QUOTA 100, RIFORMA PENSIONI/ Sindacati scuola: cattedre scoperte? (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Riforma Pensioni, sindacati scuola temono effetti Quota 100: cattedre scoperte il prossimo anno? I calcoli delle sigle sindacali sul CorSera

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Pasquale Tridico (Lapresse)

SINDACATI SCUOLA: CON QUOTA 100 RISCHIO CATTEDRE SCOPERTE

Secondo una stima avanzata dai diverse sigle di sindacati del mondo scuola – raccolte dal Corriere della Sera – il timore che la Quota 100 lasci per la prossima annata diverse cattedre scoperte non è poi così lontano. I docenti che hanno richiesto la domanda per le pensioni con Quota 100 sono circa 18700 mentre il numero generale di personale scolastico che ha richiesto l’adesione alla riforma sono ben 32mila unità: le richieste di pensione presentate nel primo semestre sono aumentate di 8.000 e il dato ovviamente preoccupa e non poco i sindacati. Stando alle previsioni riportate dal quotidiano CorSera «rimarrebbero scoperte fino a 140 mila cattedre, azzerando così le 110 mila stabilizzazioni»: per questo motivo pare che il Miur inserirà nel Decreto Crescita un emendamento per fare entrare in ruolo precari da 36 mesi. (agg. di Niccolò Magnani)

ALLARME COVIP SUL FONDO PENSIONI

Intervistato dal Corriere della Sera Economia, Mario Padula – leader di Covip (autorità di vigilanza sulla previdenza integrativa) – suona l’allarme sui fondi pensioni dopo le ultime riforme di Quota 100 e aggiustamenti Inps rispetto alle emergenze degli scorsi semestri: «lo stato dei fondi pensione in Italia è buono. I dati confermano il trend di crescita degli iscritti negli ultimi anni. Siamo arrivati a circa 8 milioni, pari al 30% della forza lavoro. Certo, nei confronti internazionali, la previdenza complementare italiana è ancora piccola, ma bisogna considerare che essa è molto più giovane, avendo di fatto poco più di 25 anni. Ora, con il recepimento della direttiva europea ”Iorp 2”, che interviene su governance, trasparenza e attività transfrontaliera, c’è un’importante occasione di crescita per il settore». Attenzione però, nonostante sia andato meglio del tfr non è tutto rosa e fiori per il fondo pensione: ancora Padula, « il quadro resta molto incerto. Pesano, tra l’altro, le incognite legate alla Brexit e l’andamento dello spread sui titoli di Stato italiani: più quest’ultimo sale e più il valore dei titoli che sono nel portafoglio dei fondi scende».

MAXI ASSEGNO PENSIONI A LUGLIO

A giugno per molti pensionati l’assegno è risultato “smilzo” per tagli e riconversioni ma il mese di luglio dovrebbe risultare leggermente più favorevole per diversi ex lavoratori: sono circa 3,5 i milioni di pensionati che riceveranno la quattordicesima con un bonus fino ad un massimo di 1,5 volte il trattamento minimo annuo del Fondo Pensioni lavoratori dipendenti fino al 2016 e fino a circa 2 volte il trattamento minimo annuo del Fondo 2017. Il conguaglio di giugno per la mancata rivalutazione delle pensioni aveva reso la riforma di Quota 100 “azzoppata” con diversi polemiche mosse contro l’Inps: la platea interessata dal maxi assegno, come riporta Today, riguarda comunque chi non ha ricevuto nessuna sforbiciata nel mese di giugno. Ricordiamo che la quattordicesima viene consegnata a luglio solamente se si perfeziona il requisito anagrafico nel primo semestre del 2019, altrimenti sarà erogata a dicembre laddove si raggiungono i 64 anni nel secondo semestre dell’anno corrente. (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, IL FACT CHECKING SU TRIDICO

La Commissione europea è tornata a puntare il dito contro la riforma pensioni con Quota 100, in particolare evidenziando che nel nostro Paese si spende già molto per la previdenza. Pasquale Tridico, partecipando alla trasmissione Piazzapulita, ha però detto che se si depurasse il dato dalle spese per assistenza, “allora scopriremmo che non spendiamo più degli altri Paesi, ma in linea con la media europea”. L’Agi, attraverso il suo fact-checking, ha voluto verificare la veridicità di questa affermazione, arrivando alla conclusione che quanto afferma il Presidente dell’Inps si scontra con due problemi. “Il primo è che non è semplice fare distinzione, all’interno delle voci di spesa, su che cosa sia ‘previdenza’ e che cosa ‘assistenza’. Il secondo è che sia Eurostat che Ocse, nelle loro indagini statistiche ed economiche, tengono conto di entrambi gli aspetti quando fanno un confronto a livello internazionale delle spese pensionistiche”.

LA SEPARAZIONE TRA ASSISTENZA E PREVIDENZA

Ciò nonostante l’Agi riconosce che “comunque vero che da anni si discute sugli eventuali vantaggi di separare in maniera più netta nell’Inps la componente previdenziale da quella assistenziale (un impegno preso nel Contratto di governo anche da Lega e M5s) e che c’è dibattito su come vadano letti i dati sui confronti internazionali”. Probabilmente, quindi, finché non si provvederà a un’effettiva separazione, nei conti Inps, tra previdenza e assistenza sarà difficile dire con precisione se l’Italia sia o meno penalizzata nelle valutazioni degli organismi internazionali e comunitari.

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