SPY FINANZA/ Soros o Blackrock: chi ha ragione sulla Cina?

- Mauro Bottarelli

Per Soros è bene evitare di investire in Cina, specie nel comparto tech. In realtà appare più sicuro rispetto a quel che avviene negli Stati Uniti

Soros in Europa
George Soros (LaPresse, 2020)

L’ipocrisia è una brutta bestia. E, purtroppo, è più diffusa di quanto si pensi. Il mercato, poi, ormai ne è la patria d’elezione. Lasciamo stare per un attimo il caso Evergrande ma restiamo in Cina: a detta dei grandi guru, occorre fuggire a gambe levate dal Dragone e dai suoi indici in correzione strutturale, a causa delle nuova campagna ideologica di Xi Jinping. Prima Alibaba in nome del colpirne uno per educarne cento, poi l’intero comparto tech che ha bruciato oltre 1.500 miliardi di dollari di capitalizzazione dalla scorsa primavera, poi il tutoring on-line, i videogames banditi come cibo del diavolo che avvelena le menti dei giovani, poi appunto il comparto immobiliare con le sue speculazioni. Infine, novità censoria dell’altro giorno, la chirurgia estetica. Praticamente un’Inquisizione di Stato sul mercato da far rabbrividire Torquemada.

Ovviamente, chiunque creda nel liberismo dovrebbe inorridire di fronte a una prospettiva simile. E, soprattutto, ritenere totalmente insicuro il denaro investitovi. La pensa così, ad esempio, quello stinco di filantropo di George Soros, autore in agosto di un editoriale in tal senso sul Financial Times. Ora guardate questo grafico, il quale mostra la performance del KraneShares CSI China Internet Fund, un ETF che traccia appunto il comparto tecnologico cinese. Quello, di fatto, al centro delle repressione finanziaria di Xi Jinping.

Rispetto al benchmark, una gran bella cavalcata. E infatti, il 27 settembre, un gigante dell’investimento Usa come BlackRock – lo stesso che ha detto di investire forte sull’Italia di Draghi, per capirci – ha annunciato il lancio di un ETF competitor di questo cavallo di razza, iShares MSCI China Multisector Tech ETF, il quale traccerà passivamente un paniere di titoli tech e correlati. Cinesi. Ora, certamente la logica del buy the dip, il comprare sui minimi, è alla base dell’operatività di Borsa. Ma se il mondo libero è certo che all’orizzonte vi sia una nuova, grande rivoluzione comunista nel solco di quella di Mao, la questione si complica: equivale infatti a un suicidio annunciato, alla presa al volo di un coltello che cade dal tavolo. Dal lato della lama. E voi pensate che BlackRock, di fatto il vero governo del mondo, abbia voglia di buttare via i suoi soldi? O forse quel regime che tanto si critica per il mancato rispetto dei diritti umani, per Hong Kong e Taiwan, per le repressioni e l’assenza di trasparenza creditizia, alla fine fa comodo perché è l’inevitabile e ineluttabile motore del mondo?

E a vostro modo di vedere, chi lo ha tramutato in deus ex machina del mercato e dell’economia? Chi gli ha garantito i mezzi per diventare Superman? Troppo facile, ora che Frankenstein ha preso vita e si ribella in punta del suo gigantismo, chiederne il ridimensionamento a innocuo nano da giardino. Senza impulso creditizio cinese, crolla l’impalcatura. Il travelling show del Qe globale, pieno di imbonitori intenti a vendere pozioni magiche che garantiscono ricrescita dei capelli e forza erculea, cesserebbe di imbrogliare la gente a ogni latitudine.

Guardate questo grafico, ci mostra la poco esaltante correlazione fra lo Standard&Poor’s 500 del 1987 e quella odierna: in punta di precedente, all’orizzonte del quarto trimestre di quest’anno ci sarebbe una correzione di circa il 20%.

Certo, è solo statistica. Ma fa riflettere. Perché la Fed, a meno di qualche nuovo effetto Covid che salti fuori dal cilindro come un coniglio, a novembre annuncerà o farà addirittura partire il taper e la Bank of England, stante anche i brillanti risultati del Brexit nell’aggravare la crisi delle forniture (dove sono gli apologeti di quel Churchill in sedicesimi di Boris Johnson, adesso che prega gli stranieri di guidare i camion che riforniscano distributori e supermarket di Sua Maestà?), ha già detto che un’inflazione al 4% non si può reggere e potrebbe portare a un aumento dei tassi più rapido del previsto.

Siamo alla vigilia del caos. Forse controllato. Come quelle esplosioni nei cantieri che abbattono gli scheletri dei palazzi, facendoli afflosciare su stessi come soufflé in una nuvolona di polvere. Senza fare troppi danni circostanti. Ma se tale non fosse? E se la Cina, senza colpo ferire, cominciasse il 2022 potendo rivendicare di aver salvato il mondo, avendo fatto partire un’alluvione di liquidità della Pboc proprio mentre tutto traballava e le Banche centrali del mondo libero giocavano alla pantomima del taper?

I giornali italiani ovviamente non ne hanno parlato, ma lunedì due pezzi da novanta della Fed come i capi delle filiali di Boston e Dallas, Eric Rosengren e Robert Kaplan, hanno comunicato a Jerome Powell le loro dimissioni, il primo dal 30 settembre a causa di problemi di salute che impongono un cambio nello stile di vita e il secondo dall’8 ottobre. E, quantomeno, in punta di verità: «Le recenti polemiche legate all’attività di trading hanno creato uno stato di distrazione che appare inconciliabile con il vitale lavoro richiesto dalla Federal Reserve». Eh già, perché entrambi sono stati beccati con le mani nella marmellata di enormi pacchetti azionari con cui hanno giocato pesantemente al rialzo nel 2020, l’annus horribilis della pandemia ma anche dello stimolo monstre che ha messo le ali a Wall Street. Peccato che entrambi facessero parte del board e partecipassero, con diritto di voto, ai Fomc: si chiama insider trading, volendo essere molto brutali. E questo grafico mostra quale sia stata la performance del portfolio di Kaplan dal 2020 (in basso è scadenzata la timeline) al momento in cui il Wall Street Journal ha posto fine alla festa.

Proprio sicuri che sia la Cina a manipolare terminalmente e strutturalmente il mercato, tanto da consigliare agli investitori esteri – come ha fatto quel gran pezzo di filantropo di George Soros -di fuggire subito a gambe levate da Pechino, prima che la mannaia marxista uccida il libero mercato? Proprio sicuri che non sia paradossalmente più praticabile e sicuro un comparto tech che ha già purgato oltre 1.500 miliardi di eccessi di bolla, rispetto a un Nasdaq che attende solo di esplodere come nel 1999-2000? Me lo chiedo, così per curiosità. Perché BlackRock pare essersi già risposta.

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