Scudo penale per le imprese/ La nuova trovata del Mef per chi ha un feeling col fisco

- Maria Melania Barone

Scudo penale per le imprese, il Ministero dell'Economia ha deciso di eliminare le due fattispecie penali più comuni attraverso i "pentiti" che instaurino un feeling con il fisco

Leo Maurizio Lapresse1280 640x300.jpeg Maurizio Leo (LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili)

Per quanto riguarda le frodi fiscali delle imprese, il viceministro Maurizio Leo ha dichiarato nel suo intervento svoltosi a Milano presso la sede della fondazione Cariplo, della necessità di un regime di convenienza penale che rende inapplicabile a valle, nella sostanza, i reati di dichiarazione infedele e omessi versamenti quando l’imprenditore piccolo o grande, ha già definito gli elementi cardine della sua posizione fiscale nel confronto con l’amministrazione finanziaria. Insomma per i pentiti del fisco esiste la possibilità di ricorrere allo scudo penale per le imprese.

Scudo penale per le imprese: scudo penale per le piccole imprese che si mettono in regola

Insomma per Maurizio Leo ci sarà un doppio circuito di confronto col fisco che, almeno per le imprese di piccole dimensioni somiglierà molto al concordato preventivo biennale, invece per quelle più grandi sarà una cooperative compliance agevolata nell’accesso.
Il vantaggio di introdurre uno strumento normativo di questo tipo è quello di alleggerire la pressione sui due reati tipici delle aziende, ad esempio la dichiarazione infedele e gli omessi versamenti.

Tuttavia la riforma non comprenderà soltanto questo elemento di novità, infatti per altre fattispecie penali saranno previsti i testi unici in grado di costituire dei punti di riferimento in una legislazione troppo frammentata.

Scudo penale per le imprese: giustizia tributaria e quella penale verso una convergenza

Insomma, la nuova riforma cercherà di far conciliare la giustizia tributaria con quella penale. Nascerà un’unica pista onnicomprensiva, almeno è quello che sperano i vertici del ministero. Poi c’è un altro profilo, quello della Cybersecurity che appesantisce le responsabilità degli amministratori delle società perché “su di loro incombe il dovere di assicurare sia l’adeguatezza degli assetti organizzativi informatici sia un sistema di gestione dei rischi che tenga conto della sicurezza delle reti informatiche”. È quello che ha riferito Andrea Zoppini, docente di diritto civile all’università Roma tre.

Invece Daniele Santuosso, docente di diritto commerciale a Roma a La Sapienza ha sottolineato un altro importante argomento che riguarda i big data, quindi l’intelligenza artificiale che avranno anche l’esigenza di agire al posto delle aziende. Queste si baserebbero su algoritmi di natura predittiva, basati sull’analisi dei dati storici e delle preferenze dei beni e dei servizi, e consentirebbero di raggiungere il miglior risultato in tempi veramente minimi. Questo potrebbe essere anche applicato nella fissazione dei tassi di interesse per conto deposito delle banche. Si tratterebbe dunque di algoritmi e intelligenze artificiali utili a vari settori commerciali e finanziari.







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