SPILLO/ Quando l’Italia dei poteri forti tifava Olanda contro Bankitalia

- Nicola Berti

Nel 2005, l’establishment italiano si schierò compatto dietro la commissaria olandese all’Antitrust Neelie Kroes contro il Governatore Antonio Fazio

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La sede di Banca d'Italia (LaPresse)

C’e’molta cancel culture anche nel neo-sovranismo d’occasione dell’Italia di Giuseppe Conte and friends contro l’Olanda di Mark Rutte. Appena quindici anni fa agli Europei dei Poteri Forti, molta Italia – a cominciare da molti Conte’s friends odierni – tifava invece Olanda contro la Banca d’Italia. Un tifo ultra – violento e personale contro il governatore Antonio Fazio – guidato da Romano Prodi, da poco ex presidente della Commissione Ue, e Mario Monti, da poco ex commissario Antitrust a Bruxelles.

Entrambi sono oggi in corsa per il Quirinale e ambedue, nell’estate 2005, erano fra i più accaniti a incitare ogni giorno Neelie Kroes – erede olandese di Monti all’Ue – nella crociata a favore dell’Opa dell’olandese Abn Amro sull’italiana Antonveneta. Vi si opponeva la Banca d’Italia di Fazio, euroscettico e da sempre diffidente della globalizzazione finanziaria, giunta infine ad assediare dalla City di Londra sia Antonveneta che Bnl, assalita dallo spagnolo Bbva. Ma i veri o presunti “peccati mortali” – sulle pagine del Financial Times come su quelli dei grandi media controllati dal capitalismo finanziario italiano – erano tutti e solo quelli di Fazio: a cominciare dalle sue “relazioni pericolose” con Giampiero Fiorani, leader della Popolare di Lodi. Che invece Kroes avesse già all’ingresso in Commissione Ue un curriculum chiacchierato non interessava a nessuno o quasi (i suoi precedenti incarichi presso grandi multinazionali probabilmente non avrebbero superato il vaglio dell’europarlamento nel 2019). Soltanto nel 2016, comunque, lo scandalo Panama Papers rivelò che la politica olandese fin dal 2000 era amministratrice di una holding nel paradiso fiscale delle Bahamas. Nel 2005 Kroes era invece solo la Grande Sorella Europea: l’Agente a Bruxelles che alla fine strappò AntonVeneta e Bnl all’Italia (e protesse nel frattempo anche Rcs dai “barbari” italiani).

Stabilì una volta per tutte, l’Antitrust orange, chi – fra Londra-Bruxelles e Milano-Roma – decideva fra politica e mercati. Affermò che il sovranismo “di mercato” anglo-olandese aveva ogni diritto su sovranismo “di Stato” italiano. E questo con il tacito assenso dei sovranismi francese e tedesco e fra gli applausi scroscianti degli anti-sovranisti italiani. Fra i quali si schierarono naturalmente in primi fila i magistrati inquirenti e giudicanti di Milano e Roma: pronti a indagini celeri e condanne esemplari di Fazio. Ma non prima che l’ex governatore Carlo Azeglio Ciampi, asceso al Quirinale, officiasse la cacciata disonorevole del suo stesso successore in via Nazionale, a favore della chiamata – altrettanto esemplare – di Mario Draghi direttamente dalla Goldman Sachs.

Due anni dopo si scoprì che Abn Amro navigava in realtà in pessime acque: già prima del crack e della nazionalizzazione del 2008, un tentativo di salvataggio rispedì AntonVeneta dall’Olanda in Italia passando per la Spagna. Finì a Mps: provocando l’unico vero fallimento bancario italiano. Una specialità olandese per eccellenza, i dissesti creditizi: oltre ad Abn, anche Fortis e Ing non hanno saputo evitare salvataggi di Stato dopo il 2008. Ma si è mai udita Bruxelles eccepire? Neppure ad Amsterdam d’altronde, si sognerebbero mai di invocare un “governo Ursula”. Semmai l’Olanda si è preoccupata, nel luglio di un anno fa, di piazzare un socialista perdente in patria e in Europa come Frans Timmermans nella casella di vicepresidente vicario di Ursula von der Leyen: accettando volentieri l’appoggio (interessato) del Premier italiano Conte.

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