SPY FINANZA/ Se Bosch e Marelli fanno venire a galla la verità sul Pil dell’Italia

- Mauro Bottarelli

Il Paese è a pezzi, altro che Pil al 6%. Il disvelamento della verità economica dell’Italia è cominciato dai casi Bosch e Marelli

Operaia Mascherina Lapresse1280 640x300
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Mentre il Paese rimaneva ostaggio dell’indecoroso spettacolo in atto da giorni alla Camera e nei suoi dintorni, alcune notizie sono strumentalmente passate sotto silenzio. Altre invece hanno goduto di grande enfasi. Sicuri che la logica con cui sono state scelte, comunicate od omesse risponda unicamente a linee editoriali, basate sulla reale importanza dei fatti e non rispondenti a una strategia meno nobile?

D’altronde, siamo dentro un enorme Matrix, penso che ormai lo abbiamo capito tutti. Altrimenti uno si porrebbe alcune domande, semplici semplici. Come mai, ad esempio, tutti i mezzi di informazione ieri hanno rilanciato con toni trionfalistici l’ok dell’Ema, l’Ente europeo del farmaco, alla pillola di Pfizer contro il Covid, il Paxlovid, senza soffermarsi troppo su effetti collaterali e interazioni pericolose con altri farmaci, oltretutto di uso comunissimo fra i cittadini? Ve lo dice questo pdf, un documento che più ufficiale non si può, visto che è il bugiardino del farmaco in questione pubblicato dalla FDA americana sotto forma di comunicato stampa, in ottemperanza agli obblighi federali di trasparenza. Io non sono un medico ma ne conosco molti, sia per rapporto personale che per necessità. Ho chiesto a loro di giudicare. Mi sono bastate le facce, le stesse mostratemi con imbarazzo quando ho chiesto loro di essere schietti e sinceri nel dirmi quanti rischi correvo vaccinandomi. Perché a parte il fatto che la FDA americana ha sconsigliato a prescindere l’utilizzo del Paxlovid a chi soffre di patologie renali o epatiche, è la lista dei possibili effetti collaterali in caso di assunzione con altri farmaci a risultare un pochino troppo lunga. E decisamente allarmante, poiché le interazioni non solo riguardano categorie diffusissime come i prodotti contro il colesterolo alto, gli anti-coagulanti e gli anti-depressivi, ma le conseguenze dell’assunzione congiunta con il Paxlovid vengono definite potenzialmente letali dallo stesso ente di controllo e certificazione statunitense. Non ho sentito un solo tg fare menzione di tutto ciò. Nemmeno in un passaggio, nemmeno in un accenno, nemmeno nel minimo sindacale di invito a informarsi bene dal proprio medico (beato chi ce l’ha ancora, tra l’altro) prima di lanciarsi nell’utilizzo dell’ultimo rimedio miracoloso contro la pandemia infinita.

Quelli che parlano bene e danno vita a compagne di debunking, ovvero presunto disvelamento di bufale e fake news, i cacciatori di complottisti al servizio della scienza, cosa hanno da dire al riguardo? E l’Ordine dei giornalisti non ha nulla da obiettare rispetto a questo tipo di informazione unidirezionale, pericolosamente omissiva e parziale e decisamente sbilanciata verso la sottovalutazione? Strano.

In compenso, ci sono altri ambiti in cui si può festeggiare. Ecco, magari non quello della mitica economia reale. Perché mentre a Roma si trastullavano votando Sergio Mattarella come Presidente e alternandone il nome a quello di Terence Hill, due giganti come Bosch e Marelli annunciavano rispettivamente 700 esuberi su 1.700 occupati nello stabilimento di Bari entro i prossimi cinque anni e 550 entro giugno su 4.661 non addetti alla produzione, circa il 12%. Ovvero, quadri e impiegati, i cosiddetti indiretti. Le ragioni? Sempre le solite. Crisi dei microchip e aumento dei costi legati all’energia.

E attenzione, lungi dal sottoscritto lanciare accuse con toni da operaismo d’accatto. Leggete infatti queste parole: «La transizione verso l’auto elettrica ha avuto un’accelerazione troppo repentina, che sta schiacciando tutta l’industria automobilistica. La difficile prospettiva rappresentata da Bosch a Bari è conseguenza di questa veloce trasformazione del mercato e di politiche europee drastiche, che penalizzano l’Italia più di altri Paesi, perché l’Italia è la seconda realtà manifatturiera d’Europa…». E ancora: «Questo non significa che dobbiamo arrenderci alla storia ma dobbiamo attrezzarci per cavalcare il cambiamento. La Bosch infatti sta facendo la sua parte. In soli 4 anni ha messo a punto ben 7 nuovi prodotti ed è pronta a intraprendere una coraggiosa riconversione. Per sostenere questa sfida, però, la Bosch deve poter contare su politiche industriali adeguate». È il commento del presidente di Confindustria Bari e Puglia, Sergio Fontana.

