Stidda di Gela: 70 arresti e 35 mln sequestrati/ In manette i “ribelli” della mafia

- Davide Giancristofaro Alberti

Stidda di Gela: 70 arresti e 35 milioni di beni sequestrati. Maxi blitz delle forze dell’ordine in tutta Italia

Polizia a Napoli
Polizia (LaPresse)

La polizia ha inferto un duro colpo alla mafia di Gela nelle scorse ore: 70 le persone arrestate con l’aggiunta di beni sequestrati per un valore di circa 35 milioni di euro. In manette sono finiti gli uomini della cosiddetta “stidda” di Gela. La stidda è un’organizzazione criminale nata negli anni ’80, pastori, ladri e rapinatori, che avevano come obiettivo quello di combattere la mafia ufficiale siciliana, divenendo a loro volta responsabili di azioni criminose: sembrava essere stata debellata e invece era ancora viva e vegeta. Come riferisce l’edizione online di Repubblica, in manetta sono finiti i capi, i gregari, ma anche semplici affiliati della cosca dei Di Giacomo, personaggi che negli ultimi anni avevano di fatto messo le mani sul territorio tramite estorsioni, violenza e traffico di stupefacenti. Durissime le azioni degli stiddari, che spesso e volentieri davano vita a spedizioni punitive nei confronti dei commercianti e degli imprenditori che non volevano pagare il pizzo, e che avevano deciso di denunciare.

STIDDA DI GELA: 70 ARRESTI E 35 MLN SEQUESTRATI

Imponente l’operazione della polizia, con più di 300 uomini impiegati, con l’aggiunta di due elicotteri e di 15 unità cinofile. Arresti eseguiti in tutta Italia, di cui 35 a Gela e altri 15 al nord, nel territorio di Brescia: questi ultimi si erano infiltrati in aziende del settore dell’intermediazione finanziaria, un business molto lucroso per le casse della mafia siciliana. Come riferiscono gli inquirenti, la stidda si era insinuata al nord tramite i “colletti bianchi”, persone in giacca e cravatta che venivano convinti dai mafiosi ad ottenere un guadagno facile dietro azioni ovviamente illegali. “Ci siamo trovati di fronte a un’organizzazione paragonabile all’Ndrangheta – le parole del questore di Francesco Messina, al vertice della Direzione centrale anticrimine della polizia, riportate da Repubblica – per capacità di penetrazione del territorio, ma anche per le attività svolte in Nord Italia”.

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