SERGIO SYLVESTRE, TRA PUGNO E INNO SBAGLIATO/ Si può ancora discutere o è razzismo?

- Niccolò Magnani

Sergio Sylvestre, tra pugno alzato e inno sbagliato prima della Finale di Coppa Italia: si può ancora discutere il momento o si passa per razzisti?

Sergio Sylvestre e l'inno
Sergio Sylvestre canta l'inno nazionale prima della finale di Coppa Italia (Video Rai 1)

Siamo un Paese di tifosi, forse ce l’eravamo dimenticati dopo tanti mesi di assenza del calcio vero, ma ieri sera prima della finale di Coppa Italia l’esecuzione sbagliata dell’inno nazionale di Sergio Sylvestre – simpatico cantante americano vincitore di Amici – ha riacceso i motori della polemica. Note sbagliate, emozione e quel pugno chiuso alzato finale con il grido “No Justice No Peace” per unirsi idealmente al movimento Black Lives Matter che protesta per l’omicidio di George Floyd: un concentrato di “viralità” che infatti si è subito tramutato in due fazioni (per l’appunto, tifosi). Chi si è scagliato contro l’esecuzione pessima di un artista non italiano e in più con la “propaganda” politica in un momento che con Floyd poco centrava; chi invece lo difende a spada tratta e accusa di razzismo chiunque si permette di criticare Sylvestre in quanto lui è afroamericano e si è unito alla protesta globale del BLM. Ecco, tifosi ma non di calcio bensì di “ideologia” che come tale – purtroppo – perde sempre dei contatti con la realtà circostante, sia nell’una che nell’altra “posizione”.

IL PUGNO E IL POLITICAMENTE CORRETTO

«Sarà un onore esibirmi sulle note dell’Inno Nazionale del Paese che mi ha accolto a braccia aperte e che è diventato la mia casa», aveva detto Sergio prima di cantare l’inno in Finale: e si è “difeso” dopo le polemiche con un semplice video in cui ha ammesso di sentirsi emozionato per quello Stadio vuoto e per quanto avvenuto in questi ultimi mesi. Tutto questo conferma, ci sembra, la bontà e buonafede del cantante: sbagliare è lecito e nessuno pensi di essere infallibile. Ma per provare ad uscire dalla “tifoserie” delle contraddizioni, proviamo a fare un passo in più. È ancora possibile dire-discutere-dialogare sul fatto che alcuni messaggi come quello di Sylvestre, in quel contesto, possono sentirsi fuori luogo? È possibile ad oggi poter mettere in discussione il fatto che l’inno di una nazione venga cantato, per l’assegnazione di un trofeo nazionale, da qualcuno che – al netto della purtroppo maldestra esecuzione – non viene identificato come rappresentante del popolo italiano? Avete mai visto un artista spagnolo, italiano, armeno, polacco, cinese o chi per esso cantare l’inno americano prima della finale del Superbowl, delle Finals Nba o del campionato NHL? E infine, come mai i media nazionali per contrapporre alla difesa di Sylvestre avanzano le posizioni “estreme” e a volte sconclusionate (vedi Adinolfi ieri, ndr)? Forse per poter rafforzare ulteriormente quell’aura di “politicamente corretto” che deve sempre e comunque affermarsi sopra tutto e sopra tutti?

Chiamatele provocazioni, chiamatele domande, giudicatele anche lontane dalla vostra posizione: ma perché anche solo discuterne nel 2020 si rischia di passare per razzisti? O siamo ancora in grado di poter discutere e ragionare su temi anche controversi, oppure benvenuti (o bentornati?) alla ‘bellissima‘ e ‘correttissima’ realtà del tifo.







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