SCENARIO COVID/ Orsina: c’è una precisa strategia dietro il nuovo stato d’emergenza

- int. Giovanni Orsina

Lo stato di emergenza, più che ad arginare il ritorno della pandemia, serve al governo per rimanere al suo posto

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In aula al Senato (LaPresse)

È proprio necessario lo stato di emergenza per far indossare le mascherine agli italiani? Non è una domanda oziosa. Equivale a chiedersi se il Governo può esercitare così ampi poteri, continuando ad emarginare il Parlamento. Secondo l’impalcatura istituzionale già sperimentata dal Governo durante la prima fase dell’epidemia, e ora riproposta, sì.

Ieri, come previsto, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge “per affrontare questa nuova fase, quella di una risalita della curva di contagio. Di qui la decisione di prorogare lo stato di emergenza fino a gennaio 2021” ha annunciato Conte in conferenza stampa davanti a palazzo Chigi.

“Il paese mi pare molto più preoccupato che ci sia un nuovo lockdown, una nuova stretta, con ricadute gravi sull’economia e sul lavoro, di quello che fa il governo relativamente ai suoi poteri” dice al Sussidiario Giovanni Orsina, ordinario di storia contemporanea e direttore della School of Government alla Luiss di Roma, politologo. “Ma una strategia c’è, è fuor di dubbio”.

Dunque, professore?

Trovo una strana calma da parte dell’opinione pubblica, il che è confortante solo fino a un certo punto, visto che le preoccupazioni “compresse”, col tempo, rischiano di esplodere.

Lo stato di emergenza è solo un problema tecnico o è anche politico?

Serve certamente al governo per legittimarsi, rafforzarsi. L’emergenza Covid ha stabilizzato una situazione politica molto debole. Il governo e la maggioranza che lo sostiene sono fragili, ma stabili, e di questo devono ringraziare la pandemia.

Solo quella?

Capisco cosa intende. I suoi effetti economici hanno permesso all’Unione Europea di intervenire e di predisporre strumenti che, per quanto ancora in via di definizione, aiutano il governo a rimanere al suo posto.

Cosa pensa dei poteri di Conte?

Non sono un giurista, ma molti qualificati giuristi dicono che uno strumento pensato per le circostanze di necessità e urgenza c’è e si chiama decreto-legge e che il Dpcm non sia lo strumento adatto per questa situazione. Da storico posso dire che siamo di fronte ad un accentramento delle decisioni senza precedenti. Aggiungo che il prolungamento dell’emergenza rafforza l’esecutivo ma al contempo certifica la sua debolezza.

È una strategia?

Certo. Quella della centralità e della visibilità del presidente del Consiglio, oltre che della sopravvivenza del Governo. Non mi scandalizzo.

Che cosa intende dire?

La politica sfrutta tutto e tutti, è nella sua natura. Salvini strumentalizzava i migranti, il governo Conte il Covid. È evidente che questo governo ha usato la pandemia per consolidarsi e aumentare la propria visibilità e il proprio consenso. Conte in questo è stato assolutamente abile.

Il Parlamento?

Penso che sia arrivato forse al punto più basso della sua storia, nell’era repubblicana. Del resto, che cosa dobbiamo aspettarci quando il partito oggi più rappresentato in Parlamento non soltanto è nato programmaticamente contro l’idea stessa di rappresentanza, ma è per giunta in via di dissoluzione? I suoi parlamentari si agitano, ma non possono dar vita a una strategia politica. E non è l’unica contraddizione.

Ce ne dica altre.

Grillo non è in Parlamento e nemmeno Zingaretti e Conte. È diventato presidente del Consiglio un non-politico, una persona che nessuno fino al giorno prima sapeva chi fosse. Ha guidato due governi politicamente opposti. Ma anche Renzi è stato premier senza essere parlamentare.

Tutto questo cosa significa?

Che le tradizionali logiche politico-istituzionali sono completamente saltate. La pandemia ha fatto il resto, centralizzando i poteri dietro il paravento dell’emergenza.

Si può parlare di democrazia a rischio?

Intende se dobbiamo aspettarci il classico colpo di Stato? Le rispondo di no. Glielo dico con una battuta volutamente paradossale: il paese mi pare talmente slabbrato che nessuno sarebbe in grado di compiere un’operazione del genere. Detto questo, che la democrazia italiana sia a pezzi mi pare evidente. Quando lo stesso Parlamento genera due maggioranze contrapposte, fatte di partiti che avevano giurato di non allearsi mai l’uno con l’altro, di che cosa stiamo parlando?

Il suo scenario?

Non cambierà nulla dall’interno della politica. La situazione è stabile perché non ci sono alternative. L’unico fattore destabilizzante potrebbe essere esogeno. Se la crisi socioeconomica dovesse essere molto profonda, a quel punto qualcosa potrebbe mettersi in moto.

(Federico Ferraù)

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