SCUOLA/ Verifica del green pass e distanze, ecco come “funziona” il caos

- Alessandro Artini

Il green pass andrà controllato ad ogni ingresso. A questo si aggiunge la gestione degli spazi. Le scuole sono in difficoltà, le lezioni subiranno una riduzione

Green Pass vaccinale europeo
Green Pass vaccinale europeo (Web, 2021)

Forse a scuola andrà tutto bene, considerato il numero crescente di vaccinazioni, ma, per il momento, è già cominciata la girandola dei cambiamenti da Covid. Nella mia scuola, infatti, si stanno attuando le prove di verifica per le materie, il cui voto è stato sospeso negli scrutini di giugno (un tempo si parlava degli “esami di settembre”), e il calendario muta continuamente: un alunno contagiato in isolamento, un professore in quarantena…

Per quel che sappiamo, la malattia non pare produrre eccessivi danni (e questo ci offre un certo ottimismo), ma, dal punto di vista scolastico, abbiamo la sensazione di compiere delle acrobazie organizzative. Forse andrà tutto bene, ma le premesse non sono delle migliori.

L’elenco delle questioni da chiarire potrebbe essere lungo e finirei per tediare il lettore, quindi ne tratterò solamente due: il green pass e il distanziamento.

Per quanto riguarda il primo, quali sono le difficoltà? Quella sostanziale è che il green pass non consente di vedere la data di scadenza. Questione di privacy. Già, ma se i presidi (o i loro delegati) non possono conoscere il periodo della sua validità, ciò significa che saranno costretti a verificarne il possesso tutte le mattine. Cosa vuol dire tutto questo sul piano del lavoro?

Per esempio, nella mia scuola lavorano 220 docenti e 70 persone circa tra collaboratori scolastici (ex bidelli), assistenti amministrativi (ex impiegati), ecc. Mettiamo che quotidianamente una parte di loro non venga a scuola (i docenti, ad esempio, hanno il giorno libero) e consideriamo che quotidianamente, più o meno, vengano a lavorare 240 persone; ciò significa che ciascuna mattina dovrei controllare (o far controllare) il green pass di tutti costoro.

Ieri sera ho cenato al ristorante e ho dovuto fare una fila di dieci minuti prima di poter entrare. Quanto dovranno attendere i docenti che si presenteranno alla prima ora? Ebbene, con una certa dose di ottimismo, rispondo che occorreranno dai 30 ai 40 minuti, prima che gli ultimi possano entrare. È un tempo accettabile?

Il controllo, inoltre, non si esaurisce alla prima ora, perché alcuni docenti entrano alla seconda ora, oppure alla terza… In sostanza, un bidello dovrà seguire costantemente l’ingresso del personale, per tutta la mattina. E sono fortunato, perché la mia scuola, in fondo, dispone solamente di due sedi distaccate, ma proviamo a immaginare un istituto comprensivo che ha una decina di plessi: quanti bidelli saranno costantemente impegnati nella verifica del green pass?

Tutto potrebbe essere risolto se solamente la sanità di ciascuna Regione, con i rispettivi database, dialogasse con il sistema informatico delle scuole, informando queste ultime della durata dei green pass. Ieri i giornali hanno dato notizia della possibile progettazione di una piattaforma web che offra alle scuole i dati necessari. Ma i problemi giuridici sono molteplici: in primo luogo non vige l’obbligo vaccinale (come invece accade con i tradizionali vaccini) e poi subentra la privacy. In questo momento siamo in attesa del parere del Garante, che, forse, ci potrebbe evitare un tale baratro di insensatezza.

Passiamo all’altra questione: quella del distanziamento.

I miei collaboratori, alcuni dei quali hanno lavorato tutta l’estate per definire la disposizione della cattedra e dei banchi nelle aule, a un metro di distanza, come suggeriva la normativa, adesso devono considerare altre ipotesi.

Il 14 agosto, infatti, è stato pubblicato il Protocollo d’intesa per la sicurezza, sottoscritto anche da alcuni sindacati (ma non dall’Associazione nazionale presidi). Esso (25 pagine) offre indicazioni pratiche per l’avvio dell’anno scolastico, come previsto dal decreto legge n. 111, del 6 agosto scorso (8 pagine), che ne è la base. Oltre a porre l’ormai nota questione del pagamento dei tamponi anche ai no vax (regola che tuttora contrappone i sindacati firmatari al ministero), al punto 4, prevede il distanziamento “di due metri tra i banchi e la cattedra del docente”. Mentre la distanza di un metro tra gli alunni è solamente raccomandata, quest’ultima pare essere un vincolo. È rigida.

Ebbene, riprogettando il layout dei banchi e della cattedra all’interno delle aule, abbiamo scoperto che, adottando i due metri, salterebbe la distanza di un metro tra gli alunni. L’anno scorso, in molti casi, le scuole non avevano questo problema, perché adottavano la Dad e lasciavano cioè una parte degli alunni a casa, collegati on line. Ma quest’anno (giustamente!) si vuole la loro presenza al 100 per cento

Inevitabile porsi degli interrogativi sulla priorità della prima distanza rispetto alla seconda. D’acchito, qualcuno potrebbe osservare che c’è una maggiore attenzione a evitare il contagio per i docenti piuttosto che per gli alunni. Ma si può anche obiettare che i due metri preservano proprio la salute di questi ultimi. I docenti, infatti, parlando, emetterebbero le cosiddette goccioline, le quali, grazie ai due metri di distanza, cadrebbero a terra, prima di entrare in contatto con gli alunni.

Qualcuno, tuttavia, potrebbe ribattere che, purtroppo, non sono solamente i docenti a parlare durante le lezioni, ma che lo fanno anche gli alunni, talora in maniera ortodossa (cioè intervenendo durante le lezioni), talaltra scorrettamente (facendo chiasso). I due metri, a rigore, dovrebbero valere per tutti…

Ovviamente, qui non è in discussione il fatto che occorra difendere la salute di tutti, docenti e alunni.

In conclusione, questi sono alcuni dei problemi che vanno risolti, prima dell’apertura. 

Speriamo poi che tutto vada bene.

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