SONDAGGI/ “Fiducia in Conte continua a calare, ma Renzi è inaffidabile: Cdx al 50%”

- int. Carlo Buttaroni

Secondo i sondaggi, fiducia a Conte sempre più bassa ma gli italiani non si fidano di Renzi e vogliono andare al voto ma non in modo precipitoso. Due terzi temono di diventare più poveri.

matteo renzi
Matteo Renzi, Italia Viva (LaPresse, 2020)

SONDAGGI. La scelta di Renzi di aprire una crisi? “Inaspettata e sconcertante”. La fiducia in Conte? “Si aggira intorno al 31%, ma in progressiva discesa”. Conte 3, salvagente dei “costruttori” per non far morire la legislatura o ritorno al voto: qual è lo scenario più gradito? “Gli italiani da tempo vorrebbero tornare a votare, ma quello che si aspettano è una transizione verso le urne governata e non disordinata. Quindi, andare al voto sì, ma non così: due terzi degli italiani non sono per andare alle elezioni in modo precipitoso”. Per Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè e direttore di T-Mag, l’aspettativa prevalente nell’opinione pubblica è che “il governo faccia di più sia contro il virus sia contro la crisi economica”. E due numeri testimoniano la fragilità di un paese fiaccato da un anno di pandemia: “L’80% ha paura di ammalarsi di Covid e due terzi degli italiani hanno paura di diventare poveri”.

Come hanno accolto gli italiani la notizia della crisi di governo? Prevalgono i pareri positivi o negativi?

Abbiamo rilevato che due terzi degli italiani non sono per andare alle elezioni in modo precipitoso.

Che cosa ha provocato la notizia della crisi: sconcerto, rabbia, preoccupazione…?

La notizia è arrivata inaspettata e sconcertante.

Perché sconcertante?

Non se ne capiscono le ragioni.

La mossa di Renzi non viene valutata come una scossa a un governo incerto e immobile su tutto?

Questo governo registrava già un indice di fiducia calante. Dopo un buon momento vissuto a fine settembre, quando sembrava che la pandemia fosse tenuta sotto controllo, i giudizi sulla gestione dell’emergenza sanitaria e soprattutto di quella economica nei mesi successivi sono stati disastrosi, sia per Conte che per il suo esecutivo. A sconcertare non è tanto il fatto che questo governo non abbia una maggioranza che lo sostiene, bensì le forme e la velocità in cui questa crisi, più legata agli aspetti caratteriali dei due contendenti, si è sviluppata.

In che senso?

Che una componente interna alla maggioranza avvii una crisi così verticale, immediata e radicale lascia interdetta l’opinione pubblica.

Renzi e Italia Viva però sostengono che lo scontento durava da tempo…

Ma i segnali delle crepe e delle fratture erano avvertiti più dagli addetti ai lavori che dall’opinione pubblica.

E l’opinione pubblica che cosa si aspettava?

Che il governo facesse di più sia contro il virus sia contro la crisi economica.

Il prolungarsi della doppia pandemia, sanitaria ed economica, quanto ha logorato il governo Conte?

La fiducia si aggira oggi intorno al 30-31%, ma in progressiva discesa.

E cosa pensano gli italiani della campagna vaccinale predisposta dal governo e dal commissario Arcuri?

Premesso che il 13% degli italiani non si fida del vaccino, il 35% lo farebbe subito e un 45% preferisce aspettare vedendo se è davvero efficace e sicuro, il problema del piano Arcuri è che nessuno l’ha capito, è nebuloso.

Conte o Renzi: in questa partita con chi stanno gli italiani?

Conte partiva già da giudizi positivi più alti di Renzi, che pure è stato uno dei presidenti del Consiglio che ha goduto di aspettative positive maggiori di chiunque altro per gli entusiasmi che aveva saputo suscitare.

Però?

L’epilogo del suo governo è come se avesse creato negli italiani degli anticorpi: non si fidano più di lui, tanto che oggi raccoglie giudizi positivi molto bassi. In un ballottaggio Conte-Renzi, a vincere sarebbe il premier per una sorta di “pregiudizio” che grava sul leader di Italia Viva.

Un Conte 3 sarebbe una soluzione gradita?

Bisognerebbe vedere in che forme si presenterà un’eventuale prosecuzione del Conte 2. Ho l’impressione che questa soluzione vedrebbe un Conte un po’ più indebolito nel suo ruolo di capo dell’esecutivo e un po’ più tentato dall’idea di costruirsi un suo partito, il che gli potrebbe dare maggiore forza politica all’interno della maggioranza, offrendo una sponda a quanti sono intenzionati a proseguire con questa legislatura.

