RIAPERTURA DELLE SCUOLE/ Perché studiare è pericoloso e tutto il resto no?

- Monica Mondo

La riapertura delle scuole, con annesse linee guida, si sta rivelando un didastro. Il centralismo vuole governare tutto, ma a che prezzo?

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Esame di Stato in una scuola di Bergamo (LaPresse)

Vorrei, ma non capisco. Non capisco perché il governo difenda a spada tratta una ministra confusa e impotente, tanto più perché arrivata in corsa, causa dimissioni del suo superiore. Non capisco perché a criticarla si rischino accuse di sessismo. Non capisco perché siano aperte tra poco le discoteche e si fatichi a riaprire le scuole. Perché i nostri ragazzi possono impunemente e senza particolari pericoli affollare le spiagge, i locali, le piazze della movida serale, i giardinetti per i più piccoli, le piscine, i parchi giochi, e siano tutti così timorosi delle aule scolastiche.

Non capisco perché le aule debbano essere di 60 mq, quando nelle scuole solitamente non esistono bagni a sufficienza, se ci sono i bagni non ci sono le porte, non c’è il sapone e la carta igienica. Non ci sono palestre, non c’è areazione a sufficienza, non ci sono aule per lo studio e per le biblioteche. Dove vivono, al ministero?

Non capisco perché gli studenti, e solo in Italia, suscitino tanti angosciosi interrogativi sulla sicurezza, quando vivono la promiscuità per scelta e per necessità: provate a salire su un qualsiasi autobus di linea a Roma, e verificate se ci sono posti distanziati, disinfezione delle sedute, amuchina a disposizione, se tutti hanno la mascherina, se ci sono controlli, se gli autisti hanno la possibilità di chiudere le porte in caso di posti al completo o anche solo di eccepire se sale un passeggero senza mascherina (si rischia il linciaggio). Perché dovrebbe essere pericoloso solo studiare. E andare al lavoro, ripiegando su uno smart working a vita che dovrebbe essere una scelta, non un obbligo. Una possibilità, per favorire famiglie con bambini piccoli, ad esempio, non per insinuare nei datori di lavoro il pensiero che si tratti di una via preferenziale per il licenziamento o la prepensione.

Non capisco perché in tutta Europa si sia finito l’anno scolastico con provvedimenti chiari, immediati, mentre da noi la riapertura a settembre sia una Caporetto annunciata. Non capisco cosa facciano coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza, se non possano essere utilmente impiegati come bidelli, visto che non ce ne sono abbastanza, nel controllo dei  trasporti, delle ville, nella pulizia delle strade, nella disinfestazione da blatte, topi e gabbiani, che non porteranno il Covid, ma altre malattie sì.

Non capisco perché ci si possa prendere a gomitate nei supermercati, fate la fila agli uffici postali, agli studi medici, salire su treni e aerei e avere il terrore dei banchi scolastici.

Non capisco, e non mi adeguo. Perché la stabilità, la crisi, la tenuta eccetera non possono giustificare ogni mancanza, ogni approssimazione, ogni rimando, ogni menzogna. Con la paura non si governa, si tira a campare, ed è un triste spettacolo, finché ci adegueremo ad essere spettatori.

P.S. Alla ministra consiglio un giro nelle famigerate scuole paritarie: di solito sono strutture pulite, spaziose, curate, i bagni hanno lo scarico che funziona, e forse lì può scoprire qualche aula di 60 mq. Prima di occupare caserme e centri sociali (ah no, quelli mai!) forse potrebbe occuparsi di farle sopravvivere.

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