LETTERA/ Weiler (New York University): quattro buone ragioni per spiegare il successo del Meeting

- Joseph Weiler

Il professor Joseph Weiler, anche quest’anno ospite del Meeting di Rimini, spiega quali secondo lui sono le ragioni alla base del successo di questo evento

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Il Meeting non è un “posto”, un “evento”: è una “esperienza” diversa da tutte quelle che ho vissuto finora, e, assicuro a quei vostri lettori che non vi sono mai stati, diversa da quelle che loro hanno avuto. Ogni persona di cultura dovrebbe ritenere importante partecipare al Meeting, almeno una volta.

 

Qual è il segreto del suo successo? Dopo tutto, 700.000 visitatori in una settimana, anno dopo anno, e molti di loro persone non particolarmente religiose, devono avere qualche ragione per andarvi e solo una frazione di essi sono membri o simpatizzanti di CL. Quando fui invitato la prima volta, nel 2003, sapevo che sarebbe stato interessante perché molti dei miei amici italiani mi dicevano “Come fai ad accettare di andare a quel Meeting?”, organizzato da quella gente. E poi subito: “Come si fa ad essere invitati?”

Qui di seguito, quindi, alcuni dei fattori di questo successo.

1. Immaginatevi la fiera annuale dell’automobile al Javits Center a New York o la famosa fiera della tecnologia, COMDEX, di Las Vegas: stand, esposizioni, hostess e ospiti, e migliaia e migliaia di persone che si accalcano attorno. Abbastanza già visto, ma ora arriva la sorprendente differenza: il tema dominante a Rimini è…la cultura.

E la mia nozione di cultura è del tutto cattolica, non Cattolica: dal jazz alla scienza, all’arte, dall’accademica a quella più popolare. Una mostra su Beethoven accanto a una sulla cucina regionale. Immaginate ora grandi sale con 5000 persone davanti a un palco che ascoltano. Non un cantante, ma una tavola rotonda su un libro! (E il libro non è uno di Harry Potter). Ora, immaginatevi cinque o dieci di questi “incontri” che hanno luogo contemporaneamente. Ma non si tratta della Geographical Society o della assemblea annuale dei cardiologi con orde di “specialisti”. Lo “Spirito” (Geist) del Meeting è definito anche dal grande numero di famiglie e di bambini. Rimini è Il Popolo, Rimini è la Società Civile.

La libreria è molto grande ed è affollata in ogni momento della giornata, e non è piena di manifesti e ammennicoli vari: solo libri. E poi, naturalmente la musica, dalla classica, al jazz, al pop. E danza, teatro, sport. Una combinazione unica, un avvenimento che quadra il cerchio: allo stesso tempo nobilitante e divertente, piacevole, arricchente. A Rimini, uno scrittore, un poeta o un intellettuale possono attirare più pubblico di un famoso politico (ma, ho il dubbio, non di un giocatore di calcio…). A Rimini la celebrità è la Mente, l’anima, lo spirito umano in tutte le sue grandi potenzialità.

2. Ora qui vado dal carattere cattolico a quello Cattolico del Meeting, che è organizzato da una organizzazione molto, molto, molto Cattolica, Comunione e Liberazione, la più Cattolica che si possa avere. Eppure, vi è nel Meeting qualcosa di sorprendentemente irriverente, aperto, pluralista, un’apertura e un pluralismo cui ho assistito più volte e sperimentato io stesso. Io, ebreo osservante, mi sono sentito del tutto ben accolto e a mio agio, ma nello stesso modo si sono trovati i miei compagni di discussione, un ateo altrettanto ortodosso, un comunista altrettanto osservante, e via dicendo. (Non fraintendetemi: i molti tiepidi cattolici, ebrei, comunisti e vegetariani, la maggior parte di noi cioè, sono ugualmente benvenuti…). Uno non viene semplicemente ascoltato con rispetto, ma viene rispettato attraverso un confronto, a volte deciso, ma sempre cortese e amichevole, una forma più alta di rispetto. Vi è una piacevole assenza di Political Correctness, e solo una correttezza di vecchio stile, gentilezza, buona educazione e impegno.

3. Al cuore del Meeting, che aleggia ovunque, in un modo o nell’altro, la chiave del suo successo, è lo spirito di Giussani. Forse tre aspetti risaltano in questo senso.

