Riforma pensioni 2025/ Brambilla trova un escamotage “flessibile”(ultime notizie 5 luglio 2024)

- Danilo Aurilio

Sulle pensioni 2025 c'è ancora da fare tanto lavoro, Brambilla e Mundo trovano un escamotage per rendere la riforma più flessibile.

Pensionati_soldi Fonte: Pixabay.com

Dato che i dubbi sulla riforma pensioni 2025 sono ancora molti e le decisioni poche, in questi ultimi giorni stanno sorgendo nuove proposte provenienti da più esponenti politici. Nello specifico le ultime proposte arrivano dal Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali Alberto Brambilla e da Antonietta Mundo, membro del Comitato Tecnico Scientifico dello stesso Centro.

Entrambi credono che la miglior soluzione per poter arrecare meno danni possibili ai soldi pubblici sia quella di penalizzare i lavoratori che decidono di uscire prima dei 67 anni d’età e di stabilire un minimo di contributi previdenziali versati (25 anni anziché 20) per poter raggiungere l’età pensionabile.

Riforma Pensioni 2025: il progetto di Brambilla e Mundo

Uno dei problemi più gravi della riforma previdenziali riguarda la limitazione delle spese pubbliche. Il deficit economico del Governo non permette modifiche ingenti e flessibili e dunque questo approverebbe – almeno in parte – le parole di Elsa Fornero: “fare dei sacrifici per figli e nipoti“.

Il progetto di Brambilla e Mundo prevede di poter andare in pensione a 67 anni e 25 anni di contributi, dunque aumentando di cinque anni il versamento dei contributi previdenziali.

Ma c’è di più: i lavoratori che vorrebbero uscire anticipatamente (ovvero prima di aver compiuto 67 anni d’età) potranno farlo ma consci di subire una riduzione dell’assegno pensionistico.

Una riforma pensioni 2025 sostenibile

Il progetto mira a rendere più economicamente sostenibile la prossima eventuale riforma. I venerandi troveranno una congruenza e somiglianza con vecchia riforma Dini dell’8 agosto dell’anno 1995.

Nel frattempo si sta ragionando su un’ulteriore soluzioni che premi chi decide di protrarre il pensionamento oltre i 67 anni d’età. Una soluzione equa e che compenserebbe le penalizzazioni per l’uscita anticipata e il “premio” per i lavoratori più duraturi.





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