SCUOLA IN PRESENZA/ “Per un bambino la solitudine è più grave di qualsiasi patologia”

- Plinio Agostoni

La bocciatura da parte del Tar dell’ordinanza di De Luca è stata una cosa di buon senso. La Dad fa male ai giovani, che hanno bisogno di vivere, per imparare

scuola studenti protesta 12 lapresse1280 640x300
Studenti in protesta davanti al Miur (LaPresse)

Siamo alla rivolta dei dirigenti scolastici e alle alzate di scudo di alcuni governatori: la scuola dovrebbe continuare in Dad per due settimane, sino alla fine di gennaio, sino a febbraio… Sembra un gioco al rialzo. De Luca ha deciso: un’ordinanza impone in Campania la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado sino al 29 gennaio. Ma fortunatamente il Tar ha rigettato la sua decisione. La Sicilia riaprirà domani, giovedì 13: anche Musumeci spera che il governo ritorni sui suoi passi e conceda la possibilità della Dad. Lo vogliono anche i sindacati e decine di sindaci. A molti la riapertura del 10 gennaio non è andata giù. Persino su Change.org è stata lanciata una petizione per “poter svolgere le prime due o tre settimane di scuola in Dad” da parte di alcuni rappresentanti di istituto del territorio lombardo. C’è qualcuno che ha paragonato il rientro a scuola alle Termopili. E per molti la Dad risulterà essere una scelta obbligata.

È innegabile, ci saranno difficoltà da affrontare, visto l’aumento dei contagi ed è giusto che le indicazioni del governo siano chiare e applicabili, ma non si può pensare di tornare a chiudere le scuole, ad obbligare di nuovo all’isolamento bambini, ragazzi e adolescenti. Prima di tutto perché, rispetto allo scorso anno, il personale scolastico è vaccinato, per lo più ha già ricevuto la dose booster e più dell’80% degli over 12 anni ha completato il ciclo vaccinale. Il che significa meno possibilità di ammalarsi seriamente e di essere ospedalizzati. Inoltre, il fatto che l’Aifa abbia autorizzato la somministrazione di due antivirali per pazienti non ospedalizzati dovrebbe ulteriormente rassicuraci.

Secondo: la chiusura delle scuole e la Dad in questi anni hanno già provocato gravi danni. Lo si evince dai risultati del dossier Invalsi, presentati a luglio, che documentano come la Dad abbia creato dispersione scolastica, perdita di apprendimento e diseguaglianze sociali; quasi il 50% dei maturati non ha competenze accettabili in italiano e più della metà in matematica. Ma gli effetti più nocivi della Dad sono ravvisabili a livello psico-emotivo: ansia, disturbi del sonno, scarsa concentrazione, inferiore capacità di apprendimento, perdita motivazionale sono già ravvisabili nei bambini tra i 5 e i 13 anni, per non parlare poi dei problemi di alimentazione, di depressione, di apatia, paura e di una aggressività sempre più evidente tra gli adolescenti. Lo attesta una ricerca condotta dal Cnop (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) per conto del Miur.

Quel che manca di più ai ragazzi soprattutto delle scuole superiori è proprio l’interazione con i compagni e i docenti, il lavorare insieme, tutto ciò che sviluppa l’empatia, la capacità di risolvere i problemi relazionali, la responsabilità, cioè in poche parole quelle competenze trasversali, le soft skills, che nelle nostre aziende sono ritenute indispensabili quanto le competenze tecniche e professionali maturate con l’esperienza.

E che dire poi di quell’esercito di alunni invisibili, normati dalla legge 104 o con difficoltà specifiche di apprendimento o che vivono in un disagio socio-economico? Per costoro, che più di altri hanno bisogno di una didattica in presenza, della relazione con i propri compagni, del sostegno di figure competenti, adeguatamente formate, della fruibilità di tecnologie avanzate, la Dad ha creato un’ulteriore discriminazione. Anche se nel marzo del 2021 il ministero dell’Istruzione ha dato loro la possibilità di usufruire di una didattica in presenza e ha chiesto successivamente, con una nota operativa indirizzata alle istituzioni scolastiche, di “coinvolgere nelle attività in presenza anche altri alunni appartenenti alla stessa sezione o gruppo classe”, in molte realtà scolastiche la richiesta è stata disattesa.

Non ripetiamo l’errore di chiudere le scuole, nemmeno per due settimane, o magari lasciando a casa – come nel caso di due positivi in classe di medie e superiori – i ragazzi che non hanno concluso il ciclo vaccinale, perché innescheremmo ulteriore tensione proprio all’interno della scuola ed arrecheremmo ennesimo disagio ai docenti, costretti ad una didattica “mista”. Non chiudiamo le scuole, perché c’è un’emergenza educativa a cui dobbiamo responsabilmente attendere. La solitudine è più deleteria di qualunque altra patologia. Lo chiedono anche le famiglie, che hanno bisogno di vedere i propri ragazzi coinvolti in una trama viva di rapporti e di storia, perché se nessuno si salva da solo, come direbbe Papa Francesco, è anche vero che nessuno si salva da “remoto”, come ha scritto di recente Davide Prosperi in una lettera inviata al Corriere della Sera.

Il ministro Bianchi invita alla responsabilità. Il responsabile del sistema scolastico nazionale invoca responsabilità, sostenendo che con i 400 milioni stanziati nella legge di bilancio per la proroga dell’organico Covid si potrà affrontare anche questa fase.

Gli investimenti sono in questo momento indispensabili, ma l’appello del ministro e la risposta oppositiva di molti mettono in luce ancora una volta le crepe del nostro sistema scolastico, abbarbicato com’è alla sua visione centralistica.

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI

© RIPRODUZIONE RISERVATA