“Social censurano Trump e non i dittatori”/ Socci: “Maduro e Ayatollah vanno bene…”

- Niccolò Magnani

Antonio Socci contesta la scelta dei social network di censurare Trump ma di ammettere dittatori e Ayatollah: “si banna nel nome del Bene…”

Twitter Trump
Twitter sospende Donald Trump (LaPresse, 2021)

Donald Trump è stato “bannato” da tutti i social network “che contano” (Twitter, Instagram, Facebook) e anche la nuova piattaforma dove è sbarcato dopo i nefasti fatti di Washington – “Parler” – è stata cancellata dagli store Apple e Google: secondo il giornalista e scrittore Antonio Socci tutto ciò rappresenta un segnala di enorme allarme per il futuro della democrazia nel complesso rapporto con i social.

Nel suo editoriale su “Libero Quotidiano”, l’ex conduttore Rai pone diversi “paralleli” tra la situazione di Trump e di altri protagonisti della politica mondiale diciamo non proprio avvezzi al culto democratico: ad esempio, la Guida Suprema dell’Iran Ali Khamenei su Twitter scriveva mesi fa «Israele è un cancro maligno che deve essere rimosso e debellato: è possibile e accadrà». Per queste parole Twitter non ha preso provvedimenti, lamenta Socci, mentre Trump viene “imbavagliato” con il plauso di buona parte dei media internazionali e italiani: «C’è per esempio Maduro, che domina in Venezuela e può twittare esaltando il suo regime e attaccando gli oppositori».

I SOCIAL E I DITTATORI

Ma non solo, Socci cita anche il caso della Cina e del “report” agghiacciante sul popolo Uiguri (con le donne rieducate e sterilizzate nei campi di lavoro presentate come risultato di “autonomia e pieno rispetto della parità di genere”) proprio nei giorni in cui i social bannavano il Presidente degli Stati Uniti: il doppio-peso sottolineato dal giornalista è quanto di più antidemocratico possa avvenire nei termini della libertà di stampa ed espressione. «Si censurano le idee non gradite di un leader democratico e si lasciano fare proclami di Capi illiberali come quelli che abbiamo letto», spiega ancora Antonio Socci, aggiungendo un piccolo ma fondamentale dettaglio che aggiunge ‘peso’ ulteriore, «c’è la pretesa di farlo in nome del Bene».

Secondo lo scrittore, il rischio è di arrivare in Italia tanto quanto nel resto dell’Occidente a quell’impero del Bene che vive un mondo alla rovescia: «si “censura” in nome della Tolleranza, si odia in nome dell’Amore Universale, si demonizza in nome della Filantropia, si mette al rogo (mediatico) in nome della Fraternità, si diffondono balle mentre si lotta contro le fake news, si imbavaglia in nome della Libertà, si scomunica in nome dell’apertura mentale, si mette all’indice in nome del dialogo».

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