SCUOLA/ Così l’educazione (libera) cambia i giovani e la città

- int. Luca Maggioni

A Gallarate la cooperativa sociale “Don Francesco Ricci” ha restituito alla città una scuola chiusa da anni. Un esempio di capacità imprenditoriale e dialogo con il territorio

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(LaPresse)

Quando si scrive di scuola paritaria, spesso si parla di difficoltà, chiusure, mancati finanziamenti, e ci si dimentica invece di mettere in luce la grande ricchezza che rappresenta per il sistema di istruzione e per tutto il paese. Molto spesso, infatti, all’eccellenza didattica si accompagnano elevate capacità imprenditoriali e di dialogo col territorio. È il caso, per esempio, di quanto avvenuto in questi giorni a Gallarate. La cooperativa sociale “Don Francesco Ricci”, che gestisce l’Istituto Sacro Cuore, ha riportato alla sua antica vocazione un edificio che per la città ha valore storico, ottenendolo dal Comune in concessione d’uso a titolo oneroso e ristrutturandolo. Diciotto mesi di cantiere hanno così restituito alla città una scuola che era chiusa da anni. La “Gerolamo Cardano” – questo il nome storico dell’Istituto – ha così ripreso vita e vi sono entrati da poche settimane circa duecento studenti, per seguire i corsi di liceo scientifico scienze applicate e di scuola secondaria di primo grado. Il 5 settembre scorso, a tagliare il nastro insieme al sindaco e al presidente della cooperativa “Don Francesco Ricci”, erano presenti anche il prevosto di Gallarate e la Fondazione Cariplo, che ha sostenuto economicamente parte dell’investimento. Un esempio virtuoso, insomma, di sinergia per il bene comune e l’educazione delle giovani generazioni. Abbiamo chiesto al presidente Luca Maggioni di raccontarci come è nata e come si è sviluppata l’idea.

Presidente Maggioni, come e perché è nata l’idea di prendere in mano un progetto complesso e rischioso come la riqualificazione e la riapertura dell’istituto Gerolamo Cardano?

Da anni stavamo cercando nuovi spazi che potessero accogliere gli alunni della scuola che in dieci anni sono raddoppiati. Quando si è reso disponibile, attraverso un bando pubblico, lo storico edificio scolastico di via Bottini, è stato evidente che poteva essere un’ottima soluzione, essendo già progettata come scuola e situata vicino alla sede attuale del nostro istituto. Riportando alla sua funzione originaria un edificio caro ai gallaratesi che in quegli spazi avevano trascorso anni di scuola, inoltre, è stato fatto un intervento di riqualificazione urbana e sociale.

Brevemente, può illustrarci la storia di questo istituto?

Il progetto dell’edificio è stato completato nel 1911 per dare vita alla scuola femminile intitolata alla Regina Margherita. Ha funzionato per alcuni decenni come scuola, e durante la Seconda guerra mondiale è stato utilizzato come ospedale d’emergenza. Sopra le aule, infatti, sono tuttora conservate le targhe commemorative dei soldati che sono stati soccorsi tra le mura dell’edificio. Un pezzo di storia importante e drammatico.

Sedici mesi di cantiere, quindi l’operazione è nata ben prima dell’arrivo dell’epidemia di Covid-19. Non avete temuto che potesse saltare tutto?

In realtà il timore che il progetto non trovasse compimento non c’è mai stato, caso mai la preoccupazione per lo slittamento dei tempi.  Più che altro abbiamo vissuto quel periodo con il desiderio di ricominciare prima possibile in entrambe le sedi, pur consapevoli che avremmo dovuto farlo in maniera diversa da come avevamo immaginato all’inizio. Del resto, però, questo è un problema che hanno dovuto affrontare tutti…

Che cosa volete offrire alla città e alle famiglie gallaratesi con questa scuola?

Non ci interessa in prima battuta aggiungere qualcosa di particolare, ma innanzitutto rinnovare e approfondire quello che abbiamo cercato tentativamente di fare in questi anni: creare un luogo di cultura e amicizia tra grandi e piccoli, dove si possibile crescere nella consapevolezza di sé e della realtà attraverso gli ambiti disciplinari, la cura delle relazioni e l’educazione alla solidarietà.

Per arrivare a questo traguardo, si sono mossi insieme diversi soggetti del territorio, dal Comune alle Fondazioni bancarie, alla Chiesa locale, ed è una cosa molto bella. Come vi muoverete per far sì che ogni famiglia possa accedere pur in presenza di una retta di frequenza?

Questo è un tema che sta molto a cuore a noi come alla maggior parte delle scuole paritarie del nostro Paese, considerata la mancanza di una effettiva parità economica con la scuola statale. Desideriamo assolutamente che ogni famiglia possa accedere e facciamo per questo ogni sforzo. Abbiamo da diversi anni un sistema che calcola le rette in base all’Isee. In questo modo, tra un livello di reddito basso e uno alto la differenza è molto significativa, e poi la Dote Scuola di Regione Lombardia aiuta ulteriormente. Consideriamo anche una riduzione delle rette per i fratelli e abbiamo interventi specifici per aiutare situazioni particolari.

Nonostante il Covid ancora presente, come sarà possibile realizzare la vita scolastica della Gerolamo Cardano secondo il modello “campus” che è stato proposto?

Stiamo lavorando per garantire l’apertura pomeridiana dell’edificio, allestendo delle aule studio dove i ragazzi possono studiare a gruppi fissi. Garantiamo l’igienizzazione delle aule interessate durante la pausa pranzo e al termine del pomeriggio di studio, così che i ragazzi possano tranquillamente occupare i posti. Qualora fosse necessario organizzare attività di gruppo, con eventualmente l’obbligo di indossare la mascherina, abbiamo studiato una disposizione dei banchi affinché i ragazzi possano interagire facilmente guardandosi in faccia mantenendo la distanza di sicurezza. I laboratori sono stati allestiti considerando le distanze di sicurezza e necessarie tra le postazioni. Dove non è stato possibile farlo, si sono aggiunti dei pannelli di plexiglass. E gli spazi esterni, appena terminata la sistemazione del giardino, saranno allestiti con tavoli e panche così da permettere ai ragazzi di poter studiare all’aperto con l’arrivo della primavera.

(Marco Lepore)

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