Saman Abbas “Meglio in comunità che in Pakistan”/ Prima di sparire denunciò il padre

- Emanuela Longo

Saman Abbas fu sentita dai carabinieri pochi giorni prima di sparire ed a loro disse di essere disposta a tornare in comunità piuttosto che in Pakistan

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Saman Abbas (foto dal web)

A quattro mesi esatti dalla scomparsa di Saman Abbas, avvenuta da Novellara (Reggio Emilia) tra il 30 aprile ed il primo maggio scorso, emergono nuovi dettagli dagli atti depositati dal tribunale del Riesame di Bologna. Secondo quanto trapelato dalle indagini, i genitori della ragazza volevano darla in moglie ad un cugino in Pakistan ma Saman si era opposta con forza tanto da dire anche alla madre che “non voleva perché lui è più grande”.

Dalle carte rese note da RaiNews è emerso che Saman era stata sentita dagli inquirenti appena una settimana prima di far perdere le tracce. Era il 22 aprile scorso ed in quella occasione fece mettere a verbale: “sono disposta a tornare in comunità ma non ad andare in Pakistan”. Pochi giorni prima, l’11 aprile, aveva denunciato il fatto di non poter entrare in possesso dei suoi documenti indebitamente trattenuti dal padre ed aveva anche segnalato le minacce ricevute dal giovane fidanzato, suo connazionale, fa parte di parenti in Pakistan. In una conversazione avuta con il fidanzato, Saman Abbas lo avrebbe messo in guardia circa la pericolosità del padre Shabbar, a suo dire collegato alla mafia pakistana. “Ho molta paura in quanto il padre è una persona pericolosa e ho paura anche per i miei genitori che sono in Pakistan. Infatti, Saman in alcune chiamate mi ha fatto chiaramente capire che suo padre ha già ucciso altre persone sia in Italia sia in Pakistan”, aveva detto il ragazzo ai carabinieri lo scorso 5 maggio.

Saman Abbas, come è stata uccisa? Giallo sul corpo

Il corpo di Saman Abbas ad oggi non è ancora stato trovato. Secondo gli inquirenti dopo l’uccisione la giovane sarebbe stata sotterrata nelle campagne di Novellara, nei pressi dell’azienda agricola dove il padre ed alcuni parenti lavorano e dove si sono concentrate le ricerche per 67 lunghi giorni ma senza alcun esito. Stando a quanto trapelato dagli atti e riferito dal fratello minore della vittima, lo scorso 30 aprile in casa Abbas ci fu una sorta di riunione familiare in cui si parlò di come far sparire il corpo della ragazza che potrebbe essere stato fatto a pezzi. Il 16enne avrebbe anche preso le difese dei genitori chiamando in causa altri due cugini attualmente non indagati.

Al momento l’inchiesta per omicidio vede indagati e tutti latitanti i genitori di Saman, lo zio Danish Hasnain ritenuto l’esecutore materiale del delitto ed un cugino. Un secondo cugino è invece stato arrestato ed è attualmente detenuto nel carcere di Reggio Emilia. I giudici del Riesame di Bologna rispetto alla fine terribile della 18enne sarebbe arrivati ad una conclusione: la giovane è stata uccisa “in una terribile sinergia tra i precetti religiosi e i dettami della tradizione locale, che arrivano a vincolare i membri del clan a una rozza, cieca e assolutamente acritica osservanza pure della direttiva del femminicidio”.

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