Salvò ragazzini bloccati nella grotta in Thailandia/ Morto Navy Seal per infezione

- Dario D'Angelo

Beirut Pakbara, Navy Seal che partecipò al salvataggio dei ragazzini intrappolati nella grotta in Thailandia, è morto a causa di un’infezione del sangue.

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Soccorritori in corsa contro il tempo (LaPresse)

Fu tra gli eroi che salvarono i 12 ragazzini della squadra di calcio rimasti intrappolati nella grotta di Tham Luang, in Thailandia: ieri il soldato Beirut Pakbara è morto per un’infezione del sangue contratta proprio durante le operazioni di recupero. Quella storia incredibile, sviluppatasi nell’arco di 12 interminabili giorni in cui tutto il mondo guardò con apprensione alle sorti di quella giovane compagnia bloccata all’interno dei cunicoli che costituiscono il complesso di grotte al confine con la Birmania, puntualmente allagato durante la stagione delle piogge, non ha avuto il lieto fine che inizialmente si era pensato. Le condizioni del soldato, appartenente al reparto dei Navy Seal thailandesi, nel corso dell’ultimo anno erano progressivamente peggiorate, fino alla morte, la seconda di un soccorritore impegnato nelle operazioni di salvataggio.

MORTO SOLDATO EROE: SALVO’ RAGAZZINI BLOCCATI NELLA GROTTA IN THAILANDIA

Beirut Pakbara non è infatti l’unica vittima dell’incidente avvenuto nella grotta di Tham Luang il 23 giugno del 2018. Il primo a perdere la vita fu infatti il 38enne Saman Gunan, morto per mancanza di ossigeno dopo aver perso conoscenza sulla via del ritorno dai cuniculi del complesso di caverne. In suo onore è stata successivamente eretta una statua proprio all’ingresso delle grotte rese celebri in tutto il mondo per quella incredibile vicenda. A dare l’annuncio della morte di Beirut Pakbara è stata la stessa Marina Thailandese con un post a lui dedicato che ha fatto la comparsa su Facebook. Il Comando del corpo militare ha fatto sapere che il soldato aveva ricevuto le cure del caso, ma non sono bastate. Il marinaio è stato insignito della massima onorificenza prevista dall’ordinamento militare. All’epoca molte polemiche derivarono dall’idea che la grande mediaticità dell’evento avesse portato i vertici delle operazioni di salvataggio ad esporre i soldati a dei rischi eccessivi nel tentativo di mostrare al mondo intero l’efficienza della macchina dei soccorsi.



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