RUSSIA ESCLUSA DALLE OLIMPIADI/ Ma la battaglia contro il doping è vera?

- Roberto Perrone

L’espulsione della Russia da tutte le manifestazioni sportive dei prossimi 4 anni per doping ripropone l’annoso caso delle prestazioni adulterate

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Il grande caso dell’espulsione della Russia da tutte le manifestazioni sportive dei prossimi quattro anni per doping ripropone l’annoso caso delle prestazioni adulterate.

Il doping è un reato odioso, ma non voglio parlare di quello russo di Stato, quanto piuttosto della nostra riluttanza ad affrontare questo argomento. Nella storia delle umane imprese c’è sempre stato qualche “additivo” più o meno segreto anche nella storia di grandi campioni. Alcuni di questi, anche molto amati, sono stati scoperti, altri sospettati e ne hanno avuto la carriera stravolta.

Altri hanno vinto medaglie di cui si fa finta che non esistano, come quelle di Michelle Smith, nuotatrice irlandese che conquistò sette ori in tre anni, dal 1995 al 1996, di cui tre olimpici e quattro europei. Non fu mai trovata positiva e venne squalificata, in seguito, per aver contaminato una provetta e in rinvenimento di una sostanza dopante, l’androstenedione. Ma la sua condanna non le ha tolto quanto conquistato in precedenza.

Neanche Lance Armstrong fu mai trovato positivo e i sette Tour de France e i risultati conseguiti dopo il 1998 sono stati cancellati in seguito all’inchiesta che lo coinvolse quando era già un ex o quasi.

Altri atleti, come Alex Schwazer, sono stati trovati positivi, ma la vicenda del marciatore è ancora aperta per quello che riguarda la sua seconda condanna. Per il gip di Bolzano, Walter Pelino, le provette sarebbero state manipolate.

Filippo Magnini, mai beccato, è stato punito, quando si era già ritirato, per i suoi rapporti con Guido Porcellini, nutrizionista squalificato a vita dalla giustizia sportiva e condannato in primo grado da quella ordinaria.

Tutte queste vicende, così diverse tra di loro, rendono il doping un reato peloso, sempre difficile da trattare. Facciamo fatica a credere che un campione che amiamo si sia dopato. Non vogliamo quasi sentirlo.

Come disse una volta un grande allenatore di nuoto: “È meglio che non vi dopate, ma se lo fate non lo voglio sapere. Se vi fate beccare, non lo voglio sapere due volte”.

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