SCUOLA/ Giulia, l’amore che serve per imparare a scrivere

- Gianni Mereghetti

È solo da un rapporto libero con la realtà che nasce una nuova consapevolezza per le cose. E anche la volontà di raccontarla. Solo così vive la scuola

scuole aperte
(LaPresse)

Era iniziato il mese di agosto e nel centro dove anche in questo difficile anno sono stati aiutati tanti ragazzi e ragazze, si stavano mettendo a posto le sedie e ripulendo i computer dei rimasugli di tanti mesi di lavoro. Ad un tratto era entrata Giulia, per salutare prima di andare in vacanza, pensarono i volontari, invece no. La studentessa aveva guardato chi ci fosse e poi si era rivolta a un insegnante che stava ordinando i libri di letteratura. “Prof, mi può aiutare a scrivere un tema?” gli aveva chiesto.

L’insegnante pensava si trattasse di un compito delle vacanze ma alla sua domanda Giulia aveva risposto: “No non è un compito delle vacanze, vorrei imparare a scrivere meglio di quanto so fare. Mi può aiutare?”

La domanda era stato tanto imprevista quanto commovente. L’insegnante si era trovato senza difese e le aveva indicato di sedersi dicendole che l’avrebbe fatto, non appena avesse finito il lavoro che stava facendo alla biblioteca del centro.

Non ci aveva messo molto e si era seduto vicino a Giulia, pensando di impostare con lei un testo di avventura.

“Prof, io non ho idee, come faccio a imparare a scrivere?”

“Devi semplicemente imparare a guardare alla realtà, le parole ti vengono se racconti un’esperienza e così pian piano il tuo lessico si arricchisce. Racconta una tua avventura, partiamo da qui!”

Giulia si era messa a scrivere raccontando un’avventura che aveva vissuto con una sua amica un giorno in cui avevano voluto esplorare il bosco e si erano perse. Avevano temuto il peggio, si erano impaurite, poi erano venuti i loro genitori a salvarle poco prima che si facesse buio.

Giulia aveva scritto quattro pagine, l’insegnante era sempre più meravigliato. In quel mese di agosto in cui tutti pensavano a divertirsi stava succedendo qualcosa da non credere.

Il racconto era scritto bene, vi era qualche fatica ad usare la punteggiatura e i congiuntivi latitavano, ma le pagine erano ricche d’esperienza. L’insegnante aveva alzato la testa e guardando in faccia la ragazza le aveva chiesto in modo diretto: “ma tu sei curiosa?”

La ragazza non si aspettava una domanda così improvvisa. Indugiava.

“Vuoi imparare e conoscere cose nuove?” aveva incalzato l’insegnante.

“Sì, sono curiosa e desidero imparare, perché amo quello che mi circonda.

L’insegnante era rimasto ora lui senza parole, aveva imparato lui a guardare la realtà senza la sua scontatezza.

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