Se Conte decidesse in tal senso, quanto varrebbe una formazione da lui guidata?

I consensi a un suo partito variano tra il 5% e il 10% e andrebbe a rubare i voti nel perimetro della sua maggioranza, cioè a Pd e M5s. Sarebbe dunque un’operazione a somma zero, perché sull’elettorato di centrodestra non farebbe presa.

La crisi da poco innescata probabilmente cambierà gli scenari e le tendenze. Ma, a bocce ferme, quanto valgono oggi le forze in campo?

Un riposizionamento sarà senz’altro inevitabile, ma a oggi la Lega oscilla tra il 23-24%, il Pd tra il 19% e il 21%, Fratelli d’Italia, che è intorno al 17-18%, ha superato M5s, fermo tra il 13% e il 15%. Poi troviamo Forza Italia al 9-10%. LeU e Azione sono poco sopra il 3%, mentre Italia Viva è sotto questa soglia. Ancora più giù +Europa e Verdi.

Che cosa ci dicono questi numeri?

La Lega, che rimane il primo partito, ha perso propulsione, il Pd vive continui alti e bassi ma sembra non aver giovato dell’esperienza di governo, M5s non è neppure lo stesso partito rispetto al 2018, Forza Italia ha riacquisito una nuova vitalità.

E Fratelli d’Italia?

Rispetto alle Politiche di tre anni fa è il partito che è cresciuto di più ed è l’unico partito che può contare su un effetto moltiplicatore in termini di possibili eletti, il che gli garantisce una manovrabilità politica che altri non hanno, perché tutti devono fare i conti con i colpi di freno dei parlamentari che rischiano di non essere eletti.

I “costruttori” come vengono visti?

Sicuramente non piacciono. Gli italiani da tempo vorrebbero tornare a votare, ma quello che si aspettano è una transizione verso le urne governata e non disordinata o precipitata. Quindi, andare al voto sì, ma non così: siamo nel pieno di una pandemia e spaventa un po’ il fatto che non ci sia qualcuno che possa governare l’emergenza.

Un’ipotesi Draghi alla guida di un esecutivo di unità nazionale?

Draghi sarebbe un nome molto apprezzato, ma è un’ipotesi assai remota: non penso che Draghi abbia voglia e possibilità di giocarsi una carta così in questo momento.

Cambiare premier è una scelta che trova consensi?

Di nomi ne circolano tanti, ma nessuno nella maggioranza può competere con la popolarità di Conte, seppure in calo. Cambiare il manovratore crea qualche preoccupazione in più, in una maggioranza che è minoranza in fatto di consensi nel paese

In caso di elezioni, quanto è scontata la vittoria del centrodestra pronosticata da molti osservatori?

Le vittorie non sono mai scontate. Ma in questo momento il centrodestra è senza dubbio in vantaggio per due ragioni. La prima: la somma algebrica dei partiti di centrodestra è intorno al 50%. La seconda: il centrodestra è una coalizione che si presenta da anni in modo compatto, mentre i giallo-rossi non sappiamo se si presenteranno coalizzati o divisi. Stanno insieme al governo ma non sono una coalizione politica, molti temi li dividono, come mostra lo stesso Recovery plan, che è figlio di un’assenza di visione politica condivisa.

Nel centrodestra la Meloni può insidiare la leadership di Salvini?

E’ una partita da giocare, fino all’ultimo miglio. Salvini è ancora in vantaggio e sappiamo quanto sia abile e veloce a fiutare l’aria. Meloni, dalla sua, può contare su un importante dividendo politico: Fratelli d’Italia esercita una forte attrattiva che deriva dal fatto di poter candidare più persone con la ragionevole certezza di farle eleggere.

Qual è oggi la vera priorità per gli italiani?

Per far capire quanto oggi è fragile il paese, dopo un anno di emergenza sanitaria e di interventi del governo per mitigarne gli effetti, anche economici, basta citare due numeri: da un lato, l’80% degli italiani ha paura di ammalarsi di Covid, e la quota sale al 90% se il timore riguarda i propri familiari; dall’altro, due italiani su tre hanno paura di diventare poveri. Rischiamo di perdere fino a 4 milioni di occupati e di veder fallire un terzo delle imprese e sono dati che testimoniano come, dopo un anno di pandemia, sicuramente devastante, lo Stato non sia stato in grado di offrire garanzie e misure adeguate a far rimanere vivo il tessuto imprenditoriale di un paese che è la seconda potenza manifatturiera d’Europa. Se l’Italia cade, fa rumore.

(Marco Biscella)

© RIPRODUZIONE RISERVATA