SPILLO/ Perché (ora) il Financial Times promuove Salvini?

- Nicola Berti

Un reportage del quotidiano della City indaga come mai gli abitanti di una delle regioni più povere del Sud Italia, abbia voltato le spalle in massa a Pd e M5s

saviano sofri salvini
Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini (LaPresse)

I media italiani continuano nella loro momentanea disaffezione per il Financial Times, ma non è così difficile comprenderne le ragioni. Dopo la sonora bocciatura (peraltro postuma) ai premier-economisti Romano Prodi e Mario Monti da parte della grande firma tedesco-britannica Wolfgang Munchau, dal quotidiano della City è giunto l’ennesimo occhio d’attenzione al vicepremier (non economista) Matteo Salvini.

Anche nel weekend – nel format Brussels Briefing – è rimasto in evidenza un “grafico del giorno” sotto il titolo lievemente ironico “Salvini The Saviour, il Salvatore”. Il chart a istogrammi era elementare: il Pil pro-capite delle regioni italiane nel 2017. Prima la Lombardia, a seguire: Emilia-Romagna, Veneto, Liguria, Toscana e Piemonte al di sopra della media nazionale. Penultima e ultima: Sicilia e Calabria. E quello che ha interessato Davide Ghiglione, giornalista della redazione di Roma di FT in missione in Sicilia, è stato appunto “il comportamento dei votanti nelle regioni più povere del Sud Italia, che hanno voltato le spalle al centrosinistra e al Movimento 5 Stelle e si sono indirizzati in massa (“come un gregge” in traduzione letterale), verso l’antico partito separatista del Nord”.

Il reportage – molto ricco di dati, impressioni e testimonianze – è stato pubblicato da FT giovedì 4 luglio: quattro giorni dopo lo sbarco “pirata” della Sea Watch 3 a Lampedusa, un giorno dopo la cancellazione della procedura d’infrazione Ue all’Italia e dell’elezione di David Sassoli (Pd-Pse) al vertice dell’europarlamento (con, al momento, un programma in un solo punto: “Rivedere gli accordi di Dublino sui migranti”).

Nel fine settimana – intanto – su Repubblica (“Forza Capitana”) è infuriato il confronto interno fra l’ex leader Matteo Renzi e l’ex premier Paolo Gentiloni, con il primo a recriminare sull’abbandono di una linea di accoglienza migratoria “senza se e senza ma”, senza neppure l’intervento regolatorio dell’allora ministro Pd dell’Interno, Marco Minniti. Ma nei resoconti o nei collage di foto dal porto di Lampedusa o da bordo delle navi della Ong, nessuno – non solo sul quotidiano diretto da Carlo Verdelli – si è sentito stimolato a interrogare le immediate retrovie. Lo ha fatto FT. Che però – stavolta, ancora una volta – nessuno ha ripreso.

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