CASO CUCCHI/ Il procuratore: pronti a riaprire le indagini, inaccettabile morire nelle mani dello Stato

- La Redazione

oggi si terrà un sit-in davanti alla Procura di Roma e chiederanno di essere ricevuti. Il loro appello è stato accolto dal procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone.

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Stefano Cucchi

È stato provato in giudizio che Stefano Cucchi, il geometra romano morto nel 2009 dopo essere stato arrestato per droga, fu vittima di violenza mentre si trovava in stato di arresto. Eppure oggi resta solo la rabbia, ancora la giustizia è lontana. Sono passati pochi giorni dalla sentenza che ha scatenato le polemiche con cui la Corte d’Appello di Roma ha assolto per insufficienza di prove tutti gli imputati nel processo Cucchi. Ma la sorella e i genitori del ragazzo non si arrendono: oggi si terrà un sit-in davanti alla Procura di Roma e chiederanno di essere ricevuti. “Abbiamo vinto, Stefano. Abbiamo vinto! Mi parlavano di morte naturale. Mi parlavano di te che ti eri spento. Abbiamo vinto. Hanno perso loro. Non noi. Non ci siamo arresi ed abbiamo vinto. Sono loro ad aver perso. Loro che non sono nemmeno capaci di dirci chi è stato a ridurti così. La giustizia non è per te. Non è per noi. Ma oramai tutti sanno e tutti hanno capito. Abbiamo vinto”, ha scritto Ilaria Cucchi su Facebook. Il loro appello è stato accolto dal procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, che è pronto a incontrare i familiari e “nel caso in cui emergeranno fatti nuovi, a riaprire le indagini. Non è accettabile – chiarisce – che una persona muoia mentre è affidata alla responsabilità degli organi dello Stato”. «Andremo solo noi tre – ha detto Ilaria Cucchi – senza alcun sit-in, presidio o altro. Vogliamo far vedere come Stefano è morto e le condizioni con le quali ce lo hanno riconsegnato. Voglio chiedergli se è soddisfatto dell’operato del suo ufficio, se quando mi ha detto che non avrebbe potuto sostituire i due pm che continuavano a fare il processo contro di noi, contro il mio avvocato, e contro mio fratello, ha fatto gli interessi del processo e della verità sulla morte di Stefano». Intanto Ilaria Cucchi afferma di prendere atto di questa decisione importante del procuratore capo della Repubblica di Roma e dice: «Rimaniamo in attesa di giustizia e verità come abbiamo sempre fatto in questi cinque anni. Possiamo dire che vanno azzerate tutte le perizie e le consulenze che hanno fatto solo fumo e nebbia sui fatti». Intanto il sindaco di Roma, Ignazio Marino, conferma la decisione di voler intitolare una strada a Stefano. «Mi piacerebbe che via Golametto, la via d’accesso al Palazzo di giustizia, fosse quella prescelta. Sarebbe un segnale importante», commenta la sorella di Cucchi. (Serena Marotta)



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