Pubertà precoce: colpa dei cosmetici delle mamme?/ Alcuni prodotti finiscono sotto accusa

La pubertà precoce potrebbe essere colpa dei cosmetici delle mamme, a riferirlo è uno studio che proviene dall’Università della California a Berkeley.

07.12.2018, agg. alle 18:33 - Matteo Fantozzi
Pubertà precoce: colpa dei cosmetici delle mamme?

La pubertà precoce potrebbe essere colpa dei cosmetici delle mamme, a riferirlo è uno studio che proviene dall’Università della California a Berkeley. Questo è stato pubblicato dalla rivista specializzata Human Reproduction e si basa sullo studio dei dati raccolti su 338 bambini seguiti da prima della loro nascita fino all’età adolescenziale. L’esposizione ad alcune sostanze chimiche contenute ad interno di beni per la cura personale può portare a queste conseguenze, anche se i cosmetici in questione vengono utilizzati dalla mamma quando è ancora in gravidanza. Alcune sostanze chimiche presenti nei prodotti sarebbero dunque finite sotto accusa. Lo studio ha evidenziato come le figlie di donne con livelli maggiori di dietilftalato e triclosan durante la gravidanza siano arrivate prima alla pubertà. Particolare quanto meno curioso nei ragazzi questo particolare però non ha portato alla stessa tendenza.

Pubertà precoce: colpa dei cosmetici delle mamme? Ecco le sostanze sotto accusa

Sotto accusa finiscono diverse sostanze chimiche che rischiano di velocizzare l’arrivo della pubertà per le ragazze se assunte dalle mamme durante la gravidanza. Sono finiti sotto la lente di ingrandimento soprattutto gli ftalati che si trovano entro a sapone, shampoo e profumi; i parabeni che si usano come conservanti nei cosmetici, e i fenoli che contengono triclosan. Negli ultimi venti anni le ragazze hanno iniziato a sviluppare la pubertà sempre prima, probabilmente questo è legato proprio all’assunzione delle sostanze in questione da parte delle donne già in stato interessante. I ricercatori americani evidenziano come questi dati siano estremamente preoccupanti perché aumenta il rischio di andare incontro a malattie mentali, cancro a seno e ovaie e altre gravi patologie. Nei guai potrebbero finire quelle aziende che fino a questo momento hanno commercializzato liberamente prodotti con questi agenti e che ora potrebbero essere bloccati sul mercato.



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