SCUOLA/ Sarà l’educazione vera (vs. omologazione imperante) a salvare le paritarie

- Giuliano Romoli

L’offerta educativa della scuola paritaria è irrinunciabile e la salverà, a dispetto dell’omologazione imperante e della politica che rema contro

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Caro direttore,
condivido l’analisi di Lepore sul Sussidiario dedicata al destino delle paritarie. Mancata parità economica, calo delle nascite e dissoluzione dell’istituto familiare sono i tre elementi di sofferenza delle scuole paritarie; ma non ne causeranno il funerale, almeno per la scuola paritaria di ispirazione cristiana. Forse ne causeranno in parte la trasformazione in altro tipo di scuola, come la scuola parentale, ma non la completa scomparsa.

Parlo da anziano coordinatore di una scuola paritaria cattolica nata 45 anni fa non da una congregazione religiosa, ma dall’iniziativa di giovani insegnanti cristiani entusiasti e desiderosi di testimoniare nell’educazione e nella cultura la bellezza e la ricchezza dell’esperienza di fede. Intendiamoci, non di catechismo in classe si parla, ma di solidi fondamenti pedagogici e didattici, di ricerca professionale seria, di nuove vie di comunicazione e di elaborazione dei contenuti della conoscenza, di relazione educativa affettuosa e attenta con gli alunni, di amicizia e collaborazione stretta tra docenti, di capacità di interazione creativa. Quanto è possibile solo all’interno di una comunità educante ispirata e illuminata dall’incontro con il Fatto cristiano.

È questo il motivo che salverà le nostre scuole.

Nel corso della sua storia la nostra scuola è uscita da crisi esiziali dovute a contrasti non solo con le amministrazioni locali, ma anche con parrocchie e diocesi. Come abbia fatto, non lo sappiamo. Eppure, così è stato. I genitori, molti dei quali di estrazione agnostica, hanno progressivamente consolidato stima e fiducia nella nostra proposta educativa incoraggiandoci a proseguire, tanto che diversi insegnanti hanno ormai rinunciato al ruolo nella scuola statale per operare stabilmente nella nostra scuola. Genitori provenienti anche da ceti economicamente deboli, con famiglie numerose, persone che rinunciano ad altro pur di assicurare ai propri figli un’esperienza di scuola ricca, coinvolgente e sana. Diversi di loro rinunciano alle vacanze estive per pagare la retta. Una mamma mi disse che considerava la spesa sostenuta come il mutuo da pagare per l’educazione dei propri figli.

Purtroppo, a questa scelta molto contribuisce la deriva ideologica della scuola statale con i cedimenti, imposti dal ministero in linea con le direttive europee e acriticamente applicati, alle “magnifiche sorti e progressive” del politicamente corretto. Mi riferisco in particolare alla nuova concezione di persona dettata dall’ideologia gender, di cui tanti, a buon diritto, sono nauseati, ma anche alle linee metodologiche suggerite a livello centralistico, tutte finalizzate alla performance e all’idea di successo individuale.

Si, la scuola paritaria è in forte crisi e la scuola paritaria di ispirazione cristiana ne segue le sorti.

Ma un “resto di Israele” resisterà, perché non si può liquidare l’insopprimibile esigenza di bello, di bene e di vero che ha mosso tante famiglie, pur con sacrifici e rinunce, a scegliere questa ipotesi educativa.

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