Robert F. Kennedy Jr candidato indipendente alle elezioni Usa 2024/ Addio alle primarie dei democratici

- Josephine Carinci

Robert F. Kennedy Jr si candida alle elezioni presidenziali del 2024 come candidato indipendente: addio alle primarie del partito democratico

covid vaccino protesta 4 kennedy lapresse1280 640x300 Robert Kennedy jr a Milano, all'Arco della pace (LaPresse)

Robert F. Kennedy Jr ha dichiarato che avrebbe continuato la sua corsa presidenziale come candidato indipendente, ponendo fine al suo a lungo perseguimento della nomination democratica contro Biden. “Sono qui per dichiararmi un candidato indipendente alla presidenza degli Stati Uniti”, ha affermato davanti ad una folla di sostenitori fuori dal National Constitution Center di Filadelfia. Una mossa che, secondo alcuni analisi, potrebbe penalizzarlo in vista delle elezioni del 2024. Il 69enne ha criticato aspramente la leadership democratica, che ha accusato di “dirottare la macchina del partito” per soffocare la sua sfida al presidente Biden. Per lui, come dichiarato in interviste e apparizioni pubbliche, il partito democratico ha abbandonato i suoi principi e si è corrotto.

Candidarsi come indipendente comporterà una battaglia dura e costosa con lo scopo di entrare nel ballottaggio in tutti i 50 stati. La settimana scorsa anche Cornel West, accademico liberale e candidato presidenziale, ha affermato che si sarebbe candidato come indipendente, abbandonando i suoi sforzi per assicurarsi la nomina del Partito dei Verdi. Stessa cosa di Kennedy, conosciuto per la promozione di teorie del complotto, il suo rifiuto delle ortodossie scientifiche e il suo abbraccio a figure politiche di estrema destra. Il candidato si è esposto inoltre contro la vaccinazione obbligatoria dei bambini, criticando le misure statali di sanità pubblica.

Robert F. Kennedy Jr: “DNC non dovrebbe favorire un candidato”

Come candidato alla presidenza Usa, Robert F. Kennedy Jr ha costruito una base di sostegno composta da elettori disamorati in tutto lo spettro politico, spiega il New York Times. Per alcuni democratici potrebbe essere la più grande minaccia per il loro partito. Poco dopo l’ingresso in corsa dell’avvocato, alcuni sondaggi lo mostravano con un sostegno democratico fino al 20%, visto dagli elettori come un’alternativa a Biden. I numeri di Kennedy sono diminuiti negli ultimi mesi: la sua campagna continua però a fare appello a un particolare segmento trasversale di democratici scettici, politici conservatori e indipendenti. Il candidato 69enne ha sollevato due principali lamentele nei confronti del Comitato Nazionale Democratico, che sostiene lo sforzo di rielezione di Biden.

In primis, Biden e il partito hanno spinto a cambiare il primo stato delle primarie dal New Hampshire alla Carolina del Sud, lo Stato che ha salvato il presidente nel 2020. In secondo luogo, il partito si è rifiutato di organizzare dibattiti tra Biden e Kennedy. Anzi, i democratici si sono rifiutati di riconoscere la candidatura di Kennedy e hanno evitato di pronunciare il suo nome, “Dovrebbero essere gli elettori di un partito a scegliere un candidato, non gli addetti ai lavori del partito a consacrarlo”, ha scritto Kennedy in una lettera al D.N.C. lo scorso mese. “Il DNC non dovrebbe favorire un candidato rispetto a un altro”, ha proseguito. “Dovrebbe supervisionare un processo di selezione equo e democratico e quindi sostenere il candidato scelto dai suoi elettori”.





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