SCENARIO/ Il voto e il Quirinale chiamano allo scoperto Conte

- int. Guido Gentili

Conte non può più inseguire complicati equilibrismi, ma deve compiere delle scelte se vuole cercare di arrivare al semestre bianco di Mattarella

mattarella conte casalino
Sergio Mattarella e Giuseppe Conte (LaPresse)

Nessun rimpasto in vista, lavoro sul Recovery fund e sulla riforma fiscale e richiamo ai partiti per approvare la legge elettorale. Sono questi, in estrema sintesi, alcuni dei messaggi che Giuseppe Conte ha lanciato attraverso un’intervista alla Stampa pubblicata ieri. Il voto di domenica e lunedì ha per certi versi rafforzato l’esecutivo, ma, come ci spiega Guido Gentili, editorialista del Sole 24 Ore, «ha anche messo a nudo delle contraddizioni e delle questioni di fondo che adesso dovranno essere affrontate. Da più parti è stato detto che ora si apre la stagione delle riforme, ma, per esempio, già sulla legge elettorale ci sono posizioni variegate nella maggioranza. Addirittura arriviamo alla situazione surreale per cui l’espressione massima del grillismo, ovvero Grillo stesso, dice di preferire la democrazia diretta e quella parlamentare. Eppure proprio grazie al Parlamento M5s ha oggi una rappresentanza che visti i risultati delle regionali non dovrebbe avere».

Da più parti viene anche negato un rimpasto, sembra che nessuno l’abbia mai chiesto. È possibile però proseguire con la stessa squadra di Governo?

Zingaretti ha detto che la scelta spetta al Premier, il quale nell’intervista alla Stampa ha negato che si vada verso un rimpasto. Tuttavia il cambio di passo riformista di cui tanto si parla sembra difficile senza un’operazione che in qualche modo evidenzi un cambio di passo politico e nuovi rapporti di forza all’interno della maggioranza rispetto a quelli precedenti il voto. Conte è un artista dell’equilibrio nell’instabilità, della navigazione a vista, come ha mostrato dicendo di essere “agnostico” sul tema del Mes. Tuttavia vi sono una serie di dossier – oltre al Mes possiamo citare i decreti sicurezza, la legge elettorale, il 5G – in cui dovrà fare sintesi e prendere posizione. Potrà di volta in volta magari favorire il Pd o M5s, ma non credo che potrà continuare ad agire come prima.

Con le fibrillazioni all’interno del Movimento 5 Stelle c’è il rischio che la maggioranza possa venir meno al Senato oppure prevarrà il partito del non-voto specie tra i pentastellati che rischiano di non essere rieletti?

La frattura all’interno del Movimento 5 Stelle non si può ricomporre facilmente, la situazione è precaria e l’incidente parlamentare può avvenire. Credo che ci sarà un chiarimento di fondo che non potrà sfociare in un “volemose bene”. Le parole di Di Battista da un lato – la peggior sconfitta della storia di M5s – e quelle di Di Maio dall’altro – l’esultanza per la vittoria del Sì al referendum – mostrano che l’anima di lotta e quella di governo all’interno del Movimento hanno visioni talmente diverse della realtà che non può bastare un aggiustamento tattico per risolvere la frattura. La situazione arriverà a uno sbocco, difficile pronosticare quale.

C’è il rischio che tutte queste fibrillazioni e tensioni si facciano sentire nella Legge di bilancio?

Il presidente del Consiglio cercherà di dare un colpo al cerchio e uno alla botte per accontentare un po’ tutti, in una clima generale che gli è peraltro favorevole.

In che senso?

Da Bruxelles è arrivato un chiarimento sul fatto che le regole del Patto di stabilità e crescita resteranno sospese per tutto il 2021. C’è poi la Germania che ha deciso di spingere molto sull’acceleratore della ripresa, arrivando quasi a 100 miliardi di deficit, un segnale che aiuta ad allentare la pressione sui nostri conti pubblici. Tuttavia non sarà facile presentare una Legge di bilancio raccordata con il Recovery plan, in modo da rispettare le Raccomandazioni della Commissione europea, e contenente scelte precise su dove si vuole andare, come hanno fatto i tedeschi puntando sull’Industria 5.0 con digitalizzazione e Intelligenza artificiale. Non sarà facile anche perché ci saranno forti pressioni su come utilizzare i 209 miliardi del Recovery fund, anche a livello territoriale.

Saranno pressioni forti?

Proprio con le regionali abbiamo visto che i Governatori sono figure molto forti, in grado di ottenere anche più consensi delle liste di partito. Inevitabilmente arriveranno pressioni per partecipare alla partita del Recovery fund. Bisognerà vedere come funzionerà la cabina di regia per i progetti che verranno sottoposti al vaglio della Commissione europea per capire quale potrà essere il peso delle richieste territoriali e anche quanto sarà necessario per il Governo cercare di soddisfarle.

Spetterà a Conte sciogliere questo nodo.

Esatto, anche perché la cabina di regia è in primo luogo in capo a lui.

Uno dei temi su cui si misurerà la compattezza della maggioranza è quello della legge elettorale, dove esiste già un testo di base…

Sì, ma sappiamo che nella maggioranza ci sono opinioni diverse. Renzi, per esempio, non le ha nascoste. E anche all’interno del Pd non tutti hanno la stessa idea. Il rischio che su questo tema si vada per le lunghe e si arrivi a varare in extremis, prima della fine della legislatura, una soluzione ultrapasticciata, secondo me è alto.

Un nodo caldo è quello relativo al Mes. Il Pd spinge per farvi ricorso, ma deve fare attenzione a non far implodere M5s. Quando si arriverà al voto parlamentare risolutivo?

Secondo me presto, anche perché il piano sulla sanità di Speranza prevede di fatto l’uso delle risorse del Mes. Magari non entro il 15 ottobre, ma entro la fine dell’anno questo nodo va sciolto per forza.

L’opposizione ha fallito la spallata alle urne, ci riproverà in Parlamento?

Mi sembra che sia arrivato il tempo per l’opposizione di una seria riflessione autocritica riguardo le scelte degli ultimi mesi. Credo che sia innanzitutto da cambiare totalmente il modo di comunicare, il marketing politico, perché ritengo controproducente l’idea di portare avanti la sfida politica per comizi e dichiarazioni di pochi secondi finalizzate a entrare nei servizi dei tg. Sul piano dei contenuti, invece, forse il centrodestra dovrebbe applicarsi di più per mettere a punto una strategia credibile di fondo e non giocare di rimessa, sciogliendo anche dei nodi, come per esempio sul Mes, visto che ci sono posizioni diverse tra i partiti della coalizione. Ci vogliono politiche chiare adeguate alla sfida che si vuole intraprendere.

Mattarella intanto cosa farà, visto che tra meno di un anno inizierà il semestre bianco?

In questo momento non può che stare alla finestra in modo guardingo. Da un lato c’è da accompagnare in qualche modo il Governo nella stesura di un Recovery plan adeguato per il Paese. Errori come quelli del Decreto semplificazioni, su cui ha dovuto muovere rilievi, non si possono fare. Dall’altro lato cercherà di sollecitare, tramite moral suasion, lo scioglimento di alcuni nodi importanti, a cominciare dalla legge elettorale e dal Mes. Il Governo, salvo incidenti parlamentari possibili al Senato, ha la strada spianata per arrivare fino al semestre bianco. Il percorso è relativamente breve, ma può essere intenso perché ci sono scadenze e nodi che vanno affrontati in poco tempo.

Il capo dello Stato spingerà Conte a venire allo scoperto, a prendere delle decisioni?

Credo che la sua moral suasion sarà ovviamente sui leader dei partiti, ma in primo luogo sul Premier, che dovrà esercitare i suoi poteri costituzionali di coordinamento dell’attività di governo. Dovrà fare il regista della situazione, il che significa scegliere. Ancorché dosando gli interventi per favorire una volta il Pd e l’altra M5s, si tratta comunque di scegliere.

(Lorenzo Torrisi)

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