REFERENDUM/ 1. Il consulente di Obama: senza nucleare l’Italia muore

- int. Richard A. Muller

Si avvicina il referendum sul nucleare, e molte più di quel che si creda sono le voci a favore di questa forma di energia. RICHARD A. MULLER, consulente della Casa Bianca è tra queste

co2_cartelli_R400 Cartelli di protesta contro le emissioni dei combustibili fossili (Foto: IMAGOECONOMICA)

Un invito da oltreoceano a non abrogare il piano italiano per il nucleare. E’ quello che viene da Richard A. Muller, professore di Fisica dell’University of California di Berkeley e consulente per le energie rinnovabili della Casa bianca. Le analisi sugli effetti delle radiazioni di Fukushima e le conoscenze scientifiche sulle scorie nucleari hanno convinto il professor Muller del fatto che solare, eolico ed energia atomica sono tre fonti verdi e pulite cui ricorrere in modo sicuro, evitando i rischi per il pianeta di petrolio e carbone e i loro effetti sul riscaldamento globale. Ilsussidiario.net lo ha intervistato per capire perché.

Dopo Fukushima l’opinione pubblica mondiale non si fida più del nucleare. Lei perché non ha cambiato idea?

Dobbiamo tenere conto del fatto che il reattore nucleare di Fukushima è stato colpito da un’immane catastrofe naturale che ha causato 20mila vittime, o forse più, in tutto il Giappone. Lo tsunami è un evento molto difficile da prevedere quando si progetta un impianto nucleare. A nessuno per esempio è venuto in mente di incolpare i progettisti delle Twin Towers per l’attentato dell’11 settembre, proprio perché era impossibile costruire dei grattacieli in modo da resistere alla collisione con due aerei di linea. Ciò che si può ottenere però è limitare il più possibile i danni per l’impatto dello tsunami sui reattori.

Non vorrà sostenere che gli effetti delle radiazioni di Fukushima siano stati limitati?

Il numero di morti per le radiazioni non è noto alla maggior parte delle persone, che pensano che le vittime siano molto di più di quelle reali. Le mappe disponibili dimostrano la reale diffusione della radioattività in termini di sievert e di rem. Su questa base si può quindi tentare una stima di quanti saranno i casi di tumore causati dall’incidente al reattore nel raggio di 200 chilometri intorno a Fukushima. Il calcolo ci porta a una stima inferiore al centinaio di casi, ma il numero potrebbe anche essere inferiore a causa delle evacuazioni effettuate nell’area in questione.

E quindi?

Quindi i danni alle persone che si possono ipotizzare a causa del reattore sono pari a circa lo 0,5% rispetto a quelli provocati dallo tsunami. Queste informazioni non sono state comunicate in modo adeguato, ma si tratta di cifre che è importante che siano conosciute. E’ vero infatti che il reattore di Fukushima causerà purtroppo delle vittime, ma di un’entità non comparabile rispetto a quelle provocate dallo tsunami. Il fatto che il reattore, colpito da un evento così enorme, abbia causato danni così limitati è una dimostrazione di quanto questi impianti siano sicuri.

Resta però il fatto che le centrali nucleari producono scorie pericolose…

 

Gli scienziati che si occupano di scorie radioattive sanno che il pericolo non è così grave, ma la gente comune è spaventata perché non ha dimestichezza con i numeri reali. Un esempio può chiarire questo punto. L’uranio allo stato naturale nel sottosuolo è già potenzialmente pericoloso. Quando poi è inserito nel reattore diventa molto più radioattivo, a causa della reazione nucleare.

Le scorie quindi dopo questo processo sono molto più radioattive rispetto allo stato naturale?

Sì, tuttavia la radioattività delle scorie diminuisce rapidamente. Dopo circa 120 anni la radioattività rimasta è ancora più elevata di quella originaria del terreno da cui l’uranio è stato estratto, ma solo di cento volte più alta. E questo è un livello molto basso, se si pensa che l’uranio presente nel terreno allo stato naturale era a contatto con la falda acquifera, mentre le scorie sono stoccate in luoghi sicuri. L’industria del nucleare si è così evoluta che è ora molto più sicura di quanto si pensi generalmente. È necessario che i politici e i leader informino il pubblico che i rischi sono limitati. Se prendiamo in considerazione le altre fonti di energia, dobbiamo riconoscere che il petrolio ha causato guerre, e questo è il suo grande rischio.

La Germania però per esempio ha scelto di investire sul carbone…

Peccato però che il carbone sia una grande fonte di inquinamento. Da un punto di vista puramente razionale, se si guarda alle cifre, il nucleare è quindi una delle fonti di energia più sicure e pulite che abbiamo a disposizione oggi. E non dimentichiamoci che, non producendo anidride carbonica, non contribuisce al riscaldamento globale.

Prima di Fukushima però, c’era stata Chernobyl…

Questo dimostra che gli incidenti nucleari sono possibile solo come conseguenza di una cattiva progettazione degli impianti. Se si vuol costruire un impianto per la produzione di sostanze chimiche e lo si costruisce in modo irresponsabile, è chiaro che vi saranno incidenti. È quanto successo in Unione Sovietica. Quindi, si devono progettare gli impianti in modo tale da evitare che si verifichino incidenti, ma non si può pretendere di progettare un impianto che resista a uno tsunami come quello che si è verificato in Giappone. Ma la vera catastrofe in Giappone non è stato il reattore nucleare di Fukushima, bensì lo tsunami.

Che cosa ritiene quindi che debbano fare gli italiani in vista del referendum?

Penso debbano senz’altro scegliere di andare avanti con il nucleare. L’atomo è una delle forme più sicure di energia, malgrado tutti i tentativi di creare paura sul suo conto.

(Pietro Vernizzi)







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