Ora, il ministro Giorgetti ha reso noto che sia nel caso della Bosch che della Marelli, «il Mise ha immediatamente avviato un monitoraggio costante», ma qui ormai la situazione sta precipitando. C’è poco da monitorare, c’è da mettersi il casco e allacciare le cinture di sicurezza in vista dello schianto. Certo, è confortante come almeno il disvelamento della verità economica del Paese abbia portato come effetto collaterale positivo la sparizione dai tg del ministro Brunetta e del suo ghigno degno di miglior causa. Ma forse è il caso che tutti quanti ci rendiamo conto dell’enorme bolla di fanta-politica economica in cui viviamo da trimestri: il Paese è a pezzi, altro che Pil al 6%. Fatta la tara a quell’enorme ricorso al credito d’imposta di massa che è il superbonus, resta il nulla. Anzi, l’avanzata del deserto produttivo che la crisi dei prezzi dell’energia sta accelerando in maniera spaventosa.

In compenso, il 25 marzo torneranno in piazza per uno nuovo sciopero generale per il clima quelli dei FridaysForFuture, ovvero i mandanti morali della distruzione di migliaia di posti di lavoro e i corresponsabili per le nostre bollette alle stelle. Greta Thunberg andrebbe arrestata e processata di fronte a un sempre meno rinviabile Tribunale dell’Aja del buonsenso, perché è ora di finirla con le ossessioni politicamente corrette di élites liberal felicissime di fare profitti con il greenwashing e che stanno in questo modo distruggendo interi tessuti produttivi e alimentando processi di ristrutturazione socialmente devastanti. Ma tranquilli, certe cose al tg o sulla stampa autorevole non le leggerete. Non sta bene, occorre essere politicamente corretti e ambientalmente sostenibili. Viva i transgender e i pinguini, abbasso gli operai (magari pure di destra)! E ora, attenzione, anche dirigenti e impiegati. I quadri, i colletti bianchi.

In compenso, leggerete dell’ultima sparata di Joe Biden: in una telefonata al Presidente ucraino, lo ha invitato a non sottovalutare il rischio concreto di un’invasione russa del suo Paese in febbraio. Capito, ci crede più Biden che Zelensky! E per forza che ci crede, il perché ce lo mostrano questi tre grafici: se infatti l’ultimo sondaggio condotto da NBC News mostra plasticamente cosa stia già facendo l’inflazione al potere d’acquisto e ai redditi dei cittadini statunitensi, ecco che le altre due immagini appaiono rivelatrici.

Più crolla ai minimi storici l’apprezzamento del Presidente fra l’opinione pubblica, più magicamente l’Ucraina impazza nelle news. Il risultato? L’altro giorno, quando giustamente gli imprenditori italiani discutevano di gas con Putin e gli Usa consegnavano al ministero degli Esteri russo la risposta farsa alle richieste sull’allargamento a Est della Nato, il gradimento di Joe Biden scendeva sotto quello di Donald Trump! Capito perché serve giocare al Dottor Stranamore con Kiev? E capite perché Vladimir Putin non sta facendo una piega, proseguendo tranquillo la sua politica di appeseament verso l’Europa? Ma soprattutto, sapete perché sempre ieri Joe Biden ha disvelato al mondo il grado di vassallaggio che rivendica sull’Europa, sostituendosi al Governo tedesco e annunciando come, in caso di invasione russa, il progetto Nord Stream 2 verrà abbandonato per sempre? Perché il giorno precedente, la società svizzera che gestisce Nord Stream 2 ha registrato una sussidiaria in Germania. È nata la Gas for Europe GMBH, entità di diritto tedesco che manda in soffitta tutti gli alibi pretestuosi che lo scorso novembre avevano permesso al governo di Berlino di congelare le concessioni operative per la pipeline. Ora la società domiciliata a Schwerin non è più riconducibile a uno Stato estero, quindi la legge tedesca sull’Energia che tutela la strategicità del settore è bypassata.

Cosa farà adesso il Governo Scholz, proseguirà con il boicottaggio benedetto da Washington? O forse, ritrovatosi brutalmente di fronte alla scelta fra rischio politico legato all’inflazione e difesa dell’Ucraina, è stato proprio il cancelliere a suggerire la mossa notarile – ma con enormi ricadute geopolitiche ed economiche – compiuta da Nord Stream 2 AG? Attenti, siamo nel pieno di un reset senza precedenti. E stanno tentando un lavaggio del cervello di massa altrettanto epocale.

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