MATRIMONI GAY ALL’ESTERO/ Tribunale di Roma: no al riconoscimento, in Italia non c’è legge apposita

- La Redazione

Il tribunale di Roma vieta la trascrizione nei registri comunali dello stato civile di una coppia di donne che si è sposata all’estero, in Italia non c’è legge sul caso dice la sentenza

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Immagine di archivio

Due donne gay che si erano sposate in Portogallo si sono viste rifiutate il riconoscimento del loro matrimonio dal tribunale civile di Roma. Chiedevano la trascrizione nei registri dello stato civile del comune. Per il giudice non è possibile procedere con il riconoscimento e la trascrizione perché in Italia non c’è legge approvata dal parlamento che riconosca tale procedura. Non possono essere i giudici, ha scritto Franca Mangano presidente del tribunale, a colmare il vuoto legislativo: “L’eventuale equiparazione dei matrimoni omosessuali a quelli celebrati tra persone di sesso diverso  e la relativa trascrizione nei registri dello stato civile rientrano nella competenza esclusiva del legislatore nazionale, cui questo giudice non potrebbe comunque sostituirsi”. Per l’avvocato della coppia la sentenza è una doppia discriminazione: “La prima è quella dell’omosessuale nei confronti dell’eterosessuale. La seconda (visto che la legge consente il matrimonio di chi ha cambiato legalmente il sesso), dell’omosessuale nei confronti dell’omosessuale che ha scelto di cambiare sesso, e che può sposarsi tranquillamente”. Il sottosegretario al ministero delle riforme Ivan Scalfarotto ha commentato che la legge che regola i matrimoni contratti all’estero tra persone dello stesso sesso sarà pronta entro la fine dell’anno.



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