Salario minimo bocciato dalla Commissione Lavoro/ Sostituito con una delega per garantire stipendi equi

- Lorenzo Drigo

Salario minimo: bocciata definitivamente la proposta del centrosinistra, sostituita da una delega al governo che dovrà migliorare la contrattazione collettiva nazionale

Governo Meloni, salario minimo Vertice sul salario minimo: Governo Meloni al tavolo con Conte e Schlein (LaPresse, 2023)

La proposta di introduzione di un salario minimo legale, avanzata e a lungo dibattuta dal centrosinistra, che aveva trovato un’intesa per fissare il minimo salariale a 9 euro orari, è stata definitivamente bocciata dalla Commissione Lavoro della Camera. La proposta, in altre parole, è stata stralciata e sostituita da una delega al governo che dovrà essere esercitata entro 6 mesi con l’obiettivo di garantire a tutti i lavoratori italiani un salario equo, sufficiente e proporzionato.

Insomma, non c’è pace per l’opposizione che per l’ennesima volta si è vista rigettare la proposta di un salario minimo, che risulta essere tra le sue principali proposte. Immediata, ed ovviamente negativa, la reazione del centrosinistra, sintetizzata da Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione, che ha accusato quest’ultima di aver “compresso i tempi parlamentari uccidendo” la proposta, e definendolo uno “scempio della democrazia parlamentare”. Idea sostenuta anche ad Elly Schlein, che ha sottolineato come la delega al posto del salario minimo “certifica l’ennesimo rinvio di sei mesi. Il governo decide di sfilare la discussione al Parlamento e di accentrare per non decidere”. Questo, secondo la segretaria democratica, è “un giorno davvero triste e buio per la democrazia“.

In cosa consiste la delega al posto del salario minimo

La proposta di introdurre un salario minimo legale è stata, insomma, affossata, a favore di una delega che il governo dovrà esercitare nel corso dei prossimi 6 mesi. Questa, spiega il Fatto Quotidiano, prevede l’adozione da parte del governo si una serie di decreti legislativi per “garantire l’attuazione del diritto di ogni lavoratore e lavoratrice a una retribuzione proporzionata e sufficiente, come sancito dall’articolo 36 della Costituzione”.

L’obiettivo, al posto del salario minimo, è quello di rafforzare “la contrattazione collettiva“, basandosi sui “trattamenti economici complessivi minimi dei contratti collettivi nazionali maggiormente applicati”, oltre a sviluppare “la contrattazione di secondo livello“. Il fine ultimo è quello di “fare fronte alle diversificate necessità correlate all’incremento del costo della vita e alle differenze dei costi su base territoriale”. Nel frattempo, comunque, Unione popolare ha avviato una raccolta firme a sostegno di una legge sul salario minimo, fissandolo a 10 euro, che finora conta già più di 70mila adesioni.







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