CLIMA/ Complottisti, hacker e “eco balle”: ma la scienza cosa dice?

- Piero Gagliardo

Secondo il geografo PIERO GAGLIARDO è una pura illusione pensare che davvero i dati sul riscaldamento del clima siano stati contraffatti, ma altrettanto illusorio è piegare l’economia mondiale alle regole necessarie per un cambiamento di rotta

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Ci stiamo avvicinando a grandi passi ad una ennesima conferenza mondiale sul clima: Copenaghen 7/18 dicembre 2009, dalla quale, affermano i benpensanti, non uscirà nulla di buono, a partire, ad esempio, dalla preannunciata posizione dell’India.

L’impressione della gente comune di fronte a questi problemi globali può essere assimilata ad una esperienza di vita all’interno di un caos sistematizzato, cioè in una babele ideologica e climatica senza logiche razionali evidenti e con un carico di responsabilità così impressionante da lasciare tutti in uno stato di ipnosi liturgica davanti al creato.

Le domande che, in genere, tutti si pongono, pescano in una sorta di incredulità diffusa sullo stato dell’evoluzione climatica del Pianeta. I cambiamenti esistono o sono un’invenzione ONU?

Se esistono, quali saranno le conseguenze?

I cambiamenti climatici esistono: lo affermano 2.500 scienziati di tutto il mondo che afferiscono al Panel dell’IPCC, che hanno elaborato e validato i dati sulle variazioni delle temperature in ogni parte della Terra e degli oceani e che hanno valutato in + 0,7 C° l’incremento medio globale della temperatura nell’ultimo secolo (1906-2005).

Forse pochi sanno che i 2.500 scienziati sono stati indicati, cioè scelti, dai Governi di ogni singolo Paese che aderisce alla Convenzione ONU sui cambiamenti Climatici.

Sulla scia di quanto è stato rivelato da alcuni Hackers, penetrati abusivamente nella corrispondenza elettronica degli stessi climatologi, e constatando che la politica degli Stati aderenti alla Convenzione si è progressivamente allineata con la posizione ufficiale ONU, è lecito presupporre che non soltanto siano stati alterati i valori numerici rilevati, ma, considerazione ben più rilevante, che esista una strategia di controllo globale della pressione antropica sul Pianeta, della sua produttività reale e potenziale, delle sue esigenze, della sua possibilità di vita a fronte di una dinamica antropica in atto ancora di tipo esponenziale.

Si, perché se qualcuno non se ne fosse ancora sufficientemente accorto, il fattore determinante della vita sul Pianeta dipende proprio dal clima. Già, ma come fare per spiegarlo a quel miliardo di esseri umani, che vivono nelle aree urbane e metropolitane dei Paesi ricchi, il quale ritiene che la disponibilità di cibo, come, del resto, di qualunque altro oggetto, dipenda esclusivamente dallo spessore della propria carta di credito.

Se finiscono le mele al supermercato, basta alzare il telefono e ordinarne un nuovo carico … è così semplice! 

Ma, allora, il clima sta cambiando si o no?

 

Risposta odiosa, ma vera: forse qualcuno è in grado di dimostrare che sulla crosta terrestre esistono elementi che non si trasformano mai? Temo nessuno.

Quindi anche i cambiamenti climatici sono veri, come dimostrano i risultati derivati dall’analisi della carote di ghiaccio prelevate in Antartide, che ci hanno consentito di andare a ritroso di circa 650.000 anni, e di osservare variazioni di temperatura periodiche.

Solo che, oggi, all’osservazione dei cambiamenti climatici si aggiunge l’elemento causale, dove si accredita senza ombra di dubbio la responsabilità delle attività antropiche come fattore, non solo determinante, ma persino prevalente, delle variazioni stesse rispetto alla componente naturale.

A me sembra che questo aspetto debba essere accuratamente considerato, perché si presta ad una molteplicità di considerazioni, che ora espongo in modo sintetico.

A) L’inquinamento dell’atmosfera del Pianeta è una constatazione certa: i gas climalteranti sono facilmente individuabili e risultano essere oggettivamente responsabili dell’effetto serra antropogenico.

B) Questo è sicuramente un fattore negativo, con riscontri più che autorevoli sulla salute degli esseri umani, degli animali e delle piante, sulla perdita della biodiversità, sulla desertificazione dei terreni fertili, quindi sull’economia generale del Pianeta.

C) L’inquinamento dell’atmosfera è il risultato di processi produttivi dissennati ed oggi in fase di lenta revisione (ovviamente mi riferisco solo ai Paesi sviluppati).

D) La politica, come è naturale, tuona contro l’inquinamento, ma al contempo si fa sovvenzionare le campagne elettorali dalle imprese che producono inquinamento diretto ed indiretto.

E) La politica annuncia in ogni occasione (e quindi lo farà anche a Copenaghen), che bisogna ridurre le quantità di CO2 in atmosfera, come degli altri gas serra.

F) La politica dei Paesi più sviluppati demanda al mondo scientifico e tecnico il compito di dare operatività e concretezza alle riduzioni tali gas.

G) La politica, tuttavia, non si espone sul versante dei costi, sia perché non dispone di risorse finanziarie da mettere in campo su questo argomento, sia perché ciò che ha più a cuore è la macchina del capitalismo: lavorare, produrre e consumare. Del resto sembra che i costi per la riduzione dei gas climalteranti ammonterebbero ad una cifra pari al 13% del PIL mondiale, che corrisponderebbe a “regalare” alle generazioni future il 13% di povertà.

 

 

Le tre convenzioni ONU sull’ambiente, cambiamenti climatici, biodiversità e desertificazione solo idealmente rappresentano un tavolo di negoziazione e di esperienze scientifiche straordinarie, che accolgono al proprio interno circa 200 Paesi del mondo, ma, di fatto, risultano soltanto dei luoghi di incontro, di scambi di esperienze, di relazioni internazionali estremamente utili sotto il profilo umano e, talora, anche scientifico, con costi di rappresentanza davvero stratosferici.

Tuttavia, durante le COP (Conference of Parties) i momenti migliori, spesso, sono determinati dalla presenza delle ONG (Organizzazioni non Governative) che, non avendo diritto di parola durante le sedute ordinarie, si avvalgono della “pausa pranzo”, durante la quale sono perfettamente in grado di certificare i risultati dei loro sforzi per combattere, quasi sempre senza risorse finanziarie, i drammatici problemi che sperimentano sulle loro terre.

E intanto, poco meno di sei miliardi di persone aspettano indicazioni ed elementi concreti per il miglioramento della qualità della loro misera vita.

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