ROBERTO SAVIANO CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE A GIORGIA MELONI/ Multa da 1000 euro: le diede della “bastard*“

- Mirko Bompiani

Lo scrittore Roberto Saviano è stato condannato per diffamazione nei confronti di Giorgia Meloni: multa da 1000 euro, la Procura aveva chiesto 10mila euro

Processo Saviano Processo per Roberto Saviano: accusato di diffamazione contro Giorgia Meloni (LaPresse, 2023)

Saviano condannato: diffamò la Premier Giorgia Meloni

Roberto Saviano è stato condannato dal Tribunale di Roma per aver diffamato la leader FdI, oggi Premier, Giorgia Meloni: la sentenza è giunta questo pomeriggio dopo che la Procura di Roma aveva chiesto una condanna a 10mila euro di sanzioni per la diffamazione – l’aveva chiamata “bastarda” – nel 2020 durante la trasmissione “Piazzapulita”.

Il giudice ha scelto per ridurre la cifra della sanzione, da 10mila euro a 1000 euro, confermando però l’impianto della diffamazione contro Meloni: «È un comportamento di intimidazione», ha detto Saviano oggi in aula prima di essere condannato, «Pur nell’assurdità di essere portato a giudizio dal presidente del Consiglio dopo averla criticata, non c’è onore più grande che può essere dato a uno scrittore che vedere le proprie parole mettere paura a un potere tanto menzognero. Quando un giorno ci si chiederà come è stato possibile lasciar annegare tutte queste persone in mare, il mio nome non sarà tra quelli dei complici». È sempre lo scrittore di “Gomorra” ad attaccare la leader del Centrodestra dichiarando in Aula, «Davvero stiamo accettando che il potere politico pretenda che il potere giudiziario delimiti il perimetro nel quale può muoversi uno scrittore? È così difficile notare la sproporzione tra chi ha il potere politico e chi ha solo le proprie parole? Sono abituato a pagare un prezzo per ogni parola. Impedire il dissenso significa colpire a morte il cuore pulsante della democrazia». (agg. di Niccolò Magnani)

Ultima udienza del processo su Roberto Saviano

Importanti sviluppi dal processo che vede contrapposti Roberto Saviano e Giorgia Meloni. Come reso noto dall’Adnkronos, la procura di Roma ha chiesto una pena pecuniaria di 10mila euro per lo scrittore nel procedimento per diffamazione nei confronti del presidente del primo ministro. L’episodio risale al dicembre del 2020: durante una puntata di “Piazzapulita”, in onda su La7, l’autore di “Gomorra” sul tema dei migranti si era riferito all’allora leader di Fratelli d’Italia chiamandola ‘bastarda’.

“Sostenere che Giorgia Meloni stia perseguitando qualcuno è assolutamente falso”, le parole dell’avvocato del premier, Luca Libra: “Bastardo non è una critica ma sempre un insulto, anche per il dizionario è sempre un termine dispregiativo. Il diritto di critica anche per la Cassazione non può travalicare nell’uso dei termini e dal rispetto delle persone”. Il legale ha poi aggiunto: “L’imputato ha usato un linguaggio eccessivo, volgare e aggressivo; è possibile fare critica ma nessuno è al di sopra del codice penale”. La richiesta è di un risarcimento di 75 mila euro e una provvisionale non inferiore a 50 mila euro.

La richiesta contro Saviano

Saviano è intervenuto in aula durante le spontanee dichiarazioni e ha definito il comportamento di Giorgia Meloni “un’intimidazione” e ha tenuto a citare l’assenza di Michela Murgia, “che mi è sempre stata accanto”. “Pur nell’assurdità di essere portato a giudizio dal presidente del Consiglio per averla criticata, non c’è onore più grande che può essere dato a uno scrittore che vedere le proprie parole mettere paura a un potere tanto menzognero”, le parole dello scrittore: “Può il potere politico difendersi non nel processo ma dal processo? Rivendico la legittimità della mia critica. Quando un giorno ci si chiederà come è stato possibile lasciar annegare tutte queste persone in mare il mio nome non sarà tra quelli dei complici”. Saviano ha proseguito: “Davvero stiamo accettando che il potere politico pretenda che il potere giudiziario delimiti il perimetro nel quale può muoversi uno scrittore? E’ così difficile notare la sproporzione tra chi ha il potere politico e chi ha solo le proprie parole? Sono abituato a pagare un prezzo per ogni parola. E’ importante però che il tribunale sappia che la scelta è stata fatta”. “Impedire il dissenso significa colpire a morte il cuore pulsante della democrazia”.





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