SCENARIO/ Il “partito del non voto” ha un solo nemico (fuori dal Palazzo)

- int. Guido Gentili

La ripartenza a gennaio del Governo rischia di non essere facile. Soprattutto per via della situazione economica del Paese

Voto alla Camera
Votazione alla Camera (LaPresse)

Dopo l’approvazione della risoluzione di maggioranza sul Mes e l’accordo raggiunto sulla manovra resta aperta la domanda sulla solidità della maggioranza con l’avvio del nuovo anno, tenuto conto degli appuntamenti elettorali di gennaio. «C’è da dire che il tema del Mes è stato “congelato”, ma da parte europea c’è l’intenzione di arrivare alla firma all’inizio del 2020, quindi presto potrebbero tornare a emergere delle discussioni nella maggioranza», evidenzia Guido Gentili, editorialista del Sole 24 Ore.

Per gennaio Conte ha già annunciato l’intenzione di avviare un confronto per dar vita a un cronoprogramma che porti il Governo fino alla fine della legislatura. Cosa ne pensa?

C’è da notare che l’annuncio di quella che un tempo si sarebbe chiamata verifica di Governo è arrivato dopo meno di 100 giorni di attività dell’esecutivo, contraddistinti da una maggioranza che ha dimostrato una scarsa coesione nel momento in cui si è trattato di mettere a punto la manovra e il decreto fiscale. Tanto che ora siamo in ritardo e occorre tagliare i tempi del dibattito parlamentare.

Non è la prima volta che si arriva ad approvare la Legge di bilancio all’ultimo.

Certo. C’è da dire però che se l’anno scorso il Pd aveva evidenziato il problema del dibattito in Parlamento “strozzato”, ventilando anche l’idea di ricorrere alla Corte Costituzionale, oggi che è al Governo si trova a determinare un’analoga situazione. Il Governo ha poi mostrato di risolvere il problema dei veti incrociati sulle cosiddette micro-tasse semplicemente posticipandone l’entrata in vigore. Di fatto siamo di fronte a una manovra “a scoppio ritardato”, che non ha certo abbassato la pressione fiscale evitando l’aumento dell’Iva. Tutto questo dal punto di vista economico non indica una rotta precisa e politicamente determina solo lo spostamento temporale di un problema.

Come giudica la manovra dal punto di vista degli effetti sull’economia?

È una manovra di galleggiamento. Per motivi elettorali sono stati lasciati provvedimenti come Quota 100 e Reddito di cittadinanza che non hanno effetti sulla crescita, nel frattempo si è fatto nuovo deficit, appesantendo quindi il fardello del debito. Il quadro non è poi confortante se aggiungiamo le questioni di politica industriale aperte, come l’ex Ilva o Alitalia.

Oltre a questi due casi, come mostrano gli ultimi dati sulla produzione industriale, la situazione generale nel Paese non è buona…

Sono dati non confortanti che fanno tra l’altro seguito ad altri non positivi arrivati dalla Germania, economia cui siamo legati. Credo che a gennaio, quando inizierà questa verifica di Governo, i nodi più importanti non saranno sciolti e rischiano quindi di riproporsi. Ci sarà da vedere anche se al 12 gennaio verrà presentata la richiesta di referendum sul taglio dei parlamentari.

In questi ultimi mesi, oltre a evitare il ritorno al voto, un collante per la maggioranza è stato rappresentato dalla necessità di varare la manovra. Ora a gennaio con la verifica di cui ha parlato e l’incognita dei risultati delle regionali di Calabria ed Emilia-Romagna si rischia l’implosione?

Certamente sul tavolo ci sono problemi irrisolti e incognite importanti. C’è da considerare anche che in Parlamento è ampio il partito trasversale del non voto. C’è quindi questo collante di cui tenere oggettivamente conto. Nella maggioranza ci sono però velocità e idee completamente diverse su parecchi temi (vedasi anche la giustizia) e quindi alla lunga non credo che il solo collante di evitare il voto per non far vincere Salvini, che potrebbe anche diventare più solido in caso di buon risultato leghista in Emilia-Romagna e Calabria, possa bastare. Il Paese è fermo, la crescita è a zero e visto che c’è da fare una verifica sarebbe bene che si affrontassero temi come produttività e debito.

Perché?

Il calo di produttività registrato in Italia è il primo motivo del nostro declino industriale che è in corso da anni. Lo stesso dibattito sul Mes dovrebbe invece far riflettere sul livello raggiunto dal debito pubblico, che continua a crescere in rapporto al Pil. È un dato che ci deve preoccupare soprattutto per quel che può comportare sui mercati.

Il feeling del Governo con la Commissione europea in questi mesi è stato buono. Continuerà a restare tale?

Il rapporto con Bruxelles è migliorato e non dobbiamo aspettarci particolari strappi dalla Commissione europea. È anche vero che ci portiamo dietro una crescita così bassa e i nostri fondamentali sono spesso così divergenti da quella che è la media europea che alla lunga anche questo equilibrio sottile rischia di rompersi. Anche perché stiamo prospettando alla Commissione europea e ai mercati un debito in aumento e una crescita che resta a zero.

C’è secondo lei la tentazione forte da parte di uno dei membri della maggioranza di staccare la spina al Governo? Spesso si cita in tal senso Renzi…

Si cita Renzi, ma i sondaggi ancora sono prudenti sui risultati che raggiungerebbe Italia Viva. Non credo quindi che l’ex Premier abbia interesse ad andare al voto al momento. Non so chi veramente all’interno della maggioranza possa prendere facilmente una decisione del genere. Anche i 5 Stelle, infatti, sanno che con un nuovo voto non si avvicinerebbero nemmeno al risultato del marzo 2018. Contano di più i fatti concreti: se il Paese non riesce a uscire dalle secche di questa crisi, allora questo può essere il motivo vero per cui il giocattolo si rompe.

(Lorenzo Torrisi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA