SCENARIO/ Usa-Cina, il fallimento di Conte spiana la strada alla resa dell’Italia

- Francesco Sisci

La politica estera è in rapido movimento e il governo italiano sta già pagando gli errori di Conte. Chiunque vinca dovrà sapere come e dove collocarsi con estrema prudenza

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Il presidente cinese Xi Jinping con Giuseppe Conte il giorno della firma del Memorandum (LaPresse)

La crisi italiana arriva in un momento di particolare tensione internazionale e gli avvenimenti romani possono essere allo stesso tempo un moltiplicatore e un punto di frattura di tensioni che si estendono anche altrove.

La Brexit incombe sempre sull’Europa, con la sterlina che sta scivolando verso una parità con l’euro e il dollaro, mentre la crisi di Hong Kong e le tensioni commerciali Usa-Cina stanno accelerando il passo verso una recessione internazionale se non peggio.

Di questo contesto complicatissimo il governo italiano avrebbe dovuto avere piena coscienza per cercare di parare i colpi, ma così non è stato e anzi ha infilato una gaffe dietro l’altra.

Così, al di là di ogni polvere che si addensa oggi e si addenserà sempre più nei prossimi giorni, è chiaro che la ragione della fine del governo è stata quella di avere due anime opposte, come M5s e Lega, che non potevano stare insieme. Una voleva stimoli alla crescita economica, tagli delle tasse e infrastrutture, l’altro voleva una ridistribuzione del reddito. Al di là di cosa fosse giusto fare, queste due direzioni sono quasi impossibili da imboccare contemporaneamente, a meno di non avere un enorme sostegno internazionale al riguardo.

Invece la finanziaria dell’anno scorso fu un accrocco e quest’anno sarebbe stata peggio.

In ciò Giuseppe Conte ha le colpe forse maggiori: non ha saputo mediare in alto e non h mostrato di avere alcun concetto della politica internazionale.

Se Conte avesse ben governato, Salvini non avrebbe avuto il successo ottenuto alle europee e arrivare alla situazione di oggi sarebbe stato molto più difficile se non impossibile. Cioè se Conte avesse ben governato, forse oggi Salvini non sarebbe sulla soglia del 40%.

Che oggi Conte si schieri contro Salvini dimostra anche agli scettici che il governo non è della Lega e che il fallimento è di Conte, oltre che del partito di maggioranza relativa M5s.

Questo pone varie questioni ai due partiti di governo, prossimi avversari alle elezioni. Il M5s pare un partito allo sbando, in cerca di un suo motivo d’essere: sarà la nuova sinistra che rimpiazzerà il Pd? La nuova protesta? O cos’altro?

Di certo non ha dirigenti. Di Maio è bruciato, Di Battista ha finito ancor prima di iniziare. Conte potrebbe essere una scelta? Forse, ma così il Movimento dovrebbe cominciare a nuotare con un peso intorno al collo: come si fa a giustificare il fallimento di oggi?

In realtà è Salvini ad avere le difficoltà maggiori. Oggi non ha partner in Commissione Europea, ha idee confuse sulla politica estera, mentre il Russiagate gli incombe ancora sulle spalle. Inoltre, anche in caso di vittoria, oltre metà degli italiani gli è contraria, e così dicono i vertici della Chiesa che mal sopportano l’uso da parte di Salvini di simboli cristiani.

In queste condizioni Salvini avrebbe difficoltà a governare anche se vincesse le elezioni, perché semplicemente dovrebbe unire Italia e avere un rapporto con l’Europa.

Può contare su un rapporto positivo con gli Usa e l’amministrazione del presidente Donald Trump, ma difficilmente l’America potrà investire più di tanto in Italia. La situazione internazionale sta rapidamente peggiorando.

Ieri la Cina ha accusato gli Usa di alimentare le proteste di Hong Kong poiché il console americano nel territorio ha incontrato i leader dei dimostranti. L’America ha risposto che Pechino è stata “thuggish” per avere pubblicato le foto dei figli del console, quasi come una minaccia. La Cina ha risposto che l’America usa una “logica da gangster”. Inoltre ha definito la protesta nel territorio una “rivoluzione colorata”, adombrando che gli Usa ne siano gli organizzatori e ispiratori. Erano decenni che la polemica bilaterale non arrivava a questi livelli.

In tutto questo le prospettive di una crisi internazionale e dell’inizio di una recessione si moltiplicano. La Cina, finora uno dei motori dello sviluppo globale, nel secondo trimestre dell’anno ha registrato una crescita ufficiale del 6,2%, la più bassa da 27 anni, cioè dal periodo buio del dopo Tiananmen. Critici sostengono che i numeri veri siano ancora più bassi ed è difficile a questo punto non avere un impatto più generale.

Si può prevedere che in caso di crisi e di una rottura ancora maggiore con Pechino, l’America potrebbe non avere tempo per troppi distinguo con la Ue, e dovrà arruolarla così com’è nel confronto con la Cina, lasciando perdere le idee o le ambizioni dei singoli membri. Un motivo in più per cui l’Italia di fatto non potrà che appoggiarsi di più sulla Ue e sulla Chiesa.

La politica estera è in rapido movimento, e il governo italiano dovrà sapere come e dove collocarsi con estrema prudenza. Già più volte in tempi recenti Roma ha sbagliato per non avere saputo leggere la politica mondiale. Se Salvini sbagliasse avrebbe vita più breve di Conte e forse è proprio questo che tanti in Italia e fuori stanno sperando.

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