Rudolf Nureyev, chi è l’amico di Carla Fracci?/ Il successo dello Schiaccianoci

- Emanuele Ambrosio

Rudolf Nureyev, chi è e come è morto l’amico di Carla Fracci? Uno dei più grandi ballerini stroncato a 55 anni dal virus dell’Aids

La ballerina Carla Fracci
La ballerina Carla Fracci

L’amicizia tra Carla Fracci e Rudolf Nureyev prosegue tra numerose peripezie fino alla prima messa in scena dello Schiaccianoci in cui l’étoile si è esibita proprio in una coreografia ideata dal suo più grande amico che ha saputo insistere ai dubbi della donna, che prima di allora aveva rifiutato numerosi balletti.

Carla, il film dedicato alla vita di Carla Fracci si conclude con la messa in scena della prima dello spettacolo Lo Schiaccianoci, in cui l’étoile ha danzato accanto al suo più grande amico Rudolf Nureyev, ottenendo uno straordinario successo conclusosi tra la commozione del pubblico presente in sala. Viene lasciato spazio anche alle testimonianze dirette della ballerina che racconta di come lo spettacolo sia stato preparato da lei in soli cinque giorni prima del debutto. (Agg. Adriana Lavecchia)

Un amicizia burrascosa, ma sincera

All’interno del film in esclusiva su Rai 1 proseguono con i racconti del suo periodo londinese, in cui la ballerina fa il suo primo incontro con il russo Rudolf Nureyev all’epoca giovane ballerino. Il rapporto iniziale tra i due ballerini si mostra subito conflittuale, soprattutto durante la tournée negli Stati Uniti d’America, per poi trasformarsi in un bel rapporto di amicizia attraverso numerose confidenze personali, soprattutto sul tema dell’amore e dei sacrifici.

Chi è Rudolf Nureyev, amico di Carla Fracci

Rudolf Nureyev, chi è e come è morto l’amico di Carla Fracci? Considerato uno dei più grandi ballerini è morto il 6 gennaio del 1994 a soli 55 anni per delle complicazioni legate al virus dell’Aids. Nureyev si è spento nell’ospedale di Parigi dopo una trionfale carriera che l’ha reso uno dei ballerini più amati e conosciuti al mondo. Dopo aver lasciato l’Unione Sovietica, il ballerino comincia la sua ascesa nel mondo della danza: dopo l’infanzia trascorsa a Baschiria, nel pieno periodo delle purghe volute da Stalin, Rudolf a soli 17 anni entra nella scuola di danza. Sin dall’inizio i professori restano stupiti e colpiti dal suo innato talento che lo porta a diventare una stella nel firmamento mondiale. In poco tempo conquista il titolo di primo ballerino del Kirov di Leningrado.

Anche se la critica ha sempre detto che non fosse tecnicamente bravo come Baryshnikov, Nureyev ha conquistato il pubblico con il suo carisma e le sue esibizioni. Come dimenticare quella in Romeo e Giulietta con Fonteyn, in assoluto una delle più emozionanti della storia del balletto.

Rudolf Nureyev e il rapporto con l’Italia: l’amore per Positano

“La danza è tutta la mia vita. Esiste in me una predestinazione, uno spirito che non tutti hanno. Devo portare fino in fondo questo destino: intrapresa questa via non si può più tornare indietro. È la mia condanna, forse, ma anche la mia felicità. Se mi chiedessero quando smetterò di danzare, risponderei “quando finirò di vivere” – dichiarò Rudolf Nureyev parlando della danza. Il ballerino ha vissuto un rapporto di grande amore con l’Italia. In particolare il primo ballerino sognava di poter acquistare l’isolotto di Li Galli, di fronte. Un sogno incompiuto visto che il ballerino poco dopo si ammalò e fu costretto a cure mediche fino alla tragica morte.

Rudolf è stato molto legato a Carla Fracci, la prima ballerina assoluta, che durante una intervista rilasciata a La Repubblica ricordava così il collega e grande amico: “ballare con Rudolf era una sfida. Carattere difficile. Uomo capriccioso e volubile. Eccentrico e competitivo. Ma di grandissima generosità. Era inammissibile per lui che nel lavoro non ci si impegnasse. Non voleva essere solo porteur della ballerina, ma voleva ballare con lei. E per guadagnarsi la sua stima, bisognava essere più forti e uscirne vittoriosi”. Non solo un rapporto di lavoro come precisò la Fracci: “il nostro rapporto era fra due competizioni che stavano per scrivere il futuro della danza. Quella morale e quella stilistica. Rudolf è la persona di famiglia che non è mai uscita dalla mia vita e vive nella mia memoria non solo come danzatore celeberrimo”.



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