, come tanti crede silenziosamente nella carità e nell’amicizia. Lavora per questo, e raccoglie già ora i frutti del suo lavoro, che non buca le cronache, ma è cronaca quotidiana per la gente che lo conosce e si fida di lui. Tutto nasce e rinasce da un incontro, oggi come 2000 anni fa, in quella terra fatale dove avvenne il Fatto che cambiò la storia del mondo.

Vincent Nagle è missionario della Fraternità Sacerdotale San Carlo Borromeo. E’ nato in California, da madre ebrea e padre irlandese. Vaghe reminiscenze di tradizione cattolica, ma nei fatti una famiglia di non credenti. Ha attraversato le contraddizioni e le utopie degli anni ’70, ha vissuto da hippy in una comune, ha incontrato una Chiesa ai limiti dell’ortodossia, ha creduto nella teologia della liberazione. Nel frattempo ha studiato tanto (quattro lauree, l’arabo e la cultura islamica) e ha viaggiato di più. Sempre inquieto, donec, diceva Sant’Agostino, cor in Te requiescat.
 

La casa, il luogo finalmente trovato, è la Fraternità fondata da don Massimo Camisasca secondo il carisma di don Luigi Giussani. Non un porto sicuro e tranquillo: una casa è fatta per partire, per lanciarsi nella realtà, sapendo che non sei solo, che la tua strada è seguita e custodita. Padre Vincent viene destinato alla Giordania, poi alla Palestina: dove i cristiani sono pochi e molti se ne vanno per l’Islam, dove trovano migliori opportunità di lavoro, una vita sicura, la possibilità di sposare chi si ama. Un futuro al buio per chi resta, e un’università all’estero il solo miraggio per i propri figli. C’è bisogno “di una diversità umana che colpisce”, come le suore di madre Teresa, aiutate perfino da volontari musulmani. Si può annunciare il Vangelo anche a loro? “Sì, se hai a cuore solo Gesù”, non il tuo progetto sugli uomini. Se segui San Francesco: “Predica sempre e, se necessario, usa le parole”.

Il giornalista Lorenzo Fazzini presta il suo sguardo attento, appassionato e la sua penna alla voce di Padre Vincent, accompagna le sue riflessioni diaristiche, attraversa con lui i luoghi cruciali del Cristianesimo e della storia di Israele. Nablus, dove c’è il pozzo della Samaritana, Ramallah, dove le donne cominciano da qualche anno a sostituire il velo con il burqa. Gerusalemme, fino a mettere le mani nel buco scavato nella pietra per conficcarvi la croce di Cristo. “Amando questa croce si può vivere in Terra Santa”. Si può incontrare Dio nella realtà “non come la vorremmo, ma come essa stessa è”. Si può vivere senza sopportare, senza perdere la pazienza, la speranza. Certi che “la grazia di Dio non è il risultato di un processo storico, ma il libero atto d’amore che i nostri cuori – tutti i cuori – attendono”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori

Ultime notizie di Le letture del Sussidiario