Proteina nel sangue indica neurodegenerazione/ La correlazione indica possibile Alzheimer

- Matteo Fantozzi

Una proteina nel sangue potrebbe indicare uno stato di neurodegenerazione. Si chiama Nlf e in futuro permetterà di scoprire possibili pericoli tramite una semplice analisi del sangue.

cervello pixabay
Alzheimer Caffè per malati e familiari
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Una proteina nel sangue potrebbe indicare uno stato di neurodegenerazione. In alcune formi di Alzheimer precoce con base genetica i livelli ematici di questa proteina viene rilasciata da neuroni danneggiati aumentano decisamente prima che si possano manifestare i classici segnali cognitivi della stessa malattia. Sicuramente questa scoperta potrebbe permettere una diagnosi immediata ed economica, in grado di garantire la possibilità di poter agire tempestivamente per bloccare l’insorgere della patologia. La proteina in questione è il noto neurofilamento leggero, noto come Nfl e cioè Neurofilament light chain. La sua presenza nel sangue a livelli elevati potrebbe indicare un danno cerebrale neurodegenerativo e appunto portare a una diagnosi precoce di patologie importanti come per esempio l’alzheimer. Lo studio è nato dalla correlazione di uno studio di persone portatrici di una variante genetica importante. Questa scoperta ha una portata scientifica decisamente rilevante, basti pensare che si potrà scoprire un paziente potenzialmente malato di alzheimer con una semplice analisi del sangue.

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cerve: lo studio della Nlf

La proteina nel sangue che indica una possibile malattia neurodegenerativa si chiama Nlf (Neurofilament light chain) e in futuro permetterà di scoprire possibili pericoli tramite una semplice analisi del sangue. La Nfl è una proteina che fa parte del citoscheletro dei neuroni. Quando i neuroni cerebrali sono danneggiati questa proteina esce nel liquido cerebrospinale, proprio per questo una presenza imponente in questo liquido indica una sofferenza a livello cerebrale. La scoperta è arrivata ovviamente dal fatto che poi dal liquido spinale la Nlf può passare al sangue e quindi essere indicata da un semplice esame di laboratorio. Il tutto è stato studiato da Stephanie A. Schulz e dai suoi colleghi su un campione di 247 pazienti con rara variante genetica che può causare un esordio precoce dell’Alzheimer tra i 30 e i 50 anni.

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