LETTURE/ Sulle Corti europee aveva ragione Marx: troppa astrazione “fa male” ai diritti

- La Redazione

È l’uomo astratto il principio regolatore che ispira quelle sentenze delle Corti europee che direttamente o indirettamente ricadono su tutti noi. SAVERIO MANCINI legge un libro recente di Alberto Vespaziani

europa_burocrateR375
Foto Imagoeconomica

Corte di Strasburgo e CEDU, Corte di Lussemburgo e Carta di Nizza, crocifisso e velo islamico, durata dei processi e matrimonio gay; questi sono alcuni dei temi sempre più ricorrenti non solo nella discussione scientifico-giuridica, ma anche – e soprattutto ultimamente – nel dibattito politico, nei titoli dei quotidiani e nei dibattiti televisivi. Insomma, il fenomeno sociale e giuridico dei diritti fondamentali e delle istituzioni ad essi connesse è ormai in Europa un fenomeno sempre più noto anche al di fuori dei tribunali e delle università.

Molto meno noti sono però i processi argomentativi e le decisioni attraverso cui le Corti nazionali ed europee elaborano i contenuti di quei diritti fondamentali che intimamente ci riguardano, sia come singoli che come comunità sociale, quelle sentenze che direttamente o indirettamente ricadono su tutti noi.

Sono tutti diritti proclamati come “diritti fondamentali della persona”, facoltà o pretese giuridicamente garantite e tendenzialmente indisponibili, inalienabili e intangibili da parte di qualsiasi potere, pubblico e privato, e che sempre più spesso trovano spazio nelle dichiarazioni adottate a livello nazionale o europeo ed internazionale, come nelle Costituzioni dei singoli stati, nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e nella più recente Carta dei diritti fondamentali adottata dall’Unione europea. Come ben si può vedere il quadro è tutt’altro che semplice: con il moltiplicarsi dei diritti proclamati, aumentano esponenzialmente gli strumenti di tutela e diventano sempre maggiori le problematiche che emergono.

Alberto Vespaziani nel suo recente Diritti fondamentali europei (Giappichelli) mette in luce con grande efficacia la sempre maggiore importanza di tutti questi temi, in un libro particolarmente interessante nel metodo e nei contenuti.

Tralasciando quello che è lo stile classico dei manuali e dei trattati accademici, l’autore affronta gli argomenti partendo dalle pronunce dei giudici, secondo quello che è lo stile del casebook: una selezione di motivazioni giurisprudenziali, corredata da brevi cenni introduttivi per aiutare il lettore nella comprensione, anche critica, delle sentenze.

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo

 

Sono proprio le sentenze – spesso integralmente tradotte e riportate – ad offrire un angolo di visuale unico: poter accedere direttamente ai casi pratici affrontati dalle Corti europee permette infatti di capire come siano cambiati i fondamenti e i presupposti stessi sulla base dei quali i diversi giudici europei assumono le loro decisioni. Per riportare un esempio, basta pensare che la Corte Federale Tedesca – l’equivalente della nostra Corte costituzionale -, nel 1957, in un noto e controverso caso sull’identità sessuale (BverfGE 6, 389), sosteneva che i diritti fondamentali devono sempre considerare «l’uomo come persona immersa nei rapporti sociali» e che comunque «già l’interferenza con la sfera personale di un altro uomo conferisce ad un’azione un legame con la società, che la rende giuridicamente apprezzabile», mentre oggi, in più occasioni, le Corti nazionali od europee in tema di diritti fondamentali sono molto più inclini a porre l’accento sul loro valore individuale, considerandoli sempre più astrattamente che non nell’azione concreta che essi svolgono all’interno della comunità sociale.

 

Nella prima parte, il testo offre un quadro generale sulla tematica dei diritti fondamentali nello spazio giuridico europeo, in particolare soffermandosi su quale sia oggi il ruolo e l’incidenza che hanno in Europa.

 

Segue poi una sezione dedicata al cosiddetto bilanciamento tra diritti fondamentali, ossia il metodo adottato dalle Corti quando sono chiamate a pronunciarsi in situazioni in cui configgono tipologie diverse di diritti fondamentali – ad esempio la tutela della morale pubblica e il rispetto della vita privata -, mentre le ultime due parti affrontano gli ambiti forse più attuali e sicuramente più delicati in questo ambito, di ormai rilevante interesse pubblico e comune, quali il diritto all’identità sessuale, la tutela della morale pubblica e i diritti di libertà religiosa (crocifisso e velo islamico per esempio).

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo

 

 

 

In un primo tempo, infatti, l’autore, nel ricostruire la giurisprudenza europea in tema di transessualismo e di matrimonio omosessuale, ne fornisce un vero e proprio affresco attraverso il commento di tre sentenze in particolare, Corbett vs. Corbett del 1970, Corte costituzionale italiana n. 161 del 1985, la notissima e oggi molto richiamata Goodwin vs. Regno Unito del 2002.

Successivamente Vespaziani affronta il tema sempre più controverso della libertà religiosa, che porta con sé anche la questione dell’integrazione e del multiculturalismo. È di non molto tempo fa il caso sollevato dinanzi alla Corte di Strasburgo del crocifisso nelle aule scolastiche italiane, molte Corti europee si sono già pronunciate e il libro riporta alcune sentenze significative: quella del Tribunale Federale Svizzero, la sentenza della Corte costituzionale Tedesca del 1995, la pronuncia sul crocifisso del Consiglio di Stato italiano (n. 556/2006), fino alla recente sentenza della Corte di Strasburgo sul caso del velo islamico in Francia del 2008.

 

Questi temi non sono solo temi di strettissima attualità politica e giuridica, ma riguardano direttamente il “fondo” del diritto e dei diritti nonché i fondamenti stessi del concetto di persona, e si pongono al centro della sempre più apparente tensione tra l’universalità dei diritti umani e la loro storicità. Per questo occorre non perdere, ma anzi custodire e meditare questi fondamenti, facendo attenzione, come diceva Karl Marx, al fatto che «i diritti umani possono misurare il grado di egoismo che ogni uomo produce».

 

In questo senso i ragionamenti offerti dalle sentenze riportate nel libro e alcune delle acute domande e osservazioni poste dall’autore sono di grande aiuto per riportare l’attenzione su questioni per certi versi oggi completamente trascurate dai testi della dottrina, ma che costituiscono, al contrario, i principi base del diritto e dei diritti fondamentali.

 

Proprio grazie al metodo del casebook, il libro di Vespaziani, pur conservando un insostituibile aspetto manualistico, resta un libro molto utile per gli studiosi e interessante per tutti, anche per i “non giuristi”.

 

(Saverio Mancini)

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori