REFERENDUM LEGGE ELETTORALE/ Slitta a domani decisione Consulta: ira Salvini

- Niccolò Magnani

Legge elettorale, slitta a domani decisione della Consulta sul referendum della Lega riguardo il Rosatellum “maggioritario”: la sentenza della Corte e l’appello di Salvini

Roberto Calderoli e Salvini
Lega, Roberto Calderoli e Matteo Salvini (LaPresse)

Slitta a domani la decisione della Corte Costituzionale circa il referendum sulla legge elettorale voluto dal Centrodestra: la notizia arriva da fonti della Consulta riportate dall’Agenzia Ansa, spiegando come all’udienza odierna ha partecipato anche il senatore Calderoli in rappresentanza della Regione Basilicata. Assieme a lui, tra gli altri anche capogruppo al Senato di Leu Federico Fornaro e le varie associazioni (Attuare la Costituzione e il Coordinamento per la democrazia costituzionale) che, come lui, si sono costituite contro l’ammissibilità del quesito. Intanto dalla campagna elettorale in Emilia Romagna il leader della Lega Matteo Salvini lancia un appello ai giudici della Corte: «Mi aspetto che gli italiani possano scegliere, possano votare, che non venga loro sottratto questo strumento di democrazia che è il referendum. Perché la legge elettorale non può essere chiusa in due stanze fra tre partitini che vogliono tornare al proporzionale per salvare la poltrona. Mi auguro che la consulta dia la parola al popolo».

CONSULTA DECIDE SUL REFERENDUM LEGGE ELETTORALE

Si riunisce questa mattina la Consulta per decidere sull’ammissibilità o meno del referendum sulla legge elettorale richiesto da 8 Regioni guidate dal Centrodestra su forte impulso della Lega di Matteo Salvini: la sentenza della Corte Costituzionale, attesa in giornata, deve decidere se ammettere alle urne un referendum che chiede in sostanza di abolire la parte proporzionale dell’attuale legge elettorale, ovvero il Rosatellum bis. L’intento leghista è quello di “accelerare” verso una fine anticipata della Legislatura – puntando sui continui scontri e strappi interni alla maggioranza del Conte-bis e sull’esito potenzialmente “deflagrante” delle prossime Elezioni Regionali in Emilia Romagna e Calabria – avendo però in mano una legge elettorale che possa “aiutare” la coalizione del Centrodestra che la maggiorparte dei sondaggi certifica oltre il 50%. Non sono pochi a ritenere la decisione della Consulta (che potrebbe anche eventualmente slittare a domani mattina se non vi sarà piena unanimità nella Camera di Consiglio della Corte oggi diretta da Marta Cartabia) come un vero e proprio snodo cruciale per la durata della Legislatura: se dovesse infatti bocciare il referendum “maggioritario” richiesto dalla Lega, l’ipotesi che il Governo resti più saldo al suo posto è concreto, di contro con un Rosatellum meno proporzionale il Centrodestra avrebbe tutto l’interesse a spingere verso il voto, ma potrebbe anche incontrare le resistenze di Pd, M5s e Renzi che invece potrebbero trovare un asset tale per continuare la legislatura. Insomma, dovunque ci si giri, l’esito della Corte sul referendum è dirimente e di fatto cambierà le carte in tavola, a prescindere da quale decisione verrà presa.

COSA DICE IL QUESITO DEL REFERENDUM

L’azione di Roberto Calederoli (Lega), il vero protagonista della richiesta di referendum, non si è incardinata con il raccogliere delle 500 mila firme: il Carroccio, per arrivare a un giudizio di ammissibilità della Consulta, ha fatto appello alle Regioni guidate dal centrodestra (ne bastavano 5), ovvero Veneto, Sardegna, Lombardia, Friuli, Piemonte, Abruzzo, Liguria e Basilicata. La richiesta specifica del referendum nel quesito proposto alla Consulta, è la seguente: «abolire il metodo proporzionale nell’attribuzione dei seggi in collegi plurinominali nel sistema elettorale della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica». Se dovesse arrivare il via libera, la legge che na nascerebbe – rinominata da CalderoliPopolarellum” – diverrebbe un maggioritario a turno unico simile al sistema del Regno Unito. In forma semplice, significa l’eliminazione dei cinque ottavi di parlamentari eletti con sistema proporzionale, sostituiti dal sistema che nei collegi farebbe eleggere chi prende anche un solo voto in più degli altri candidati.

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