SPY FINANZA/ Le nuove tracce del Big reset nel caos di logistica e porti

- Mauro Bottarelli

Il no al green pass dei portuali rischia di portare al caos un sistema che deve già fare i conti con i colli di bottiglia sulla supply chain

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Fronte del porto. In effetti, l’immagine è di quelle che lasciano il segno: di fronte all’ipotesi di un blocco dei terminal dell’hub marittimo di Trieste, già dichiaratamente annunciata dai lavoratori (e nonostante la Cgil), il Governo ha inserito la retromarcia. In fretta e furia: le imprese valutino l’ipotesi di pagare i tamponi ai portuali. D’altronde, il 15 ottobre è ormai alle porte. D’altronde, i camalli sono storicamente categoria con cui è meglio non scherzare. D’altronde, questo grafico parla da solo: il lasso di tempo che sul mercato intercorre fra ordinazione e ricezione fisica di microchip per le aziende a livello globale è appena salito al record assoluto di 21,7 settimane. Non giorni, settimane. Significa rivoluzionare totalmente i tempi, i modi e gli output. Significa che i colli di bottiglia sulla supply chain stanno dando vita a una seconda rivoluzione industriale.

Meglio prenderne atto, perché scorrerà il sangue. Inutile prendersi in giro, il long Covid non riguarda soltanto i sintomi e le conseguenze perduranti in chi ha superato la malattia, bensì anche l’economia. Dopo la pandemia, nulla sarà più come prima. Nulla. E forse, una bella e simbolica Norimberga ora ci starebbe proprio bene. Chi mettere sul banco degli imputati? Gli stessi personaggi che fino a ieri erano dipinti come i salvatori del mondo: i banchieri centrali.

Questa seconda immagine arriva dritta dritta dal sondaggio mensile della Fed di New York relativo al mese di settembre, quindi un documento ufficiale. E rappresenta un atto d’accusa chiaro, lampante: le aspettative inflazionistiche a un anno negli Usa hanno appena toccato il record storico del 5,31%, in ulteriore aumento dal già degno di primato 5,18% di agosto. Siamo all’undicesimo mese di fila di aumento e al consolidamento di una serie storica da record da quando viene tracciato il dato dalla Banca centrale Usa, ovvero dal 2013.

E attenzione a leggere bene quel dato: quel 5,3% rappresenta il dato medio, mentre la parte più alta del cosiddetto dispersion range che fa riferimento alla percentuale di rispondenti 25%/75% parla già oggi di un 8,7%! E questo a cosa porta, conseguentemente? Un 25% rimanente di rispondenti pensa quindi che da qui a un anno il tasso di inflazione negli Stati Uniti sarà addirittura a doppia cifra. Non doveva essere un fenomeno transitorio?

Signori, sta cambiando tutto. E nemmeno ce ne accorgiamo. Fra 24 ore, si rischia il caos. Le hanno cercate e provate tutte per intorbidire le acque, arrivando al capolavoro fra il dadaista e il surreale di un assalto alla Cgil annunciato un’ora prima dal palco di piazza del Popolo e senza che il Viminale muovesse mezzo Defender per arginare il rischio di assalto. L’ho detto e lo ripeto, l’odore di dèjà vu rispetto al 20 luglio 2001 al G8 di Genova si sta facendo – giorno dopo giorno – sempre più tossico e insopportabile. All’epoca furono i black bloc a essere lasciati liberi di devastare per garantire l’alibi alla repressione sistematica, oggi sono quattro teppisti da stadio venduti all’opinione pubblica come le nuove SA. Quell’immagine relativa ai tempi di attesa dei microchip è di fatto la ragione che sta alla base della deroga del Governo verso i lavoratori portuali: la logistica va preservata dal rischio di sciopero o sickouts, le assenze per malattia di massa. Altrimenti, il 6% del Pil resterà tale solo nei sogni proibiti del ministro Brunetta. Lo stesso Fmi ha messo tutti in guardia: attenzione Banche centrali, l’inflazione sta diventando un problema serio. Tradotto, ancora un po’ di pazienza poi occorrerà alzare i tassi. Con buona pace di chi dice che il debito non esiste e i soldi per finanziarlo si stampano liberamente, solo schiacciando un pulsante.

Capite la quantità di balle criminali a livello economico che vi hanno spacciato da un anno e mezzo a questa parte, utilizzando il Covid come alibi per fare deficit allegro e ammansendo il parco buoi con i ristori e i sussidi? Nel frattempo, Borse alle stelle. Dividendi staccati. Bonus da favola. E un ciclico accavallarsi di bolle, una dopo l’altra: dalle Spac ai vaccini, dal debito junk con rendimento da investment grade ai buybacks sistemici. E ora? Ora c’è il redde rationem che bussa alle porte, altro che Evergrande e Lehman cinese. A causa di quella crisi dei microchip, Apple martedì ha annunciato il taglio della produzione di iPhone. Dopo che solo a luglio aveva promesso al mercato un aumento del 20% entro fine anno. Il settore automotive, poi, sta letteralmente sprofondando. E piano piano, toccherà a tutti i comparti. Perché quei semi-conduttori sono il Sacro Graal del vivere moderno, servono a produrre tutto, dall’elettrodomestico allo smartphone, dal pc all’automobile.

Cosa accadrebbe se i lavoratori di trasporti e logistica decidessero di dire un no collettivo all’obbligo vaccinale? Il mondo sprofonderebbe nel caos. E l’economia sarebbe costretta a ristrutturazioni di massa. Radicali. Degne di una seconda rivoluzione industriale, appunto. Dopo l’orgia di profitti della globalizzazione e la sua spinta distruttiva negli equilibri del commercio mondiale (rileggete oggi cosa diceva nei primi anni 2000 il professor Giulio Tremonti, al riguardo). E se qualcuno quel caos lo cercasse, lo volesse, lo avesse preparato a tavolino, utilizzando la pandemia come detonatore? Di colpo, un nuovo ordine economico sarebbe alle porte. Un reset totale. Il vero big reset.

Attenzione, perché da domani rischia davvero di cambiare tutto. E occorre stare attentissimi a due pericoli: gli agenti provocatori e i cavalli di Troia. Perché la semina di specchietti per allodole, negli ultimi 18 mesi, è stata da record. E le agende parallele, ormai, sono programmi di governo. A livello globale.

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