SCENARIO/ Voto in Calabria, il Pd usa il proporzionale per spaccare il centrodestra

- Antonio Fanna

Il centrodestra in Calabria pensa a Jole Santelli: vuol dire che Berlusconi non comanda più nulla. Ma soprattutto, che il proporzionale si fa già sentire

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Silvio Berlusconi (LaPresse)

Mentre i sondaggi nazionali lo accreditano di consensi sempre crescenti, il centrodestra mostra qualche crepa in Calabria, dove si vota a fine gennaio assieme all’Emilia-Romagna. Nella Regione del Sud la battaglia sarà dura, ma non quanto a Bologna e dintorni. Secondo gli accordi di coalizione, il candidato calabrese spetta a Forza Italia. I berlusconiani hanno proposto uno dei due fratelli Occhiuto: Mario, sindaco di Cosenza, oppure Roberto, deputato e vice presidente vicario del gruppo azzurro alla Camera, entrambi con forte radicamento sul territorio.

Ma la Lega ha posto il veto. Per uscirne, l’altra sera al vertice di Arcore con Matteo Salvini e Giorgia Meloni sarebbe uscito il nome di Jole Santelli, deputata, già più volte sottosegretaria, coordinatrice regionale del partito e vicesindaco di Cosenza. No al sindaco, sì al vice: è il paradosso calabrese. Pare che il nome non sia stato ancora ufficializzato per dare tempo al partito di Berlusconi di fare bere l’amaro calice ai vertici di Forza Italia in Calabria.

È un segnale di crisi dell’alleanza, ma non una rottura. Il diktat di Salvini accettato da Berlusconi è la conferma che nel centrodestra oggi c’è un uomo solo al comando, cioè il segretario della Lega. La bocciatura degli Occhiuto significa che Silvio Berlusconi ormai non è in grado di decidere nemmeno le candidature espresse dal suo partito: l’aspirante governatore (che stando ai sondaggi parte comunque già in vantaggio) indossa la casacca azzurra ma è deciso dalla Lega.

In Calabria si è scatenata la rivoluzione in Forza Italia, con gli Occhiuto i quali minacciano una loro lista che indebolirebbe fortemente il centrodestra. Ma il patto nazionale va per la sua strada: se Berlusconi vuole restare agganciato al carro di Salvini, deve mandar giù un altro boccone amaro.

La spietatezza della tattica leghista verso Forza Italia si spiega anche con gli accordi in vista della nuova legge elettorale. Ormai i gruppi in Parlamento si stanno orientando verso una riforma in senso proporzionale, cancellando la residua quota di maggioritario oggi esistente con il Rosatellum. In cambio, verrebbe alzata la soglia di sbarramento al 5%. È uno schema che cancella la seconda Repubblica, quando le coalizioni si formavano prima del voto: con il proporzionale corretto le alleanze sono oggetto di trattativa a urne chiuse. E fino a quel momento ognuno corre con le mani libere.

Se dunque all’apparenza il centrodestra si presenta unito e coeso, all’interno i tre partiti si affrontano per strapparsi voti in una corsa di tutti contro tutti. Salvini non soltanto vuole rafforzare la sua posizione di primo partito nel Paese, ma intende arrivare al dopo elezioni in una condizione tale da potere dettare legge a tutti. Ben vengano gli accordi, soprattutto se convengono al più forte. E la Lega deve marcare la distanza anche da Fratelli d’Italia, che sembra il partito dove confluiscono più consensi in uscita da Forza Italia. La logica del proporzionale ridisegna i rapporti di forza nel centrodestra, dopo vent’anni in cui Berlusconi ha imposto la propria leadership maggioritaria.

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