SFOOTING/ Il presepe in zona rossa? Sono rimasti solo il bue e l’asinello

- Comic Astri

Dpcm dopo Dpcm, divieto dopo divieto, restrizione dopo restrizione, anche il presepe ha perso via via i suoi protagonisti. Ormai si vedono solo il bue e l’asinello…

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Particolare di un presepe del Messico esposto nel 2016 al Centro culturale Rosetum di Milano (LaPresse)

Anche la stella cometa ha dovuto rispettare il coprifuoco: è apparsa ieri notte nel cielo, grazie alla congiunzione astrale di Giove con Nettuno, ma ben pochi hanno potuto vederla. Il ministro Speranza ha contattato il ministro Boccia, il quale,  bocciando l’idea che intere famiglie o gruppi di condòmini potessero stare tutti insieme appassionatamente con il naso all’insù, a sua volta ha chiamato il ministro Di Maio, che – come suo solito – via tweet ha “subito intimato” alla collega Lamorgese di mettere in campo 700mila tra poliziotti, carabinieri, finanzieri, vigili urbani e vigili poco urbani, guardie forestali, Guardia costiera, guardalinee, Protezione civile e Protezione incivile pur di impedire qualsiasi forma di assembramento…

L’astro che ha guidato i Re Magi alla capanna è solo l’ultima vittima dei provvedimenti restrittivi adottati dal governo Conte. Infatti, Dpcm dopo Dpcm e divieto dopo divieto, anche il presepe ha perso via via i suoi protagonisti.

Maria e Giuseppe? Con il divieto di potersi spostare, pur abitando in un comune con meno di 5mila abitanti, oltre un raggio di 30 chilometri hanno dovuto rinunciare al viaggio da Nazareth a Betlemme, 156 chilometri in tutto. E poi, con le locande che chiudono alle 18, come trovare un riparo durante un tragitto che dura una decina di giorni?

I pastori? Schiacciati sotto il peso dei divieti – di assembramento e di spostamento – e degli obblighi sociali – la mascherina, il distanziamento, l’igiene frequente delle mani, il tampone e la quarantena – hanno deciso una transumanza di massa ben prima del 20 dicembre.

Così, alla fine, nel presepe, sono rimasti solo il bue e l’asinello. Il bovino, pio e mansueto per natura, mugghiando di tanto in tanto e fumando “Da la larga narice umida e nera”, non si stanca di scrutare “i campi liberi e fecondi” fissando “co ‘l lento Giro de’ pazienti occhi” la stalla vuota e il suo compagno di ventura.

L’asinello, a sua volta, quieto e instancabile per natura, cammina intorno al giaciglio di paglia, poi torna vicino all’amico bove, quindi riprende il suo calmo periplo all’interno della grotta, riflessivo e paziente, ripetendo a mo’ di cantilena, tanto per far passare il tempo, le sue filastrocche preferite: “Asinello trotta trotta /con la soma sulla groppa / quando a casa tornerai / la tua biada tosto avrai. / Ma se accade che ti impunti / prima ancor che siete giunti /tu diventi, o somarello, /come il mulo tuo fratello / e può darsi che il padrone / somministri una lezione”.

Ma a tre giorni dal lieto evento, precipitati in questa anomala solitudine, anche loro due – povere bestie! – non hanno potuto esimersi dal porsi un angoscioso interrogativo…



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