Stefano Tacconi/ Strage di Heysel, ex bianconero:”Obbligati a giocare, altrimenti..”

- Michela Colombo

Stefano Tacconi: il suo ricordo della Strage dell’Heysel a 35 anni dal quel dramma cui persero la vita 39 persone. L’ex bianconero rivela: “Obbligati a giocare”.

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Stefano Tacconi allo Juventus Stadium (Lapresse - archivio)

Sono passati 35 anni dalla Strage dell’Heysel, ma per i tifosi, gli appassionati di sport, oltre che per i protagonisti, dentro e fuori dal campo di quel drammatico episodio della storia del calcio, come pure per i familiari delle vittime, il ricordo è indelebile. E certo lo è pure per chi, quel dramma lo ha visto dal rettangolo di gioco dello stadio di Bruxelles, ora rinominato Stadio Re Baldovino, come Stefano Tacconi, all’epoca portiere della Juventus che vinse quella finale della Coppa del Campioni del 1985 contro il Liverpool. E proprio l’ex bianconero oggi ha deciso di raccontare la sua verità, rivelando retroscena drammatici sulla quella notte, che non è possibile dimenticare, ai microfoni di Le Lunatiche, trasmissione di Rai Radio 2. Il racconto è subito drammatico: “Dentro lo spogliatoio c’era un po’ di tutto: chi perdeva sangue, chi era ferito, noi abbiamo prestato i primi soccorsi, prestando anche le scarpe a chi le aveva perse, le tute. Era un’atmosfera surreale. Boniperti aveva detto che non dovevamo giocare, ma poi un generale delle Forze dell’ordine ci impose di giocarla e credo sia stato giusto perché altrimenti sarebbe successo molto di più”.

STEFANO TACCONI RIVELA: “CI HANNO TOLTO IL SOGNO DELLA FINALE”

E proprio sulla decisione di giocare comunque la finale della Coppa Campioni 1985, poi vinta contro il Liverpool, col risultato di 1-0, che negli anni si è spesso accesa violenta polemica: ma allora già i giocatori bianconeri (che pure non erano stati compiutamente aggiornati sulla strage che intanto si era consumata al Settore Z), non volevano scendere campo, ma furono poi obbligati dalle forze dell’ordine. E su questo proprio Tacconi ha aggiunto in radio: “Entrammo in campo molto arrabbiati, perché comunque ci avevano tolto il sogno di quella finale, noi eravamo sicuri di vincere ma ci hanno tolto la gioia di esultare. Capisco le critiche, ma anche qui furono le Forze dell’ordine a chiederci di uscire con la coppa per tenere buoni i tifosi dentro lo stadio. Non dovevano uscire perché gli hooligans non erano stati ancora evacuati’’. Nella Strage dell’Heysel persero la vita 39 persone e i feriti furono più di 600: ma pure si diceva continuare a giocare perchè la situazione non degenerasse ulteriormente. Ma che gioia poteva dare quella coppa? Nessuna: anzi in campo a Bruxelles certo arrivò una delle sconfitte più pesanti per il mondo del calcio.

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