Sarah Scazzi, l’ultima estate 2010/ Attriti con Sabrina Misseri, scomparsa e omicidio

- Emanuela Longo

L’ultima estate di Sarah Scazzi fu quella del 2010: a undici anni di distanza, i momenti che hanno segnato il caso di cronaca che scosse Avetrana e l’Italia intera

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Sabrina Misseri, Sarah Scazzi e Cosima Serrano

A undici anni dal delitto di Avetrana nel quale perse la vita Sarah Scazzi, andrà in onda oggi in replica su Rete 4 la puntata de Il Terzo Indizio dedicata proprio alla ultima estate della 15enne pugliese ed protagonista suo malgrado di un tragico caso di cronaca nera che scosse l’opinione pubblica nazionale. L’estate del 2010 fu l’ultima di Sarah Scazzi. Con la fine della scuola, la ragazzina trascorre molto tempo a casa degli zii, Michele Misseri e Cosima Serrano, in compagnia della cugina Sabrina Misseri, compagna di uscite al mare e serali. Il 26 luglio 2010 è l’ultima volta che Sarah viene vista. La ragazzina esce di casa intorno alle 14.30 e raggiunge l’abitazione di Sabrina, a poche centinaia di metri, dove quest’ultima è impegnata a fare un trattamento alla vicina ed amica Anna Pisanò. Proprio la vicina avrebbe poi riferito di aver visto quel giorno Sarah molto triste e con lo sguardo basso.

Il motivo sarebbe collegato ad un presunto attrito tra le due cugine dopo la scoperta da parte di Sabrina della confidenza fatta da Sarah al fratello Claudio rispetto a quanto accaduto tra lei e Ivano Russo, motivo di gelosie tra le due cugine. Sabrina ed il ragazzo, infatti, sono reduci di un avvicinamento che però alla fine non è culminato in niente di concreto per volere di Russo. Un fatto che avrebbe provocato nella giovane Misseri una forte vergogna come confidato a mamma Cosima, al punto da decidere di staccarsi dal gruppo di amici ed anche dalla stessa cugina.

Sarah Scazzi, la sua ultima estate: la scomparsa

Lo stesso pomeriggio in cui da Avetrana si perdono le tracce di Sarah Scazzi, prende il via un giallo che sarebbe proseguito per diverse settimane. Le indagini vengono prontamente avviate con le relative ricerche che impegnano un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine e volontari da tutta la Puglia. In un primo momento il lavoro degli inquirenti si focalizza su una possibile fuga della ragazza o su un rapimento da parte di un uomo. Si teme che qualcuno possa aver adescato Sarah attraverso Facebook. Nel frattempo la madre della ragazzina scomparsa, Concetta, sorella di Cosima Serrano, partecipa a più trasmissioni televisive possibili lanciando appelli affinché la figlia possa fare presto ritorno a casa. L’estate 2010 ad Avetrana prosegue fino alla fine con il fiato sospeso, nella speranza di poter rivedere la giovane sana e salva.

A distanza di poco più di un mese dalla sparizione di Sarah, il suo cellulare viene ritrovato il 29 settembre, semibruciato, in un campo poco distante dalla sua abitazione. A permettere il ritrovamento è lo zio Michele Misseri che, pur mostrandosi addolorato, afferma di essere in grado di trovare la nipote. I dubbi aumentano sempre di più attorno alla figura dello zio che il 6 ottobre, al termine di un lungo interrogatorio durato circa 9 ore, confessa l’omicidio della 15enne asserendo di averla uccisa dopo un tentativo di stupro.

Il ritrovamento del corpo, gli arresti e i processi

E’ Michele Misseri ad indicarne il luogo dove ha nascosto il cadavere di Sarah Scazzi e proprio in un pozzo di raccolta delle acque, in contrada Mosca, nelle campagne di Avetrana, viene rinvenuto il corpo senza vita della 15enne. La notizia del ritrovamento avviene in diretta tv, durante la trasmissione Chi l’ha visto in collegamento con la madre della vittima che apprende così la fine drammatica della giovane figlia.

Misseri ritratta successivamente più volte la sua versione iniziale fino ad arrivare ad accusare la figlia Sabrina che viene arrestata il 16 ottobre con l’accusa di concorso in omicidio. E’ il 26 maggio 2011 quando viene arrestata anche la madre Cosima Serrano con l’accusa di concorso in omicidio e sequestro di persona. La figura di Michele sarebbe sopraggiunta in un secondo momento durante la fase di occultamento. Il 21 febbraio 2017 si chiude il cerchio giudiziario con le condanne della Cassazione che ha confermato ad entrambe le donne l’ergastolo ed 8 anni allo zio Michele per soppressione di cadavere e inquinamento delle prove.



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