Primo, ho letto quanto c’era da leggere riguardo a Comunione e Liberazione, ma al Meeting ne ho fatto esperienza. Ora, è difficile riassumere o dare un punto di sintesi senza divenire triviali. Dopo tutto, è un movimento complesso, ispirato da una persona veramente profonda e, molto probabilmente, santa, Giussani. Ci sono alcune cose, però, che sono assolutamente semplici. Per esempio, questo rispetto autentico per l’altro, senza nemmeno un sentore di relativismo; un impegno reale nella ricerca della verità, e la certezza che c’è la verità e che uno può cercarla, e che uno può anche dire con rispetto: “Ed è per questo che non sono d’accordo con te”. E il suo attuale maestro, Don Julian Carron è un Giosuè perfetto per il Mosè Giussani.

Secondo, ciò che si trova allorché ci si addentri in argomenti religiosi – ed uno lo fa se lo vuole – è la nozione, degna di riguardo, secondo cui la santità non è qualcosa che ti lasci alle spalle una volta usciti da messa la Domenica. Qui non si parla di persone che cantano Hare Krishna o che altrimenti si ritirano dal mondo. Al contrario. La santità si trova nella vita d’ogni giorno, dato che è nella vita d’ogni giorno, nell’industria, nel commercio, nel diritto, nella medicina, che c’è spazio per la grazia che porta alla santità, al cuore della ricerca quotidiana. Questo è molto caratteristico di Giussani, questo è molto caratteristico di Comunione e Liberazione, e questa è una delle cose che si avvertono animare lo spirito del Meeting.

La terza cosa è l’insistenza di Giussani sulla presenza, una delle sue parole chiave. Negli Stati Uniti, molto spesso, la linea tra religione e politica è sfumata. In altre parole, quando il religioso si mostra nella sfera pubblica, è un evento politico, e finisce immediatamente tradotto in argomenti relativi alla politica. Credo che CL abbia avuto nella sua storia una tale fase. Ma Giussani, specialmente nella seconda fase della sua vita, affermò molto insistentemente che la svolta verso la politica non può essere la cosa più importante. La cosa centrale è la presenza. Chiaramente molti dei lettori che sono cristiani o cattolici capiscono cos’egli intende con presenza. Per Giussani, se l’ho compreso correttamente, e lo dico con umiltà, la presenza non si limita solamente all’Eucarestia. Deve trattarsi di un senso animato della vita e dell’esistenza di ciascuno, in un modo che trascende la politica. Anche chi non è cristiano, anche la gente di mondo e i laicisti possono sentire questa sfida, e questo spiega anche parte del successo del Meeting.

4. Infine, un piccolo aneddoto: recentemente ho visitato il palazzo dell’Ambasciata italiana di Washington, e mi sono ricordato che il giorno prima era la Festa nazionale dell’Italia. Ovviamente c’era una grande festa per festeggiare la ricorrenza. Ho chiesto a un amico chi partecipava alla festa. «Com’era?» La sua risposta è stata: «Molto italiana: ottimo cibo e un gran casino» (in italiano e in corsivo nell’originale, n.d.t.). In tal senso il Meeting è davvero non-italiano. È organizzato meravigliosamente dall’inizio alla fine! Questa incredibile organizzazione è dovuta ai volontari che per settimane e mesi sopprimono i loro ego e lavorano per qualcosa che non riguarda direttamente loro o la loro immediata gratificazione. A questo è dovuto in gran parte la meraviglia organizzativa che è, anche, il Meeting.

In che modo il Meeting mi colpisce? In miriadi di modi. Ha rafforzato il mio amore per l’Italia – di cui è evidente il meglio al Meeting, un amore che è prende forma dalla profonda umanità e tolleranza dell’Italia, un amore che è appassionato e duraturo (e che chiaramente mi definisce come non-Italiano. Nessun italiano ama l’Italia nella maniera semplificata e acritica che mi caratterizza…). Il mio rispetto per Comunione e Liberazione si è approfondito a dispetto di coloro che la denigrano sulla base di dicerie e pregiudizi, di memorie e leggende degli anni 60’, imprigionati in una visione cristofobica del mondo del Noi contro Loro. Infine, al Meeting si è accentuata la mia coscienza di essere peccatore in questo mondo, e la mia determinazione, anche se manchevole, ad aderire con tutta la mia forza al patto eterno tra Dio e il suo Popolo Eletto.

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